Era detenuto da più di un anno in Venezuela
La lunga attesa è terminata alle prime luci di lunedì, quando il Ministero degli Esteri ha confermato ufficialmente che il cooperante italiano Alberto Trentini ha finalmente riacquistato la libertà. Dopo un periodo di detenzione durato ben 423 giorni, l’operatore della ong Humanity & Inclusion è uscito dal penitenziario di El Rodeo I, situato nei pressi di Caracas, ponendo fine a un incubo iniziato nel novembre del 2024. Insieme a lui è stato rilasciato anche l’imprenditore torinese Mario Burlò, anch’egli trattenuto dalle autorità venezuelane senza che fossero mai state formulate accuse formali a suo carico.
L’annuncio della Liberazione Trentini è giunto direttamente dal vicepremier Antonio Tajani, il quale ha precisato che entrambi i connazionali si trovano attualmente sotto la protezione dell’ambasciata italiana nella capitale venezuelana. Nonostante il lungo isolamento e le privazioni subite in una struttura carceraria nota per le condizioni critiche, i due sono stati dichiarati in buone condizioni di salute. Un velivolo di Stato è già decollato da Roma per completare il rimpatrio, con l’arrivo previsto sul suolo italiano tra la serata di oggi e la mattinata di martedì.
Il successo dell’operazione è il risultato di un complesso intreccio di manovre diplomatiche e pressioni internazionali. La svolta decisiva si è consumata nella serata di domenica, a seguito di un colloquio tra Tajani e il suo omologo Yvan Gil. Quest’ultimo ha comunicato la decisione della presidenza, guidata da Delcy Rodriguez, di inserire i cittadini italiani in un piano di scarcerazioni più ampio che coinvolge numerosi detenuti stranieri. Questo mutamento di rotta segue una fase di estrema tensione politica in Venezuela, caratterizzata dal cambio al vertice del governo e dalla necessità di Caracas di ristabilire canali di dialogo con l’Occidente.
Il caso di Alberto Trentini è stato per mesi l’emblema della cosiddetta diplomazia degli ostaggi. Arrestato mentre si dirigeva verso Guasdualito per una missione umanitaria a favore di persone con disabilità, il cooperante veneziano era diventato una pedina di scambio politico. Solo recentemente, il governo italiano ha adottato una strategia di apertura pragmatica nei confronti dell’esecutivo di Rodriguez, mossa che ha sbloccato l’impasse negoziale. Fondamentale è stato anche il supporto degli Stati Uniti e l’intercessione della Santa Sede, che hanno mantenuto alta l’attenzione sul dossier durante gli ultimi vertici internazionali.
Le prime testimonianze raccolte dopo l’uscita dal carcere descrivono momenti di profonda commozione. Trentini e Burlò hanno riferito di non aver subito torture fisiche, pur avendo vissuto mesi di estremo stress psicologico e isolamento. La famiglia di Trentini, attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, ha espresso un ringraziamento corale a tutte le istituzioni che hanno lavorato nell’invisibilità per raggiungere questo obiettivo, chiedendo ora il massimo rispetto per la riservatezza di un uomo che deve riprendersi da oltre un anno di sparizione forzata.

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