25 aprile richiamo all’unità nel segno della vera libertà

Passerella a Ponte Pattoli: il Comune boccia l'opera sul fiume
nella foto: Elena Fruganti

Memoria condivisa oltre ogni lettura ideologica

25 aprile richiamo – Commemorare significa condividere la memoria di un momento importante, il 25 aprile è una di quelle date che fonda la memoria storica di un popolo, perché la nostra Repubblica è figlia di una storia realmente accaduta, con le sue verità, inconfutabili, che a distanza di 80 anni dovrebbero far parte di un passato al quale si possa guardare con sano giudizio critico.

Sono stata educata a vivere la Liberazione come la festa di tutti. Alla scuola elementare, la maestra ci faceva iniziare la giornata con una preghiera, ci faceva imparare a memoria l’iInno di Mameli, ci insegnava “Bella ciao” e “Quel mazzolin dei fiori”, che cantavamo a tutte le gite scolastiche. La Resistenza era considerata un’epoca della storia da cui tutti provenivamo, senza distinzione politica. Alla scuola media vinsi con altre compagne un concorso europeo sulla Resistenza, facendo una ricerca sull’eroismo di alcune clarisse, che accolsero nella loro clausura una famiglia ebrea per salvarla dalle persecuzioni nazi-fasciste. Il contributo del mondo cattolico alla Resistenza era unanimemente riconosciuto. Tra l’altro un contributo senza macchia, perché per un cattolico fare il bene non può essere motivato dal desiderio di vendetta.

Oggi invece ascolto comizi partigiani, non nel senso nobile del termine, ma nel senso di una partigianeria che tradisce la storia, ne assolutizza un aspetto e ne censura troppi altri, diventando faziosa. Vedo giovani infervorati sfilare in corteo con bandiere titine e palestinesi, come se le due dimensioni potessero convivere e avessero bisogno del 25 aprile per incontrarsi.

Ascolto la retorica sull’antifascismo descritto come la battaglia più urgente da combattere oggi, perché il pericolo imminente sarebbe rappresentato da Meloni o Trump, senza alcun rispetto per l’espressione della sovranità popolare, che attraverso libere elezioni ha dato la maggioranza a partiti che hanno l’imperdonabile demerito di non essere graditi a chi guida molti dei comizi del 25 aprile, in cui però non mancano inviti continui al rispetto della Costituzione democratica. Mi chiedo se tra la folla esultante qualcuno si accorga del paradosso.

Quest’anno poi si sono aggiunti i pistolotti moralistici di chi si riempie la bocca con le parole del papa, ancora nella bara aperta, per strumentalizzarne la figura accusando una parte politica di non seguirne gli insegnamenti, mentre chi pontifica dai palchetti evidentemente si sente autorizzato a usare il cattolicesimo come “un menù à la carte” (cit.).

Nel tempo la presunzione di chi si è appropriato di una parte di storia sta impedendo alle giovani generazioni di capire davvero cosa significhi festeggiare la Liberazione, disconoscendo il sacrificio dei partigiani bianchi, dei tanti cittadini cattolici, liberali, apartitici, dei giovani militari venuti dall’altra parte del mondo a morire per la nostra libertà, delle nostre Forze dell’ordine, di padri e madri di famiglia, ragazze e ragazzi, suore e uomini di chiesa, ebrei e atei…  che hanno dato un contributo per amore alla persona e alla libertà.

La Liberazione è la festa della libertà, ma la libertà non è tale se si regge sulla ricostruzione parziale della storia. La verità vi farà liberi.

Elena Fruganti

1 Commento

  1. Condivido pienamente quanto scritto dalla Consigliera Prof.ssa Elena Fruganti.
    E le faccio i più sinceri complimenti per il modo con cui ha espresso il suo pensiero che tutti dovremmo apprezzare.

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