Irregolarità in impianto rifiuti, titolare denunciato a Terni

Irregolarità in impianto rifiuti, titolare denunciato a Terni

Accertate violazioni al Codice dell’ambiente e D.lvo 231

Durante l’attività di controllo sui centri di autodemolizione avviata nel 2025 dal Comando Carabinieri per la Tutela Forestale e dei Parchi, finalizzata al contrasto delle irregolarità ambientali e alla verifica della tracciabilità dei rifiuti, i militari del N.I.P.A.A.F. di Terni hanno segnalato all’Autorità Giudiziaria il responsabile di una società operante nel trattamento e nel recupero di rifiuti, sia pericolosi che non pericolosi.

L’indagine è scaturita a seguito di un’ispezione presso un impianto situato nel territorio provinciale, dove sono emerse diverse violazioni alla normativa vigente in materia ambientale, con particolare riferimento al Decreto Legislativo 152 del 2006. Gli accertamenti condotti dal personale specializzato hanno evidenziato la presenza di numerose irregolarità nella gestione operativa del sito, tali da configurare differenti profili di responsabilità penale.

Fra le principali criticità rilevate vi è stato il superamento dei limiti temporali consentiti per lo stoccaggio dei rifiuti all’interno dell’impianto. È stata inoltre riscontrata una quantità eccedente di materiali accatastati rispetto ai volumi massimi autorizzati, così come la mancata regolare tenuta dei registri di carico e scarico. Tali registri, previsti dalla normativa per garantire la trasparenza nel ciclo dei rifiuti, sono risultati compilati in modo irregolare, compromettendo la possibilità di tracciare in maniera puntuale e conforme il flusso dei rifiuti gestiti dal centro.

L’attività ispettiva ha inoltre permesso di accertare la presenza e la gestione non autorizzata di rifiuti da imballaggi composti da materiali misti. Anche questi ultimi soggiacciono a una specifica disciplina per quanto riguarda la classificazione e il trattamento, e l’assenza delle prescritte autorizzazioni rappresenta un’ulteriore violazione alla normativa ambientale.

Le difformità riscontrate non hanno permesso di determinare con precisione i quantitativi di rifiuti presenti all’interno della struttura, né di verificare con esattezza l’effettivo movimento in ingresso e in uscita del materiale trattato. Questa opacità nella gestione del ciclo dei rifiuti ha sollevato gravi preoccupazioni sotto il profilo del potenziale impatto ambientale e della tutela della salute pubblica.

Un’ulteriore anomalia segnalata nel verbale di accertamento è stata l’assenza dei cartelli previsti per l’identificazione delle diverse aree operative dell’impianto e per la corretta segnalazione dei codici rifiuto. Questi dispositivi, obbligatori per legge, hanno lo scopo di garantire la sicurezza e la trasparenza dei processi di trattamento, oltre a costituire uno strumento di supporto per gli organi di controllo.

Il titolare dell’impianto è stato deferito anche ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001, per la mancata adozione di un modello di organizzazione, gestione e controllo aziendale adeguato alla prevenzione dei reati ambientali. Tale omissione ha comportato la contestazione di responsabilità amministrativa a carico dell’impresa, configurando una fattispecie sanzionabile con l’arresto da sei mesi a due anni e con un’ammenda che può variare tra i duemilaseicento e i ventiseimila euro.

Alla luce delle violazioni accertate, i militari del N.I.P.A.A.F. hanno attivato le procedure previste dall’articolo 318-ter del Decreto Legislativo 152/2006, che consente l’adozione di prescrizioni da parte della polizia giudiziaria. Tali prescrizioni, se ottemperate nel termine stabilito, offrono la possibilità di estinguere il reato mediante il pagamento di una somma pari a un quarto del massimo dell’ammenda prevista.

Il percorso di regolarizzazione sarà soggetto a successiva verifica da parte delle autorità competenti. Solo nel caso in cui sarà accertata la completa ottemperanza alle prescrizioni impartite, il procedimento potrà concludersi senza ulteriori conseguenze penali.

Il soggetto coinvolto, in ogni caso, dovrà considerarsi non colpevole fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva di condanna, come stabilito dai principi del diritto penale e in conformità al dettato costituzionale.

Le attività ispettive rientrano in un più ampio programma di verifiche ambientali che nel 2025 sta interessando numerosi impianti di autodemolizione e trattamento rifiuti sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo primario dell’iniziativa è assicurare il rispetto delle normative ambientali e contrastare ogni forma di gestione illecita dei rifiuti, con particolare attenzione agli effetti sul territorio e sulla legalità delle attività industriali coinvolte nel ciclo della gestione dei materiali di scarto.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*