Comitato Ponte San Giovanni: basta disinformazione sul tema
Nodino – Il Comitato “Chi salverà Ponte S. Giovanni?” APS risponde con fermezza alle critiche mosse dal comunicato del 12 luglio 2025 del Comitato “Sciogliamo il Nodo”, rigettando le accuse di devastazione ambientale e ritenendo fuorvianti le ricostruzioni fornite agli organi di stampa.
A ogni nuova emergenza sulla viabilità della E45, all’ennesimo blocco stradale o congestione che paralizza Collestrada, Balanzano e Ponte San Giovanni, e a ogni denuncia degli effetti sulla salute e sulla produttività, seguono – sottolineano i cittadini del comitato – le solite repliche del fronte contrario all’opera. Tesi ripetute, dal tono catastrofista, che secondo il comitato finiscono per distogliere l’attenzione dai dati concreti sul progetto del Nodo di Perugia.
Il comitato, chi Salverà Ponte San Gioanni, ricorda che la Regione Umbria ha rilanciato l’intervento sul Nodo già sei anni fa, riaffermando la necessità di completare un progetto preliminare approvato in tutte le sedi istituzionali. Il cosiddetto “Nodino” – ribadisce – non è un’opera a sé stante, ma rappresenta la prima fase di una strategia complessiva per decongestionare la mobilità nell’area di Perugia e del centro Italia.
La saturazione del tratto tra Collestrada e Ponte San Giovanni – originata dalla convergenza di flussi da cinque direttrici nazionali su appena quattro corsie – è ritenuta una priorità nazionale dalla stessa ANAS. In questo quadro, lo Stato ha stanziato 10 milioni di euro per la progettazione definitiva del primo stralcio, approvato a tutti i livelli (nazionale, regionale, provinciale, comunale).
Il progetto prevede una riduzione stimata del 25% del traffico leggero e del 50% di quello pesante lungo il tratto critico, con evidenti ricadute positive per i residenti delle aree più colpite, tra cui Balanzano e Ponte San Giovanni.
Alle affermazioni secondo cui il “Nodino” non risolverebbe le criticità, il comitato risponde con i dati forniti da ANAS: la separazione tra traffico locale e a lunga percorrenza è fondamentale per migliorare la situazione. L’affermazione che “il traffico nelle gallerie resterebbe invariato” è definita una banalizzazione del problema, che ignora la funzione del Nodo nella sua interezza.
Anche il progetto di raddoppio delle rampe, attualmente all’esame della Conferenza dei Servizi, non è ritenuto sufficiente a risolvere i problemi strutturali. I flussi si riverserebbero comunque su infrastrutture esistenti insufficienti, come il ponte e la galleria Volumni, a due corsie, mentre la domanda di mobilità è destinata ad aumentare con il completamento della Orte-Civitavecchia e della SS318.
Per quanto riguarda Balanzano, che ha già subito la realizzazione della E45, il comitato sottolinea come nessun beneficio deriverebbe dal solo raddoppio delle rampe, dato che l’inquinamento acustico e atmosferico resterebbe invariato. La qualità della vita e la salute dei cittadini continuerebbero a essere compromesse.
Ampio spazio viene dedicato anche alla contestata realizzazione della galleria nel bosco di Collestrada. Il progetto prevede una galleria lunga 1.600 metri scavata a 40-50 metri di profondità sotto il bosco, preceduta da un tratto artificiale di 480 metri realizzato con il metodo “Milano”, già usato in contesti urbani complessi. In superficie, l’area – attualmente coperta da vegetazione secondaria di scarso valore ecologico – sarà completamente ripristinata a fine lavori, con una piantumazione coerente con l’ambiente originario.
L’argomentazione ambientale, giudicata retorica, viene ritenuta sproporzionata rispetto alla realtà del progetto. Il Ministero dell’Ambiente ha infatti espresso parere positivo di compatibilità ambientale e paesaggistica. L’area, pur rientrando nel sito comunitario “Natura 2000”, non verrà distrutta né compromessa, secondo la documentazione tecnica approvata.
Il comitato critica inoltre la retorica che evoca la “rovina” di terreni agricoli e agriturismi nel Comune di Torgiano e nell’area del Tevere. I numeri parlano di 15 ettari complessivi di suolo interessato, ben lontani dagli oltre 90 citati da fonti contrarie. Il tracciato sarà prossimo a zone industriali già esistenti, come Ferriera, Ponte S. Giovanni e Balanzano, dove l’agricoltura di qualità è da tempo assente e dove si trovano impianti produttivi, strade trafficate e distributori di carburante.
Il ponte sul Tevere – un viadotto di 660 metri con 9 piloni – attraverserà il fiume in modo ortogonale, senza affiancarlo, minimizzando l’impatto. Il suolo coinvolto sarà di 2,77 ettari nel Comune di Torgiano e 12,43 in quello di Perugia, con una media di 56 metri di larghezza del tracciato. Non esistono, sottolineano i cittadini, né agriturismi né coltivazioni di pregio nella zona interessata.
Il Comitato insiste sul fatto che ogni terreno coltivato meriti rispetto, ma non si può strumentalizzare la narrativa del “consumo di suolo” per ostacolare un’opera pubblica che avrebbe ricadute dirette su salute, sicurezza ed economia di decine di migliaia di persone. La protezione ambientale, osservano, non può escludere la tutela dei cittadini, costretti a vivere ogni giorno tra smog, code, incidenti e stress.
Infine, si contesta l’approccio ideologico di alcuni storici oppositori del Nodo. Il sospetto – espresso in modo provocatorio – è che l’ostilità nasca non tanto da motivazioni ambientali quanto da timori legati al “disturbo” dei lavori nelle zone residenziali più tranquille, lontane dalle emergenze quotidiane vissute dalla maggioranza dei cittadini della periferia est.
Il comitato non esclude modifiche progettuali, né si oppone al confronto, ma chiede che le discussioni siano fondate su dati concreti e valutazioni tecniche, senza derive emotive o allarmismi infondati. Il Nodo di Perugia – di cui il Nodino rappresenta il primo passo – resta per i cittadini un’opera essenziale per il futuro del territorio.

Pur non abitando a Ponte S. Giovanni condivido pienamente la necessità di realizzare il “Nodo” e anche al più presto. La salute dei Cittadini viene prima di qualsiasi “ideologia”.
Inoltre, non va dimenticato che sia il traffico automobilistico che quello pesante sono destinati ad aumentare perchè sono strettamente legati alla crescita economica della Regione, fondamentale per il benessere degli Umbri. Salvo si voglia tornare indietro di un secolo, cioè dare seguito alla famosa “decrescita felice” tanto cara ai “pentastellati”.