La geografia del cuore, a Palazzo Sorbello la musica diventa viaggio tra emozioni e mondi lontani

La geografia del cuore, a Palazzo Sorbello la musica diventa viaggio tra emozioni e mondi lontani

La voce di Elisa Tonelli e la chitarra di Fausto Perticoni protagoniste di un intenso concerto acustico tra jazz, musica d’autore, Brasile e tradizione popolare

di Antonella Valoroso
Una voce e una chitarra per attraversare continenti, epoche, lingue e soprattutto emozioni. È stato un vero e proprio viaggio attraverso la geografia del cuore quello proposto a Palazzo Sorbello venerdì 21 agosto da Elisa Tonelli e Fausto Perticoni, protagonisti del concerto acustico inserito nella rassegna Musica a Palazzo Sorbello, tradizionale appuntamento estivo organizzato dalla Fondazione Ranieri di Sorbello ETS.

Un viaggio musicale costruito senza barriere, nel quale ogni brano è diventato una tappa e ogni melodia un incontro. L’idea del percorso era già racchiusa nel titolo della serata: una geografia non fatta di coordinate, ma di relazioni, ricordi, desideri e stati d’animo.

A guidare il pubblico in questo itinerario è stata la voce di Elisa Tonelli, capace di muoversi con naturalezza tra linguaggi profondamente diversi. Dalle atmosfere del jazz americano di You Don’t Know What Love Is alle raffinatezze della canzone italiana, il concerto ha costruito progressivamente un dialogo tra tradizioni lontane, senza mai perdere la propria intimità.

La poesia di Senza fine di Gino Paoli si è intrecciata con il ritmo di Bésame mucho, ma il percorso si è poi spostato verso il Brasile con Água de beber di Antônio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes. Una parentesi luminosa e calda, che ha trovato un altro punto di incontro con la versione italiana di Bem leve, proposta come Sant’allegria.

Il programma ha offerto un movimento inisterrotto attraverso territori musicali differenti: In cerca di te, Madre de Deus, Sogna fiore mio, fino a Crêuza de mä, omaggio alla straordinaria capacità di Fabrizio De André e Mauro Pagani di trasformare in paesaggio la lingua e la musica. E poi Lucio Dalla con Piazza Grande, il Tema d’amore di Ennio Morricone da Nuovo Cinema Paradiso, Trem das Onze e, quasi come una dichiarazione d’amore alla canzone italiana, Nel blu dipinto di blu.

Un repertorio apparentemente eterogeneo, ma tenuto insieme da un filo preciso: la capacità della musica di raccontare l’essere umano e di creare ponti tra esperienze e sentimenti diversi.

In questo percorso, la formazione ridotta a voce e chitarra ha rappresentato una scelta particolarmente efficace lasciando spazio alla voce di Tonelli, alle sue sfumature e alla sua duttilità interpretativa, mentre la chitarra di Perticoni ha costruito una trama sonora capace di passare dal jazz alla fusion, dalla canzone d’autore alle atmosfere più intimiste.

I protagonisti della serata hanno alle spalle due percorsi artistici diversi ma complementari. Tonelli, diplomata in Canto Jazz al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e in Canto Rinascimentale e Barocco e Direzione di Coro al Conservatorio “G. Briccialdi” di Terni, ha sviluppato nel tempo un linguaggio che mette in dialogo canto lirico, jazz, folk e musica antica. Perticoni, chitarrista e docente umbro, dopo la formazione al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia e gli studi alla Lizard di Fiesole, ha approfondito jazz, fusion e chitarra acustica, coltivando una personale ricerca sulla contaminazione dei linguaggi.

È proprio nell’incontro tra queste esperienze che il concerto ha trovato la propria identità. Una musica apparentemente semplice nella formazione, ma ricca nelle suggestioni, capace di condurre il pubblico dalla malinconia alla leggerezza, dalla memoria alla scoperta, dalle atmosfere del jazz alle sonorità del Mediterraneo e del Sud America.

E alla fine, dopo Nel blu dipinto di blu, è arrivato il bis: Beautiful That Way, il tema di Nicola Piovani per La vita è bella. Una scelta che ha aggiunto un’ultima, intensa tessera al mosaico della serata, riportando la musica al suo significato più universale: raccontare la vita anche attraverso le sue contraddizioni, la fragilità e la bellezza.

A completare l’esperienza, le visite a Palazzo Sorbello e l’aperitivo in terrazza. Una formula che ancora una volta ha permesso di intrecciare patrimonio culturale e musica, trasformando gli spazi storici della dimora in un luogo vivo di incontro. Per una sera, dunque, Palazzo Sorbello è diventato una mappa sentimentale. Una geografia senza confini, nella quale il viaggio più importante non è stato quello da un Paese all’altro, ma quello, più misterioso e universale, dentro le emozioni.

 

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