Preghiera Laica al Presidente del Consiglio, Pensando a Dante, Paradiso XXXIII

Preghiera Laica al Presidente del Consiglio, Pensando a Dante, Paradiso XXXIII

Per un decreto d’urgenza sugli esami di maturità nell’estate del caldo estremo

di Antonella Valoroso

Onorevole Presidente del Consiglio,

non Le chiediamo un miracolo.

I miracoli appartengono al Cielo.

I decreti appartengono alla Repubblica.

A Lei, oggi, è affidata la responsabilità

di scegliere se la legge

debba servire la realtà

o pretendere che sia la realtà

a piegarsi alla legge.

Guardi Perugia.

Non attraverso un dossier.

Non attraverso una relazione ministeriale.

Venga.

Domani.

Senza cerimonie.

Senza fotografi.

Senza il conforto dell’aria condizionata.

Si sieda per tre ore

in un’aula dove si svolge un esame.

Ascolti il silenzio.

Guardi il sudore

che scende sulla fronte degli studenti,

dei commissari,

del personale della scuola.

Respiri quell’aria ferma

che rende faticoso perfino pensare.

Allora comprenderà

ciò che nessun verbale potrà raccontare.

Presidente,

quando la terra trema,

lo Stato sospende.

Quando l’acqua travolge,

lo Stato sospende.

Quando il caldo mette in pericolo

chi lavora all’aperto,

lo Stato protegge.

Perché allora,

quando quello stesso caldo

entra nelle scuole,

si continua a fare finta

che sia soltanto estate?

Cui prodest?

Quale principio si difende

costringendo migliaia di studenti

a sostenere una prova

contro il termometro

più che contro il foglio bianco?

Gli scritti sono stati svolti.

E questo,

nelle condizioni in cui sono stati affrontati,

vale già come una prova

di preparazione,

di disciplina

e di resistenza.

Anche i commissari

hanno fatto più di quanto fosse ragionevole chiedere.

Hanno vigilato.

Hanno corretto.

Hanno continuato a lavorare

in condizioni che nessuno definirebbe normali.

Ora basta.

Non chiediamo scorciatoie.

Non chiediamo privilegi.

Chiediamo che il buon senso

diventi finalmente norma.

Un decreto d’urgenza.

Che riconosca il lavoro già svolto.

Che concluda questi esami

senza trasformare gli orali

in una prova di sopravvivenza.

Perché la scuola

non deve insegnare

a resistere al caldo.

Deve insegnare

a pensare.

Presidente del Consiglio,

governare significa riconoscere

quando la realtà cambia

prima ancora delle leggi.

Il cambiamento climatico

non è un’opinione.

È già entrato nelle nostre città,

nelle nostre case,

nelle nostre scuole.

La politica

può decidere

se rincorrerlo

o governarlo.

Domani venga a Perugia.

Non Le promettiamo applausi.

Le promettiamo la verità.

Troverà un posto ad attenderLa.

Non quello d’onore.

Quello accanto a una finestra con una finestra bloccata per prevenire i suicidi.

Perché forse entrerà un poco d’aria.

E con essa,

forse,

anche il coraggio

di firmare

il decreto giusto.

Con rispetto.

E con la fiducia

che chi governa sappia riconoscere

quando la forza dello Stato

non consiste nel pretendere

che tutto continui come sempre,

ma nell’avere il coraggio

di cambiare,

quando cambiare

è l’unico modo

per essere giusti.

Non si tratta di «fare la storia».

Ma di pensare «out of the box».

Let’s be future makers.

Le donne lo sono sempre state.

Against all odds.

Scripta manent.

Oppure, come ho già scritto la scorsa notte,

Facciamo un nuovo miracolo metereologico!

Ci segua come Dante ha seguito Virgilio.

Proviamo a infilarci nello «stretto budello»

E andiamo, insieme, «a riveder le stelle»!

Si fida di noi?

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