Duomo gremito a Fabriano, dolore e indignazione per una vita spezzata
Una folla silenziosa ha riempito ogni angolo della cattedrale cittadina per l’ultimo saluto a Hekuran Cumani, il ventitreenne di Fabriano morto una settimana fa a Perugia, colpito al cuore durante una lite tra giovani. Il suo volto, ricordato da amici e colleghi come quello di un ragazzo gentile, rispettoso e sempre pronto a tendere la mano, è diventato il simbolo di una comunità ferita e incredula.
Secondo le indagini, l’aggressione è avvenuta nel parcheggio del Dipartimento di Matematica. Una discussione degenerata tra due gruppi ha portato alla tragedia. Un ventunenne è indagato per omicidio, mentre altri tre giovani risultano coinvolti per minacce e possesso di oggetti atti a offendere. Gli inquirenti stanno cercando di colmare le lacune nella ricostruzione, ma emerge l’ipotesi che Hekuran sia intervenuto per proteggere il fratello, rimasto ferito.
Durante l’omelia, don Antonio Ivan Esposito ha parlato di sacrificio e amore fraterno, condannando la violenza e la perdita di valori condivisi. “Ha donato la vita per chi amava”, ha detto, con voce rotta dall’emozione.
Le bandiere del Comune sono state abbassate a mezz’asta. A Senigallia, dove Hekuran aveva lavorato in estate, il ricordo è ancora vivo. “Con lui ti sentivi accolto, mai giudicato”, raccontano gli amici. Il suo modo di essere, aperto e inclusivo, ha lasciato un segno profondo.
Fabriano si stringe attorno alla famiglia Cumani, chiedendo verità e giustizia. Il dolore si mescola all’indignazione per una morte che appare assurda e ingiusta, in un contesto che interroga la società sul senso della convivenza e sul rispetto della vita.

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