Pnrr, innovazione e fragilità: il futuro della sanità territoriale
PERUGIA, 6 novembre 2025 – In un’Italia che si confronta con l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di servizi sociosanitari, l’Umbria si trova al centro di un processo di trasformazione profonda. Durante la sessione di “Question time” dell’Assemblea legislativa regionale, il consigliere Nilo Arcudi (Tp-Uc) ha sollevato interrogativi cruciali sullo stato di attuazione del progetto di co-progettazione per l’Assistenza domiciliare integrata (Adi) innovativa, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Un’iniziativa che, nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare un modello pilota per l’intero sistema sanitario regionale, capace di coniugare innovazione tecnologica, integrazione socio-sanitaria e presa in carico personalizzata dei pazienti più fragili. Tuttavia, i ritardi e le incertezze emerse negli ultimi mesi hanno sollevato preoccupazioni sulla reale capacità di attuazione e sostenibilità del progetto.
Nel suo intervento, Arcudi ha chiesto conto delle motivazioni che hanno portato al mancato avvio concreto del progetto, nonostante l’approvazione dell’avviso pubblico da parte della Giunta lo scorso maggio e la successiva ammissione della proposta del Consorzio Umbria Home & Care. Il consigliere ha sollecitato chiarimenti sullo stato delle procedure, sul cronoprogramma aggiornato, sulla drastica riduzione del finanziamento Pnrr da 42 a 16 milioni di euro e sulle misure previste per garantire la continuità del progetto oltre la scadenza di giugno 2026.
“Il rischio – ha sottolineato Arcudi – è che un’iniziativa strategica per la qualità dei servizi domiciliari si trasformi in una sperimentazione effimera, priva di prospettive strutturali e destinata a esaurirsi prima ancora di entrare a regime”.
A rassicurare l’aula è intervenuto l’assessore regionale alla Sanità, Fabio Barcaioli, che ha confermato l’attivazione delle procedure e l’avvio della fase di co-progettazione. “Il tavolo con il Consorzio Umbria Home & Care – ha spiegato – è stato insediato il 21 ottobre, con una seconda riunione il 27 ottobre e un nuovo incontro già programmato per novembre. Non ci sono ritardi nel cronoprogramma”.
Barcaioli ha inoltre precisato che, sulla base dei bisogni espressi dalle aziende sanitarie umbre, sono stati destinati circa 36 milioni di euro per l’assistenza domiciliare fino al 2027, di cui 16,7 milioni provenienti dal Pnrr e 20 milioni dal fondo sanitario indistinto. “L’obiettivo – ha aggiunto – è garantire la continuità anche oltre il 2028, integrando il modello organizzativo innovativo nei servizi territoriali”.
Il progetto di Adi innovativa si inserisce nel più ampio disegno della Missione 6 del Pnrr, che punta a rafforzare l’assistenza territoriale e domiciliare, soprattutto per le persone anziane, croniche e fragili. L’iniziativa prevede l’introduzione di modelli organizzativi moderni, basati sull’integrazione tra servizi sanitari e sociali e sull’impiego di tecnologie digitali per il monitoraggio e l’assistenza a distanza. Un cambio di paradigma che richiede non solo risorse economiche, ma anche una governance condivisa, una formazione adeguata degli operatori e un coinvolgimento attivo del Terzo settore. “Solo attraverso un concorso sinergico di tutti gli attori – ha sottolineato Barcaioli – sarà possibile assicurare il successo del modello e la sua sostenibilità nel tempo”.
Nonostante le rassicurazioni, restano aperte alcune criticità. La riduzione del finanziamento Pnrr da 42 a 16 milioni di euro rappresenta un ostacolo significativo, che rischia di comprimere l’ambizione del progetto. Inoltre, la scadenza del giugno 2026 per la rendicontazione impone tempi stretti per l’attuazione e la valutazione degli interventi.
Arcudi ha espresso preoccupazione per l’assenza di un piano strutturale che garantisca la prosecuzione del progetto oltre la fase sperimentale. “Serve una visione di lungo periodo – ha affermato – capace di assicurare risorse certe e continuità operativa, altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi fatti finora”.
Il contesto demografico dell’Umbria rende ancora più urgente l’attuazione di modelli innovativi di assistenza. Con un’età media tra le più alte d’Italia, la regione si confronta quotidianamente con le difficoltà sanitarie e sociali legate all’invecchiamento della popolazione. L’Adi innovativa rappresenta, in questo senso, una risposta concreta e necessaria per garantire la tenuta del sistema e la dignità delle cure.
Il progetto si propone di superare la frammentazione dei servizi, promuovendo un approccio integrato e personalizzato. La co-progettazione diventa così non solo uno strumento tecnico, ma un metodo culturale per costruire insieme – istituzioni, operatori, cittadini – una sanità più vicina alle persone. La sfida è ambiziosa: trasformare l’assistenza domiciliare in un pilastro del sistema sanitario regionale, capace di rispondere in modo tempestivo, efficace e umano ai bisogni dei più fragili. Un obiettivo che richiede coraggio politico, visione strategica e un impegno condiviso.
Nella sua replica finale, Arcudi ha riconosciuto l’impegno della Giunta, ma ha ribadito la necessità di vigilare sull’attuazione concreta del progetto. “Questo è un tema sentitissimo – ha detto – e riguarda la qualità della vita di migliaia di cittadini. Non possiamo permetterci di fallire”.
Il futuro dell’assistenza domiciliare in Umbria si gioca ora sulla capacità di trasformare le parole in azioni, le intenzioni in risultati. In gioco non c’è solo un progetto, ma la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini.

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