Don Francesco e il ricordo di due parrocchiane che gli furono vicine
Si chiamano Imelde e Liliana. Dicono: “Don Francesco era accanto al popolo, sensibile alle esigenze spirituali e materiali della gente del Borgo Bello”.
Il rapporto col Circolo del Tempobono. “Era di casa in via del Cortone, alla sede del nostro Circolo. È venuto più volte a cena. Ha anche celebrato la messa per noi soci”, ricorda Paolo Taddei.
Generoso con i poveri. “La cassetta delle elemosine e il ricavato delle messe lo elargiva alle famiglie bisognose. Non c’era bisogno di chiedere. Conosceva le fragilità e cercava di porvi rimedio”.
di Sandokan
L’invenzione del Presepe vivente. “Quella che è ormai una tradizione, cui partecipano tante persone di tutte le età, la inventò don Francesco nel 1985. Al Presepe vivente parteciparono, il primo anno, solo i bambini. Poi, visto il successo e l’eco suscitata in città, entrammo nella Sacra Rappresentazione anche noi adulti”.
Il rapporto coi giovani. Gite ed escursioni. “Amava intrattenersi con tutti e seguiva in specie i giovani. Don Francesco sapeva creare occasioni di svago e socialità. Ad esempio, portava i ragazzi in gita e ne favoriva la conoscenza di luoghi e argomenti. Anche noi adulti eravamo spesso nel gruppo. Ricordo che una volta ci portò al suo paese di nascita, Montenero di Bisaccia, dove era nato anche il magistrato Di Pietro. Ci disse che era un luogo agricolo, con gente abituata al lavoro duro”.
Gianni Caponi, il falegname quasi novantenne e ancora operativo, nella bottega che ha sede nell’antico Ospitale dei Pellegrini, ricorda: “Realizzai, su incarico di don Francesco, le panche della chiesa nel 1980. Fu puntuale nei pagamenti e si dichiarò soddisfatto del lavoro. Passava spesso a salutare e a chiedere qualche aggiustatura che io facevo volentieri”.
Le cene “porta e magna”. “Si era inventato questa forma di socialità. Offriva lui il primo, preparato al ristorante della Bianca. Metteva anche il vino e le bevande. Per il resto, ciascuno portava qualcosa da consumare insieme. Tanta roba che avanzava e che poi il parroco consegnava a quelli che ne avevano bisogno”.
Rosario e processioni. “Nel mese di Maggio, in cui si celebra il nome di Maria, organizzava il Rosario serale molto partecipato. Il 31 a sera si chiudeva con una grande processione assai seguita. La seconda processione era quella del Venerdì Santo o del Cristo Morto. Una cerimonia sentita da tutta la città”.
Gli ultimi tempi, la malattia. “Tempo fa avevamo fatto insieme l’aperitivo al Bar del Corso dell’amico Francesco. Il parroco ci disse che, quando sarebbe guarito, avrebbe ripetuto l’esperienza. Ma già faceva fatica a parlare e poi non è più uscito”.
Ciao, don Francesco. Il tuo borgo ti saluterà martedì prossimo, omaggiando la tua salma e partecipando in massa alle esequie. Ma i parrocchiani di San Domenico già sanno che, se non con loro, farai tra i santi la tua agape fraterna.

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