Crisi idrogeno a Narni, Trilly denuncia rischi sui fondi pubblici

Crisi idrogeno a Narni, Trilly denuncia rischi sui fondi pubblici

Segnalazioni a Regione, Comune, Ateneo e Fiamme Gialle in allerta

L’Associazione Trilly APS accende i riflettori su un nodo che, secondo l’organizzazione, potrebbe trasformarsi in un pesante esborso per la collettività. La realtà che emerge da Nera Montoro, dietro le rassicurazioni ufficiali, è quella di un sistema di finanziamenti che rischia di incepparsi proprio mentre vengono mobilitati oltre 17 milioni di euro destinati alla riconversione industriale e alla ricerca sull’idrogeno. L’associazione ha inviato quattro segnalazioni formali tramite PEC a Regione Umbria, Comune di Narni, Guardia di Finanza e Università degli Studi di Perugia, chiedendo verifiche puntuali e documenti ufficiali.

Secondo Trilly, il quadro finanziario presenta un evidente cortocircuito. Da una parte ci sono i 7,4 milioni del PNRR assegnati alla Sangraf per la trasformazione degli impianti; dall’altra i 10 milioni del “Progetto Bandiera” regionale, fondi MASE destinati all’Università per sviluppare nuove tecnologie legate all’idrogeno. Due binari che, nelle intenzioni, dovrebbero procedere in modo coordinato, ma che oggi appaiono disallineati. La Sangraf, indicata come perno industriale dell’intera operazione, versa in una fase di forte fragilità economica, con la proprietà in progressivo disimpegno e una liquidità che, secondo l’associazione, non garantirebbe stabilità né prospettive operative.

La Presidente Paola Persichetti ha chiesto chiarimenti alla Guardia di Finanza, sollevando un interrogativo che pesa come un macigno: è prudente investire risorse pubbliche in un polo industriale che potrebbe non avere continuità? La domanda, sottolinea Trilly, non riguarda solo la coerenza dei progetti, ma la tutela del denaro dei contribuenti e la credibilità delle strategie regionali sull’idrogeno.

Accanto ai dubbi economici emergono criticità legate alla sicurezza ambientale. Al tavolo del 4 settembre, ricorda l’associazione, le aziende coinvolte avevano promesso l’installazione di una centralina di monitoraggio h24, mai realizzata. Nel frattempo, i Carabinieri Forestali hanno sequestrato 1.000 tonnellate di pneumatici e rifiuti irregolari nell’area adiacente agli impianti. Un contesto già segnato dall’episodio del 31 agosto, quando un incendio mise in difficoltà i Vigili del Fuoco, bloccati per dieci minuti da una sbarra chiusa. Per Trilly, immaginare l’arrivo dell’idrogeno in un sito con tali criticità equivale a ignorare rischi evidenti.

L’associazione ha inoltre rivolto un avvertimento diretto all’Università di Perugia, invitando il Rettore e i delegati a non procedere senza garanzie solide. L’idea di sviluppare un polo scientifico avanzato in un’area che presenta accumuli di rifiuti e problemi strutturali viene definita da Trilly una scelta incompatibile con qualsiasi standard di eccellenza.

Ora l’associazione attende le risposte ufficiali agli accessi agli atti. Per Trilly, la fase delle dichiarazioni pubbliche è conclusa: a parlare, d’ora in avanti, dovranno essere i documenti e le verifiche istituzionali.

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