Tartuficoltura, nuovo manuale pratico a Perugia

Tartuficoltura, nuovo manuale pratico a Perugia

Quarant’anni ricerca sintetizzati in guida tecnica

Un manuale innovativo sulla coltivazione dei tartufi è stato presentato presso l’Università di Perugia, rappresentando il frutto di quattro decenni di studi approfonditi nel settore della tartuficoltura. L’opera, intitolata “La coltivazione pratica dei tartufi”, costituisce una guida completa per operatori e tecnici del comparto.

Il volume è stato illustrato mercoledì 24 settembre nell’aula Magna del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’ateneo perugino. Gli autori dell’opera sono il professor Mattia Bencivenga, già ordinario di Botanica ambientale e applicata, la dottoressa Gabriella Di Massimo e il dottor Matteo Galletti.

La pubblicazione si sviluppa su oltre 180 pagine illustrate, offrendo una panoramica dettagliata delle metodologie per coltivare tutte le varietà di tartufo commercializzabili nel territorio nazionale, secondo quanto stabilito dalla normativa di riferimento 752 del 1985. Il testo abbraccia le principali specie: dal tartufo bianco pregiato al nero pregiato, dal nero d’inverno al moscato, passando per il nero d’estate, l’uncinato, il bianchetto e altre varietà.

Come riportato da AVInews, il professor Bencivenga ha sottolineato come negli ultimi decenni la tartuficoltura abbia compiuto significativi progressi scientifici e colturali. Tuttavia, questi avanzamenti non sono stati completamente assimilati dagli operatori del settore, dove persiste una disomogeneità nelle pratiche di conduzione delle tartufaie.

La ricerca nel campo della tartuficoltura ha radici profonde in Umbria. Il professor Bencivenga ha ricordato come, insieme al collega Bruno Granetti, tra il 1975 e il 1977 iniziarono a interessarsi ai tartufi dopo aver appreso delle prime sperimentazioni francesi nella coltivazione del tartufo nero pregiato. Nel 1980 venne realizzata la prima tartufaia sperimentale a Volperino.

La dottoressa Di Massimo, con una trentennale esperienza nel settore, si è dedicata alla progettazione e gestione di prove pratiche di coltivazione in campo. La sua collaborazione all’opera rappresenta un contributo fondamentale, considerando l’importanza economica del settore per l’Umbria, regione che ospita numerosi impianti coltivati.

Il dottor Galletti, vivaista specializzato nella ricerca di nuove tecniche per il miglioramento della produzione di piante tartufigene, ha evidenziato una sfida particolare: la coltivazione del tartufo bianco. Questa specie, considerata la più pregiata, non è ancora completamente coltivabile, rappresentando la nuova frontiera della ricerca scientifica.

Grazie ai progressi nelle tecniche vivaistiche e all’applicazione della biologia molecolare, si è iniziata la produzione di piante micorrizate con tartufo bianco. Tuttavia, mancano ancora conoscenze complete sulle pratiche agronomiche necessarie per una coltivazione efficace. Per questo motivo sono state realizzate diverse tartufaie sperimentali, con l’obiettivo di definire nei prossimi anni le tecniche colturali ottimali.

La presentazione ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore. Il dottor Moreno Moraldi dell’Accademia italiana scienze forestali ha moderato l’incontro, mentre erano presenti Graziano Antonielli della Regione Umbria e Antonella Brancadoro, direttrice dell’Associazione nazionale Città del tartufo. All’evento hanno partecipato agronomi, vivaisti, tartufai e conduttori di tartufaie coltivate.

Il manuale è stato concepito con un linguaggio chiaro e sintetico, per renderlo accessibile anche ai non specialisti del settore. Questa scelta editoriale riflette la volontà di democratizzare le conoscenze scientifiche, favorendo una maggiore diffusione delle buone pratiche colturali.

Il settore della tartuficoltura rappresenta un’importante opportunità economica, considerando la forte richiesta del mercato mondiale per questi prodotti. Una coltivazione condotta secondo criteri scientifici può garantire redditi significativi sia per le aziende agricole che per le comunità locali.

L’opera sintetizza decenni di sperimentazioni e osservazioni sul campo, offrendo agli operatori strumenti concreti per la progettazione, l’esecuzione e la conduzione di tartufaie coltivate. Il contributo rappresenta un ponte tra la ricerca accademica e l’applicazione pratica, colmando un vuoto informativo che aveva caratterizzato il settore.

La Perugia universitaria si conferma così centro di eccellenza per gli studi sulla tartuficoltura, continuando una tradizione di ricerca che affonda le radici negli anni Settanta e che oggi guarda alle sfide future della coltivazione delle specie più pregiate.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*