Suicidio in carcere a Perugia, Bistocchi: istituzioni sconfitte

Suicidio in carcere a Perugia, Bistocchi: istituzioni sconfitte

Il presidente dell’Assemblea umbra richiama a rieducazione

Il suicidio di un trentenne detenuto nella casa circondariale di Perugia ha suscitato dolore e indignazione, diventando al tempo stesso motivo di riflessione sul ruolo delle istituzioni e sulla loro capacità di garantire percorsi di reinserimento. A sottolinearlo è stata la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, che in una nota – diffusa dall’Assemblea stessa come fonte – ha rimarcato come “una giovane vita che si arrende rappresenti sempre una sconfitta, tanto più se affidata a una struttura pubblica chiamata ad assolvere un compito educativo e riabilitativo”.

Secondo Bistocchi, la giustizia non può prescindere dall’umanità e dal rifiuto di ogni messaggio d’odio che genera esclusione. “Essere condannati – ha ricordato – significa scontare una pena, non perdere la dignità e il rispetto che spettano a ogni persona”. Il decesso, dunque, riaccende l’attenzione su un sistema penitenziario che in Umbria vive una condizione di sovraffollamento cronico, con gravi conseguenze sulla qualità della vita dei detenuti e sulla possibilità di promuovere attività rieducative.

Il presidente dell’Assemblea ha evidenziato che il mondo del carcere non può restare in ombra e necessita di un impegno costante da parte delle istituzioni regionali, affinché non si perda il valore sociale della pena. In questo quadro, anche le centinaia di operatori penitenziari devono poter lavorare in condizioni sicure, adeguate e rispettose della delicatezza del loro compito, che implica sì l’aspetto repressivo ma anche quello riabilitativo.

Il provveditorato per l’amministrazione penitenziaria di Perugia, ha osservato Bistocchi, farà sentire la propria voce, ma serviranno risorse concrete e interventi strutturali capaci di trasformare i luoghi di detenzione in veri spazi di socialità e crescita. Solo in questo modo – ha concluso – sarà possibile restituire senso alla giustizia e al ruolo delle istituzioni di fronte a drammi che non possono più essere considerati inevitabili.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*