Per un decreto d’urgenza sugli esami di maturità nell’estate del caldo estremo
di Antonella Valoroso
Onorevole Presidente del Consiglio,
non Le chiediamo un miracolo.
I miracoli appartengono al Cielo.
I decreti appartengono alla Repubblica.
A Lei, oggi, è affidata la responsabilità
di scegliere se la legge
debba servire la realtà
o pretendere che sia la realtà
a piegarsi alla legge.
Guardi Perugia.
Non attraverso un dossier.
Non attraverso una relazione ministeriale.
Venga.
Domani.
Senza cerimonie.
Senza fotografi.
Senza il conforto dell’aria condizionata.
Si sieda per tre ore
in un’aula dove si svolge un esame.
Ascolti il silenzio.
Guardi il sudore
che scende sulla fronte degli studenti,
dei commissari,
del personale della scuola.
Respiri quell’aria ferma
che rende faticoso perfino pensare.
Allora comprenderà
ciò che nessun verbale potrà raccontare.
Presidente,
quando la terra trema,
lo Stato sospende.
Quando l’acqua travolge,
lo Stato sospende.
Quando il caldo mette in pericolo
chi lavora all’aperto,
lo Stato protegge.
Perché allora,
quando quello stesso caldo
entra nelle scuole,
si continua a fare finta
che sia soltanto estate?
Cui prodest?
Quale principio si difende
costringendo migliaia di studenti
a sostenere una prova
contro il termometro
più che contro il foglio bianco?
Gli scritti sono stati svolti.
E questo,
nelle condizioni in cui sono stati affrontati,
vale già come una prova
di preparazione,
di disciplina
e di resistenza.
Anche i commissari
hanno fatto più di quanto fosse ragionevole chiedere.
Hanno vigilato.
Hanno corretto.
Hanno continuato a lavorare
in condizioni che nessuno definirebbe normali.
Ora basta.
Non chiediamo scorciatoie.
Non chiediamo privilegi.
Chiediamo che il buon senso
diventi finalmente norma.
Un decreto d’urgenza.
Che riconosca il lavoro già svolto.
Che concluda questi esami
senza trasformare gli orali
in una prova di sopravvivenza.
Perché la scuola
non deve insegnare
a resistere al caldo.
Deve insegnare
a pensare.
Presidente del Consiglio,
governare significa riconoscere
quando la realtà cambia
prima ancora delle leggi.
Il cambiamento climatico
non è un’opinione.
È già entrato nelle nostre città,
nelle nostre case,
nelle nostre scuole.
La politica
può decidere
se rincorrerlo
o governarlo.
Domani venga a Perugia.
Non Le promettiamo applausi.
Le promettiamo la verità.
Troverà un posto ad attenderLa.
Non quello d’onore.
Quello accanto a una finestra con una finestra bloccata per prevenire i suicidi.
Perché forse entrerà un poco d’aria.
E con essa,
forse,
anche il coraggio
di firmare
il decreto giusto.
Con rispetto.
E con la fiducia
che chi governa sappia riconoscere
quando la forza dello Stato
non consiste nel pretendere
che tutto continui come sempre,
ma nell’avere il coraggio
di cambiare,
quando cambiare
è l’unico modo
per essere giusti.
Non si tratta di «fare la storia».
Ma di pensare «out of the box».
Let’s be future makers.
Le donne lo sono sempre state.
Against all odds.
Scripta manent.
Oppure, come ho già scritto la scorsa notte,
Facciamo un nuovo miracolo metereologico!
Ci segua come Dante ha seguito Virgilio.
Proviamo a infilarci nello «stretto budello»
E andiamo, insieme, «a riveder le stelle»!
Si fida di noi?

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