Idroelettrico, l’Umbria vara il modello pubblico-privato regionale

Idroelettrico, l'Umbria vara il modello pubblico-privato regionale

Preadottato il Ddl per la gestione delle grandi derivazioni

⚡ La Regione Umbria preadotta il Ddl sulle grandi derivazioni idroelettriche. Prevista una società a maggioranza pubblica per gestire le centrali e sostenere decarbonizzazione industriale, sviluppo dei territori e transizione energetica.


La Giunta preadotta il nuovo disegno di legge

La Giunta regionale dell’Umbria ha preadottato il disegno di legge che introduce una nuova disciplina per la gestione delle grandi derivazioni idroelettriche, aprendo la strada alla costituzione di una società a capitale misto pubblico-privato destinata a gestire le concessioni delle centrali idroelettriche regionali.

Il provvedimento è stato illustrato a Terni, nella sede regionale di via Saffi, dalla presidente Stefania Proietti, dall’assessore all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca e dall’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti.

Una società con il controllo pubblico

Il cuore della proposta consiste nell’introduzione dell’articolo 9-bis nella legge regionale 1/2023, che autorizza la costituzione di una società mista incaricata della gestione delle concessioni idroelettriche.

La Regione Umbria deterrà una quota compresa tra il 51 e il 70 per cento, mantenendo così il controllo della governance, mentre la partecipazione privata, tra il 30 e il 49 per cento, sarà individuata attraverso una procedura di gara pubblica per la selezione del socio operativo.

La partecipazione regionale potrà avvenire anche mediante il conferimento del diritto d’uso delle cosiddette opere bagnate, come dighe, canali di adduzione e condotte forzate, che torneranno nella disponibilità della Regione alla scadenza delle attuali concessioni.

Energia per sostenere la decarbonizzazione industriale

Il disegno di legge prevede inoltre la possibilità di riservare quote minoritarie della società a imprese appartenenti ai settori industriali ad alta intensità energetica e con elevate emissioni di CO₂, i cosiddetti comparti hard to abate.

L’obiettivo è utilizzare l’energia idroelettrica come leva per accompagnare la transizione energetica e la decarbonizzazione di siti produttivi strategici, tra cui il polo siderurgico di Acciai Speciali Terni, nel percorso verso gli obiettivi climatici fissati al 2050.

Proietti: “L’Umbria all’avanguardia”

Secondo la presidente Stefania Proietti, il provvedimento colloca l’Umbria tra le regioni più avanzate nella gestione delle infrastrutture energetiche strategiche.

La presidente ha sottolineato che il disegno di legge rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra la struttura regionale e gli organismi tecnici coinvolti, ricordando che l’iter rispetta gli impegni previsti dall’Accordo di programma sottoscritto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Ha inoltre evidenziato come il confronto con i ministeri competenti e con gli uffici europei prosegua costantemente, trattandosi di una materia che coinvolge aspetti legati alla concorrenza e alla normativa energetica dell’Unione europea.

De Luca: “Le acque sono il nostro oro blu”

L’assessore Thomas De Luca ha definito le risorse idriche umbre un patrimonio strategico, sostenendo che la gestione dell’idroelettrico debba tornare sotto un forte controllo pubblico.

Secondo l’assessore, la programmabilità dell’energia prodotta dagli impianti idroelettrici, anche grazie ai sistemi di pompaggio, rappresenta uno strumento fondamentale per sostenere la riconversione energetica dei comparti industriali più complessi.

Ha inoltre evidenziato i possibili benefici per il territorio ternano, richiamando temi come la valorizzazione della Cascata delle Marmore, la gestione del Lago di Piediluco e il ritorno economico delle risorse generate dagli impianti.

De Rebotti: “Impegni rispettati”

L’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti ha ricordato che il percorso nasce dagli impegni assunti all’inizio della legislatura attraverso l’Accordo di programma dedicato ad Acciai Speciali Terni.

Secondo De Rebotti, il modello elaborato costituirà la base del confronto con le organizzazioni sindacali e con tutti i soggetti coinvolti nell’aggiornamento dell’accordo, previsto nelle prossime settimane.

Ritorni economici superiori al modello tradizionale

Secondo le stime illustrate dalla Regione, il modello della società mista garantirebbe risultati economici superiori rispetto all’affidamento tradizionale delle concessioni.

Le valutazioni elaborate dall’advisor RSE indicano infatti un Valore Attuale Netto stimato in 683 milioni di euro nell’arco di trent’anni, con la possibilità di raggiungere 752 milioni nelle configurazioni societarie considerate più favorevoli, a fronte dei 375 milioni stimati attraverso una gara ordinaria.

La Regione prevede inoltre flussi finanziari pari a circa 50 milioni di euro entro il 2030, contro i 25 milioni che deriverebbero esclusivamente dai canoni demaniali nel modello concessorio tradizionale.

Oltre ai canoni previsti dalla normativa, il nuovo sistema consentirebbe all’ente regionale di beneficiare direttamente dei dividendi prodotti dalla società, mantenendo un ruolo stabile nelle scelte strategiche relative alla produzione di energia, all’ammodernamento degli impianti e alla valorizzazione dei territori interessati dalle grandi derivazioni idroelettriche.

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