Violenza sulle donne, Tommaso Bori: ‘Serve un cambio di cultura”

Il consigliere regionale sottolinea la gravità dei dati in Umbria

Violenza sulle donne, Tommaso Bori: ‘Serve un cambio di cultura"

Violenza sulle donne, Tommaso Bori: ‘Serve un cambio di cultura”

Violenza sulle donne – Il consigliere regionale Tommaso Bori del Partito Democratico, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, richiama l’attenzione sulla necessità di un cambiamento culturale per combattere il femminicidio e la violenza di genere. Bori cita il pensiero dei filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, fondatori di TLON, secondo cui “la radice della violenza non è il desiderio, ma il potere”.

Bori evidenzia come la società stia vivendo un ritorno preoccupante a modelli maschilisti e patriarcali. Secondo il consigliere, tali dinamiche alimentano la spirale della violenza, spesso legittimata o sottovalutata a livello culturale. I femminicidi, sostiene, rappresentano l’atto finale di un sistema basato su sopraffazioni psicologiche, economiche e verbali, originate dall’errata convinzione di superiorità su un genere considerato inferiore.

I numeri dell’emergenza

I dati sulla violenza di genere in Italia e in Umbria delineano un quadro allarmante. Nel 2024, sono state 106 le donne uccise per motivi di genere nel Paese. A livello locale, 81 donne si sono rivolte ai sanitari dell’Ospedale di Perugia a seguito di episodi di violenza. Inoltre, secondo una stima della Camera di Commercio, circa 33.000 donne umbre, di età compresa tra i 15 e i 70 anni, hanno subito almeno una molestia sul luogo di lavoro. Questo dato colloca la regione al secondo posto in Italia per incidenza di episodi di questo tipo.

Bori sottolinea che questi numeri testimoniano la gravità della situazione e impongono un’azione decisa e coordinata da parte delle istituzioni e della società civile.

Il ruolo delle istituzioni e della società

Secondo il consigliere, è necessario “ribaltare un sistema basato sul controllo”, che si manifesta non solo a livello culturale, ma anche nella legislazione. Per fare questo, è fondamentale garantire alle donne strumenti concreti per l’autodeterminazione, superando i modelli sociali resistenti che perpetuano le disuguaglianze.

Bori elogia il lavoro delle strutture e delle associazioni presenti in Umbria, una rete che si è distinta negli anni per il suo impegno contro la violenza di genere. Tuttavia, afferma che è indispensabile intensificare gli sforzi quotidiani per prevenire situazioni di abuso e sopraffazione.

La necessità di un cambio culturale

Rifacendosi alle riflessioni di Gancitano e Colamedici, Bori insiste sul bisogno di affrontare la violenza di genere alla radice, intervenendo sulla cultura che la genera e la alimenta. È fondamentale, afferma, superare l’idea di potere e controllo come strumenti legittimi nelle relazioni interpersonali.

Infine, Bori invita a “rifuggire chi nega il problema alla radice” e a unirsi in un impegno collettivo per costruire una società più equa e rispettosa dei diritti delle donne.

1 Commento

  1. l’importante è continuare a censurare la Totolo, che di casi di patriarcato veri ne documenta, purtroppo, un bel po’. sono quelli che tipi come il giovane inclusivo Bori non sa o non può o non vuole riconoscere.

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