Fantoccio del sindaco di Terni: individuate due studentesse

Indagini sul fantoccio del sindaco Bandecchi

Rischiano l’accusa di minacce aggravate, una si scusa

È durato poco più di trentasei ore il mistero del fantoccio con il volto del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, appeso a testa in giù davanti a Palazzo Spada nella serata di sabato 4 ottobre. Gli agenti della Digos hanno identificato le presunte autrici del gesto: due studentesse ternane, una appena diciottenne e l’altra minorenne. Entrambe saranno segnalate alle autorità giudiziarie competenti — la Procura della Repubblica di Terni e quella presso il Tribunale per i Minorenni di Perugia — con l’ipotesi di reato di minacce aggravate.

Le giovani, secondo quanto ricostruito, sono arrivate in auto nella zona di piazza Ridolfi intorno alle 22 di sabato. Dai filmati delle telecamere di sorveglianza si vede il momento in cui appendono il fantoccio davanti al municipio: una tuta monouso riempita di paglia, una foto del primo cittadino e un foglio riportante alcune frasi del brano Rigurgito antifascista dei 99 Posse e Banda Bassotti. Mez’ora più tardi, le due sarebbero tornate sul posto, forse con l’intenzione di rimuovere l’effigie, ma avrebbero rinunciato per la presenza di passanti.

Le immagini di videosorveglianza, insieme al tracciamento dell’auto usata — intestata alla nonna della maggiorenne — hanno permesso di risalire rapidamente all’identità delle ragazze. Convocata in questura, la diciottenne ha ammesso i fatti, confermando il coinvolgimento dell’amica minorenne. Il padre della ragazza, presente all’incontro con la polizia, ha dichiarato di essere pronto a porgere personalmente le proprie scuse al sindaco Bandecchi per l’accaduto.

Gli investigatori della Digos, dopo aver informato le famiglie, hanno definito conclusa l’indagine in meno di due giorni. Secondo quanto trapelato da fonti della questura, non emergerebbero collegamenti diretti con gruppi politici, associazioni o movimenti organizzati. Il gesto, considerato isolato e di iniziativa personale, sarebbe maturato in un contesto legato a discussioni e tensioni sui social.

Diversi testimoni hanno assistito alla scena e qualcuno, come mostrano alcune riprese, si sarebbe persino avvicinato al manichino per scattare fotografie. L’episodio ha suscitato forte disappunto in città e un acceso dibattito sulla libertà di espressione e sui limiti del dissenso politico.

Dopo l’identificazione, uno dei genitori delle giovani ha inviato una lettera al sindaco Bandecchi per chiedere scusa a nome della figlia, riconoscendo la gravità del gesto. Intanto, il primo cittadino ha commentato la vicenda parlando di “mandanti e braccia operative” e annunciando riflessioni più approfondite al suo ritorno in città.

Le due ragazze restano ora al centro delle verifiche della magistratura: la procura di Terni e quella dei minori di Perugia valuteranno se procedere con l’ipotesi di minacce aggravate. L’intervento tempestivo della polizia ha chiuso in tempi rapidi un caso che aveva destato clamore e indignazione, trasformando in poche ore quella che le protagoniste hanno definito “una bravata” in un episodio con potenziali risvolti penali.

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