Prescrizioni, allarme sulla presa in carico in Umbria esplode il caso

Prescrizioni, allarme sulla presa in carico in Umbria esplode il caso

Segnalazioni in aumento, a Perugia cresce la tensione istituzionale

I consiglieri regionali della Lega Umbria Enrico Melasecche e Donatella Tesei denunciano una situazione definita “grave e non più sostenibile” riguardo alla mancata presa in carico delle prescrizioni sanitarie da parte del sistema regionale. Le segnalazioni raccolte nelle ultime settimane, spiegano, arrivano soprattutto da cittadini fragili e anziani che si trovano nell’impossibilità di ottenere un appuntamento, anche programmato a mesi o anni di distanza.

Segnalazioni in crescita e verifiche sul territorio

Secondo quanto riferito dai due consiglieri, la criticità sarebbe emersa con forza durante le verifiche effettuate direttamente nelle farmacie umbre, dove molti utenti si sono visti respingere la presa in carico delle prescrizioni per assenza totale di disponibilità nelle agende del servizio sanitario. Una condizione che, sottolineano, sta diventando sistemica e che impedisce ai cittadini di accedere a visite e prestazioni essenziali.

Melasecche e Tesei parlano di un quadro “ampiamente documentato”, composto da testimonianze, riscontri diretti e materiale raccolto nelle ultime settimane. Un insieme di elementi che, a loro giudizio, contraddice la ricostruzione fornita dalla presidente regionale Proietti, accusata di aver minimizzato il problema e di aver respinto la mozione presentata dalla Lega che chiedeva l’applicazione rigorosa delle norme vigenti.

Scontro politico e accuse di scarsa trasparenza

I due consiglieri contestano alla presidente Proietti non solo la gestione del tema, ma anche un atteggiamento definito “chiusura istituzionale”, evidenziando come diversi accessi agli atti non avrebbero ricevuto risposta. Una condotta che, secondo la Lega, ostacolerebbe ogni forma di controllo e contribuirebbe a creare un sistema “opaco e privo di responsabilità”.

La mancata presa in carico delle prescrizioni, spiegano, produce effetti concreti e pesanti: liste d’attesa che appaiono ridotte solo sulla carta, cittadini costretti a ripetere più volte la prenotazione, ricorso crescente alla sanità privata con costi a carico delle famiglie, fino agli spostamenti fuori regione per ottenere una prestazione. Un fenomeno che, ricordano, ha già aggravato la mobilità passiva dell’Umbria, aumentata del 45% nel 2025.

Impatto sui cittadini e ricadute economiche

La Lega sottolinea come la situazione colpisca soprattutto le fasce più fragili della popolazione, costrette a sostenere spese aggiuntive per raggiungere strutture lontane anche centinaia di chilometri. Una condizione che, oltre a rappresentare un disagio personale, comporta un danno economico diretto per la Regione, costretta a rimborsare prestazioni erogate altrove.

Il tema, affermano Melasecche e Tesei, non riguarda solo l’efficienza amministrativa, ma tocca il diritto costituzionale alla salute, che verrebbe compromesso da un sistema incapace di garantire l’accesso alle cure nei tempi previsti dalla legge.

Annunciata una segnalazione agli organi dello Stato

Di fronte alla mancanza di risposte e alla bocciatura della mozione, i due consiglieri annunciano l’intenzione di rivolgersi agli organi dello Stato competenti per la tutela della legalità, chiedendo un intervento che ristabilisca il rispetto delle norme nazionali e regionali.

Nel frattempo invitano i cittadini che si trovano nella stessa situazione a continuare a segnalare i casi, anche in forma riservata, per contribuire alla ricostruzione completa del fenomeno e alla definizione della sua reale portata.

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