Neonato morto a Perugia: ventidue sanitari indagati

Neonato morto a Perugia: ventidue sanitari indagati

Fissata l’autopsia sul piccolo nato nell’ospedale di Foligno

📌 FLASH NEWS – Neonato morto a Perugia dopo il parto a Foligno: la Procura di Perugia ha iscritto 22 sanitari nel registro degli indagati per il decesso del piccolo Pietro. Fissata per sabato l’autopsia per chiarire le cause del trauma dopo il parto.


La Procura della Repubblica di Perugia ha aperto un fascicolo d’inchiesta per fare luce sul decesso del piccolo Pietro, un neonato morto nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Perugia a poche ore dal parto, avvenuto lo scorso 16 settembre 2026 presso la struttura san Giovanni Battista di Foligno. Il magistrato inquirente ha fissato per sabato l’esecuzione dell’esame autoptico al fine di accertare le precise cause della morte e verificare eventuali responsabilità professionali.

La dinamica del parto e le complicazioni cliniche

La gestazione affrontata dalla madre, una donna di 32 anni, non era catalogata come gravidanza a rischio. Durante il parto naturale presso il nosocomio folignate, i sanitari hanno impiegato una ventosa ostetrica per agevolare l’espulsione del feto. A seguito della manovra, sul capo del neonato si è formato un ematoma che ha registrato un progressivo ed anomalo ingrossamento durante le ore di osservazione post-partum. Preso atto del quadro clinico in rapido peggioramento, i medici ne hanno disposto il trasferimento d’urgenza presso il polo ospedaliero di Perugia, dove il bambino è deceduto poco dopo l’arrivo.

L’apertura dell’inchiesta e gli atti della Procura

L’azione penale è scaturita dalla formale denuncia del padre del piccolo, finalizzata a ricostruire la successione degli eventi sanitari. Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti riguardano l’omicidio colposo e la responsabilità colposa in ambito sanitario. Per consentire la nomina di consulenti di parte durante gli accertamenti medico-legali, sono stati iscritti nel registro degli indagati ventidue professionisti della sanità: dodici medici tra ginecologi, pediatri e neonatologi, otto ostetriche e due infermiere. Gli organi inquirenti hanno inoltre disposto il sequestro delle cartelle cliniche.

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