Carburante sparito, brigadiere condannato, multa di 42 mila euro

La Corte dei Conti ordina risarcimento di 42mila euro

Carburante sparito, brigadiere condannato, multa di 42 mila euro

Carburante sparito, brigadiere condannato, multa di 42 mila euro

Carburante sparito – La Corte dei Conti ha condannato un brigadiere capo dell’Arma dei Carabinieri al pagamento di oltre 42mila euro per irregolarità nella gestione delle schede carburante, accumulatesi tra il 2006 e il 2020. Durante il periodo in questione, l’ex responsabile del deposito carburanti della Compagnia di Perugia ha generato un disavanzo di oltre 202mila euro, derivante principalmente dalla mancata contabilizzazione e annullamento di cedole scadute.

Il caso, che si è concluso presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti presieduta da Giuseppe De Rosa, ha evidenziato “grave incuria” nella gestione amministrativa, ma non appropriazioni personali del carburante. L’inchiesta era partita da una segnalazione del Comando Legione Umbria, preoccupato per un possibile danno patrimoniale e di servizio al Ministero della Difesa.

Le accuse iniziali, scrive Egle Priolo su il Messaggero,  includevano il reato di peculato militare continuato e aggravato, indagato dalla procura militare. Tuttavia, il procedimento penale è stato archiviato per insufficienza di prove che dimostrassero l’appropriazione indebita dei buoni carburante da parte del brigadiere. Secondo la sentenza, il disordine nella tenuta dei registri contabili ha reso impossibile accertare eventuali intenti dolosi.

Tra i principali elementi emersi, il brigadiere aveva accumulato cedole e schede scadute senza informare i superiori, custodendole in cassaforte e nascondendole durante le ispezioni. Temendo sanzioni disciplinari, ha infine deciso di distruggerle, aggravando la situazione contabile.

Una commissione interna ha stimato il disavanzo contabile e calcolato i costi necessari a ripristinare il servizio, che ha richiesto l’impiego di otto militari per diversi mesi. Contestualmente, la Corte dei Conti ha disposto il sequestro di beni del brigadiere, tra cui fabbricati e conti correnti, per un valore di circa 45mila euro.

La difesa del militare, rappresentata dall’avvocato Chiara Arcangeli, ha argomentato che le condotte contestate erano frutto di negligenza e non di dolo. Nonostante il brigadiere abbia ammesso gli errori, la procura ha inizialmente richiesto una condanna per comportamento doloso. I giudici, però, hanno riconosciuto la natura colposa delle azioni, riducendo le responsabilità contestate e accogliendo solo parzialmente le richieste della procura.

Nelle 28 pagine della sentenza, il tribunale contabile ha sottolineato come il brigadiere abbia contribuito al danno erariale principalmente per negligenza, ma non abbia tratto vantaggio personale dalle irregolarità. La condanna definitiva stabilisce un risarcimento di 42.197,88 euro, da versare al Ministero della Difesa.

Il caso rappresenta un esempio emblematico delle criticità gestionali che possono verificarsi nei settori amministrativi delle forze dell’ordine, ribadendo l’importanza di un’adeguata supervisione per prevenire danni economici e operativi.

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