Riconoscimento delicato, serve strategia condivisa e sinergia
L’Umbria è stata ufficialmente inserita tra le Zone Economiche Speciali (ZES), un riconoscimento che apre nuove prospettive di sviluppo ma che porta con sé una duplice lettura, definita “dolce e amara” da Federico Gori, presidente di Anci Umbria.
Il riconoscimento è “dolce” perché finalmente si prende atto della situazione di molte aree umbre, prevalentemente interne e lontane dai grandi centri economici e infrastrutturali, che da tempo vengono indicate come escluse dai circuiti dello sviluppo. L’inserimento nella ZES offre dunque la possibilità di accedere a importanti misure agevolative sotto diversi aspetti: fiscali, burocratici e amministrativi. Questi vantaggi possono fornire un concreto sostegno al tessuto produttivo regionale, rilanciando investimenti e favorendo la crescita economica.
Tuttavia, la medaglia ha un lato “amaro”. Il riconoscimento formalizza infatti una condizione strutturale di difficoltà. L’Umbria, infatti, si trova a dover fronteggiare dati preoccupanti riguardo a occupazione, reddito e dinamiche imprenditoriali, che rappresentano un allarme da non sottovalutare. La ZES non deve quindi essere vista come una soluzione definitiva, ma come un campanello d’allarme e un punto di partenza per azioni concrete.
Il presidente Gori sottolinea come l’obiettivo sia trasformare questo strumento in un reale motore di cambiamento, evitando che rimanga solo una sigla o un’etichetta formale. Per raggiungere questo scopo è indispensabile una strategia condivisa che coinvolga tutti gli attori del territorio: Regione, Comuni, imprese, università, associazioni di categoria e terzo settore. Solo un’azione coordinata e integrata potrà generare uno sviluppo sostenibile, inclusivo e duraturo.
Si evidenzia la necessità di valorizzare le peculiarità dei singoli territori, puntando su filiere locali, innovazione tecnologica, formazione professionale e sostenibilità ambientale. Per Anci Umbria, i Comuni hanno un ruolo centrale e sono pronti a fare la propria parte nel tenere unite comunità, servizi e attività economiche. Tuttavia, è fondamentale che questa azione sia supportata da risorse adeguate e da una visione strategica condivisa.
Senza un coordinamento efficace e una governance comune, avverte Gori, la ZES rischia di rimanere solo un nome, senza trasformarsi in un volano di sviluppo. La sfida per l’Umbria consiste nel convertire una situazione di svantaggio in un’occasione concreta di rinascita economica e sociale.
Il messaggio finale è chiaro: non bisogna abbassare la guardia né accontentarsi dello status quo. I dati che collocano l’Umbria tra le regioni con maggiori difficoltà non devono essere interpretati come un destino immutabile, ma come un problema urgente da affrontare con determinazione.
L’Umbria ha a disposizione uno strumento in più per dimostrare il proprio valore e rilanciare la propria economia, ma il successo dipenderà dalla capacità di tutti gli attori locali di collaborare e lavorare congiuntamente. Il riconoscimento delle ZES rappresenta quindi un’occasione preziosa da non sprecare.

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