Precari nella Ricerca: Padri in Bilico tra Carriera e Famiglia

Precari nella Ricerca: Padri in Bilico tra Carriera e Famiglia

Sfide e Speranze dei Ricercatori Precari in Umbria

Precari nella Ricerca – In vista della Festa del Papà del 19 marzo, ci soffermiamo sulle storie di alcuni padri ricercatori precari in Umbria, che ogni giorno affrontano le difficoltà di un lavoro instabile, cercando di conciliare la passione per la ricerca con le responsabilità familiari. Nei sei istituti del CNR della regione, molti di loro vivono e lavorano con contratti a tempo determinato, sperimentando sulla propria pelle cosa significhi essere precari nel mondo della ricerca.

Storie di Vita e di Lavoro

Mauro, 40 anni, Precario dal 2018

Mauro, dopo aver conseguito la laurea e il dottorato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio presso l’Università Politecnica delle Marche, ha intrapreso la carriera di ricercatore, prima all’università e poi al CNR. Il suo percorso lo ha portato a Lecce, dove ha lavorato per quattro anni presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) con un assegno di ricerca post-doc. “Quello è stato il nostro primo trasferimento”, racconta Mauro. “Mia moglie ed io ci siamo trasferiti insieme, costruendo una nuova quotidianità in una città lontana dalla nostra terra d’origine.”

Qualche anno dopo, è nata la loro figlia, i cui primi ricordi sono legati alla città di Lecce. Poi, a gennaio 2024, è arrivata un’opportunità importante: un contratto a tempo determinato con una prospettiva di tre anni presso l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali (ISAFOM) del CNR, con sede a Perugia. Un passo avanti dal punto di vista professionale, ma con un costo altissimo sul piano personale.

Mauro si è trovato a pendolare tra Lecce e Perugia, trascorrendo settimane intere lontano da casa, con ore e ore di viaggio e il peso del pensiero di lasciare moglie e figlia da sole. “Abbiamo anche provato a trovare un equilibrio, pensavamo di trasferirci nuovamente, tutti insieme a Perugia, ma ci siamo presto scontrati con un problema che non avevamo previsto: senza contratti a tempo indeterminato, anche affittare una casa diventa un’impresa impossibile. I proprietari cercano garanzie che il mio contratto non offre.”

Mauro riflette con amarezza: “Non era così che immaginavo il mio futuro dopo anni di studio, ricerca e sacrifici. Amo il mio lavoro, credo nel valore della ricerca e nella sua importanza per la società, ma la precarietà rende tutto più difficile. Ogni scelta è sospesa, ogni piano a lungo termine è impossibile. E intanto, il tempo scorre. Mia figlia cresce e io non sono lì con lei. Ogni sera mi chiede quando tornerò, e ogni volta che riparto, sento il peso dei momenti che sto perdendo, di quelli che non torneranno più.”

Ajmal, 37 anni, Precario da 6 anni

Ajmal, originario del Pakistan, ha conseguito un dottorato di ricerca in Biotecnologie Vegetali e un master in Scienze Agrarie. In questa Festa del Papà, riflette sulla duplice realtà della sua vita: l’immensa gioia di avere una figlia e le profonde sfide per cercare di garantire un futuro stabile per lei e la sua famiglia.

“Oggi, non rappresento solo me stesso, ma numerose altre persone che condividono questa lotta”, afferma Ajmal. “Come stranieri residenti in Italia, abbiamo affrontato le incessanti difficoltà di bilanciare le nostre carriere con le responsabilità di genitori in un paese lontano dalle nostre radici. L’incertezza che circonda il nostro lavoro, unita alla mancanza di politiche chiare per il nostro futuro, ha gettato un’ombra sulle nostre vite, riempiendo le nostre giornate di ansia e stress.”

Eppure, Ajmal dimostra resilienza, spinto dalla speranza di costruire una vita migliore per i suoi figli. “Oggi, mi unisco ai miei colleghi in questa pacifica protesta, esortando il CNR a riconoscere il nostro contributo e a garantire il nostro futuro qui. Questa protesta non riguarda solo noi, riguarda ogni genitore immigrato che sogna stabilità, dignità e la possibilità di provvedere alle proprie famiglie. Siamo più che ricercatori; siamo assistenti, sognatori e combattenti, che si sforzano di creare un futuro più luminoso per le nostre famiglie.”

Paolo, 34 anni, Precario dal 2016

Paolo, laureato in Ingegneria Meccanica con una magistrale in indirizzo energetico e un dottorato in Ingegneria Civile e Ambientale, si occupa di ricerca sulla sicurezza idrogeologica in Umbria e non solo. Studia, tra le altre cose, l’effetto del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua e sulla frequenza e intensità degli eventi estremi, con molti progetti finanziati dall’Unione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea.

Nonostante gli anni di studi e formazione, Paolo è precario al CNR dal 2016. Di contratto in contratto, è riuscito a mantenere i suoi cinque figli, che hanno dai sette anni in giù, a pagare la benzina, l’affitto, i pannolini, i vestiti e tutte le varie necessità. “Ma per quanto ancora avrò il mio posto di lavoro? Non è dato saperlo…”, si sfoga Paolo.


Problematiche Comuni

Le storie di Mauro, Ajmal e Paolo non sono isolate. Molti ricercatori precari si trovano ad affrontare le stesse difficoltà:

  • Contratti a Tempo Determinato: La durata incerta dei contratti, spesso rinnovati semestralmente o annualmente, rende impossibile fare piani a lungo termine.
  • Difficoltà Abitative: Senza garanzie di stabilità lavorativa, affittare una casa diventa un’impresa impossibile.
  • Impatto Familiare: La lontananza dai figli e lo stress costante minano la serenità familiare.
  • Mancanza di Riconoscimenti: Il contributo dei ricercatori precari è spesso sottovalutato e non adeguatamente riconosciuto.

Riflessioni e Appelli

In Umbria, la situazione dei ricercatori precari riflette una realtà più ampia. La regione lamenta un crescente numero di culle vuote e paga più pensioni che stipendi. Si parla della necessità di investire sulla natalità per evitare che la regione imploda su sé stessa. Eppure, molti ricercatori si trovano ancora a lottare per la dignità e la stabilità lavorativa.

Maria Cristina Valeri e Daniele Chiappini, portavoce dei PRECARI UNITI CNR UMBRIA, esortano a un cambiamento: “È tempo di garantire stabilità e dignità a chi, nonostante tutto, continua a contribuire alla ricerca e al progresso della nostra società. Non possiamo permetterci di perdere queste risorse preziose, che con dedizione e sacrificio cercano di costruire un futuro migliore per le loro famiglie e per la nostra comunità.”

In questa Festa del Papà, ricordiamo l’importanza di sostenere i padri che, con passione e determinazione, affrontano le sfide del precariato per garantire un futuro migliore ai loro figli. La loro lotta è anche la nostra, per una società più giusta e solidale.

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