Thomas Morgan a Umbria Jazz 2026, il contrabbasso ritrova la sua metà

Alla Sala Podiani il contrabbassista americano regala un’esibizione intima e misurata: alle 12.05 basta un abbraccio allo strumento perché tutto torni in equilibrio.

di Antonella Valoroso
Il contrabbasso e il contrabbassista sono come le due metà di una mela. Chi ha fatto studi classici potrebbe anche citare il mito platonico, ma la mela rende meglio l’idea. In tutte le culture. Alle 12.05 Thomas Morgan ha abbracciato il suo strumento e il mondo ha ritrovato la sua armonia. Oggi la sala non è piena. I giornalisti sono seduti. I fotografi sono in piedi o acquattati ai piedi del palco. Finalmente ogni cosa è al suo posto. Almeno per ora. Thomas Morgan accarezza il contrabbasso. Non si ferma mai. Respira con lo strumento. Le corde vibrano e noi con loro.

Alle 12.39 la porta della sala Podiani cigola. Entra un ragazzo dello staff con passo da nazista e fa alzare il collega fotografo dal pavimento. Esce con passo marziale e la porta cigola di nuovo. Poi qualcuno che non sa usare il sistema radio auricolare predisposto per dare ordini a questi soldatini inconsapevoli con la divisa nera squarcia il silenzio e ferisce le mie orecchie. Se questo è il servizio d’ordine stiamo messi proprio male.

Alle 12.47 arriva la prima pausa e il primo applauso. Un applauso timido, perché nessuno vuole disturbare. Un applauso che vuol dire: ci siamo, grazie, vai avanti. Io non applaudo. Sto scrivendo.

Alle 12:51 a qualcuno cade il telefono. Sarà sicuramente un dilettante. Nuovo cigolio della porta. Smettetela!!!

Parte la magia. Il contrabbasso non è più un contrabbasso, ma un quartetto d’archi. Il M° Angelo Cicillini, mi aveva descritto con esattezza il fenomeno un paio di settimane fa, ma dal vivo è tutta un’altra cosa.
Thomas Morgan è timido, ha l’aspetto di un gesuita, si muove con grazia e parla sottovoce.

Mi avvicino mentre ricama autografi per i fan. Prima lo ringrazio per la magia, poi gli chiedo se i rumori molesti lo hanno infastidito. Mi risponde con calma: «Per fortuna ho una grande capacità di concentrazione». Gli chiedo quando lascerà Perugia. Mi risponde: «Parto domani. Prima devo suonare con Bill Frisell». Ci vediamo a Morlacchi. Alle 17.00.

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