Avis lancia l’appello da Perugia per salvare il sistema sangue
PERUGIA, 20 aprile 2026 – Il bilancio sociale e operativo del sistema trasfusionale umbro si tinge di tonalità contrastanti, delineando un quadro che il presidente regionale dell’Avis, Enrico Marconi, definisce senza mezzi termini in “chiaroscuro”. Durante la cinquantottesima assemblea annuale svoltasi a Ponte San Giovanni, sono emersi dati che impongono una riflessione profonda sulla tenuta del modello di solidarietà regionale. Nel corso del 2025, il volume complessivo delle sacche raccolte ha subito una flessione sensibile, scivolando dalle quasi 40.000 unità dell’anno precedente a poco più di 39.000. Questo arretramento del 2,26% non è solo un numero statistico, ma il riflesso di una congiuntura complessa dove fattori stagionali, come le pesanti ondate influenzali, si sono intrecciati a criticità strutturali del sistema sanitario. La carenza di organico medico e infermieristico, particolarmente acuta nell’area della Usl Umbria 2, ha infatti costretto alla soppressione di numerose giornate di raccolta, limitando di fatto la possibilità dei cittadini di contribuire alla riserva ematica regionale, come riporta il comunicato di Nicola Torrini – AviNews.
La voragine economica dell’autosufficienza mancata
Il vero nervo scoperto della sanità umbra risiede però nella raccolta del plasma. Mentre per il sangue intero la situazione appare sotto controllo, il comparto della plasmaferesi non ha raggiunto gli obiettivi minimi necessari per garantire l’indipendenza dai mercati esterni. Con soli 11.043 chilogrammi conferiti nel 2025, l’Umbria resta lontana dal target delle 12.000 unità, una distanza che si traduce in un danno economico diretto per le casse pubbliche. La mancata autosufficienza costringe infatti la Regione a sborsare una cifra che oscilla tra uno e due milioni di euro ogni anno per l’acquisto di farmaci plasmaderivati. Questa emorragia finanziaria potrebbe essere arginata attraverso una pianificazione più incisiva e l’ammodernamento delle tecnologie. Avis ha sollecitato con forza l’attivazione dei nuovi separatori cellulari e l’estensione dei punti di prelievo agli ospedali della Media Valle del Tevere e di Castiglione del Lago, territori attualmente sottoutilizzati rispetto al loro potenziale.
Difesa del modello pubblico contro il profitto
Nonostante il lieve calo demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione, l’associazione dimostra una resilienza straordinaria, continuando a rappresentare oltre il 96% del sangue raccolto nel cuore verde d’Italia. Tuttavia, Marconi ha espresso una ferma opposizione verso qualsiasi tentativo di commercializzazione del settore ematico. Il sistema umbro si fonda su pilastri etici di gratuità, anonimato e consapevolezza, un patrimonio umano che non può essere svenduto a soggetti privati o logiche di mercato. La partecipazione all’assemblea di figure istituzionali di primo piano, tra cui la governatrice Stefania Proietti e i vertici della sanità regionale, testimonia la centralità del volontariato nella gestione della salute pubblica. Il dono periodico non è solo un atto sanitario, ma un collante sociale che permette a migliaia di pazienti di ricevere cure essenziali, sostenuto da donne e uomini che offrono il proprio tempo senza chiedere nulla in cambio.
Nuove tecnologie e ostacoli burocratici
Un ulteriore fronte di frizione riguarda l’implementazione della nuova piattaforma informatica per le prenotazioni delle donazioni. Lo strumento, sviluppato con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è finito sotto la lente d’ingrandimento per la mancanza di un confronto preventivo con chi la realtà dei centri di raccolta la vive quotidianamente. Il timore espresso dai volontari è che la prenotazione diretta possa recidere il legame fiduciario tra il donatore e l’associazione, indebolendo quella fidelizzazione necessaria a garantire un afflusso costante e programmato. Inoltre, i limiti tecnici del software impediscono ai nuovi aspiranti donatori di indicare l’appartenenza a una specifica sezione Avis, creando un vuoto organizzativo che rischia di demotivare chi si approccia per la prima volta a questo gesto di civiltà.
Verso un nuovo piano regionale integrato
In risposta alle sollecitazioni, l’amministrazione regionale ha garantito un cambio di passo attraverso la convocazione mensile del Centro regionale sangue per monitorare costantemente le criticità. L’impegno assunto dalla giunta punta a una co-pianificazione reale che superi l’attuale frammentazione delle reti interaziendali, favorendo una gestione più snella e coordinata. La sfida dei prossimi mesi sarà quella di trasformare queste promesse in atti concreti, aumentando la base dei donatori e ottimizzando ogni risorsa disponibile.





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