Presentato questa mattina nel dipartimento di Giurisprudenza in via Pascoli a Perugia il Piano triennale di prevenzione della corruzione 2014/2016 e del Codice di comportamento dei dipendenti dell’Ateneo di Perugia.
In apertura il magnifico rettore Franco Moriconi ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa. “Dobbiamo lavorare – ha detto – per giungere a un’amministrazione ‘amica’, che operi all’insegna della trasparenza, frutto della condivisione e della collegialità, capace di risolvere i problemi prendendosi le sue responsabilità. Ben vengano poi gli strumenti che possono supportare questo processo come la prevenzione della corruzione e il codice di comportamento che, peraltro, dovrebbero già essere in ognuno di noi. Troppe volte, in passato, – ha aggiunto Moriconi – si è avuta la sensazione di un’amministrazione non amica, e questo va superato: ecco allora l’auspicio di aumentare le occasioni di formazione e di aggiornamento per il personale. Non dobbiamo dimenticare che l’Università va bene, se c’è unità di intenti fra corpo docente e componente tecnico-amministrativa”.
Subito dopo sono stati presentati il piano e il codice che indicano settori di rischio corruzione e le strategie per superarle: dal reclutamento del personale alle progressioni di carriera e agli incarichi ai requisiti per partecipare a selezioni, gare, forniture di beni e servizi.
“Questa giornata, trasmessa in diretta streaming per consentire la più ampia partecipazione possibile – ha spiegato Vito Quintaliani, responsabile della prevenzione della corruzione di Ateneo – si rivolge al personale e ai dirigenti che devono collaborare direttamente alla verifica dell’attuazione di questo Piano redatto sulla scorta della normativa nazionale. Il fulcro del Piano è la gestione del rischio, dove abbiamo individuato delle aree e singoli processi che sono stati già valutati, per il 2013, sulla base delle linee guide indicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da queste determinazioni è emerso un valore molto positivo in quanto sono dati che si attestano su un ‘range’ di 4 e di 5 su una scala che prevede 25 come valore massimo di rischio”.

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