Summit per individuare luogo Centro permanenza per rimpatrio

Una delle aree considerate è l'ex Spea a Narni, messa a disposizione dal sindaco Stefano Bandecch

Irregolare con precedenti espulso dalla polizia a Orvieto

Summit per individuare luogo Centro permanenza per rimpatrio

Summit per individuare – L’Umbria sta cercando un luogo adatto per costruire un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), in linea con quanto stabilito dal consiglio dei ministri. La regione sta attualmente valutando diverse opzioni, tra cui un’area vicino all’aeroporto di Foligno e l’ex Spea a Narni.

Un recente summit in prefettura ha esaminato varie possibilità per individuare un luogo adeguato per il Cpr. Questo lavoro viene svolto in collaborazione con la Regione, le Province, il Demanio, il Provveditorato alle opere pubbliche, le forze di polizia e i vigili del fuoco. Il prefetto di Perugia, Armando Gradone, ha dichiarato che si tratta di una fase di esplorazione e approfondimento, e le soluzioni individuate saranno presentate al governo.


In un gesto inaspettato, il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha annunciato di mettere a disposizione l’ex Spea di Narni, un’area di 70 ettari acquistata da Unicusano. Questa area era stata precedentemente considerata per il Cpr quando era di proprietà del Demanio. Bandecchi ha dichiarato di essere disposto a mettere a disposizione parte di questa vasta area per affrontare l’emergenza migranti, se necessario.

Nel frattempo, la ricerca di immobili da adibire a Centri di accoglienza straordinaria (Cas) continua in Umbria, poiché l’incremento degli sbarchi ha reso necessario individuare almeno altri 300 centri oltre ai 114 già presenti nella regione. La prefettura di Perugia sta lavorando per collocare i nuovi centri nei comuni che non ne sono ancora provvisti.

Un centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) è una struttura dove vengono trattenuti gli stranieri che sono entrati in Italia senza permesso di soggiorno o che devono essere espulsi dal territorio nazionale. Il tempo di permanenza nel CPR è funzionale alle procedure di identificazione e rimpatrio, che non possono superare i 180 giorni. I CPR sono istituiti per consentire l’esecuzione del provvedimento di espulsione da parte delle forze dell’ordine. Attualmente ci sono nove CPR attivi in Italia, localizzati a Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo (GO), Macomer (NU), Palazzo San Gervasio (PZ), Roma, Torino e Trapani. I CPR sono diversi dagli hotspot, che sono aree designate per l’accoglienza e l’identificazione dei migranti che arrivano via mare e che possono richiedere la protezione internazionale. I CPR sono anche diversi dai centri di prima accoglienza (CPA) e dai centri accoglienza straordinaria (CAS), che sono strutture di accoglienza di primo livello per i richiedenti asilo.

Il rimpatrio degli stranieri è il processo di allontanamento dal territorio italiano di coloro che non hanno il permesso di soggiorno o che devono essere espulsi per motivi di sicurezza o di ordine pubblico. Esistono diverse modalità di rimpatrio, a seconda della volontà e della situazione del migrante. Le principali sono:

  • Il rimpatrio volontario assistito, che consiste nel rientro in patria con il sostegno di enti pubblici o organizzazioni non governative, che offrono assistenza nella fase pre-partenza e nella reintegrazione nel paese di origine. Questa opzione è riservata ai cittadini stranieri che non hanno ancora ricevuto una risposta negativa definitiva alla loro domanda di soggiorno o di protezione internazionale, o che sono regolarmente o irregolarmente soggiornati, ma non sono destinatari di un provvedimento di espulsione come sanzione penale o per motivi di sicurezza. Per accedere a questa modalità, il migrante deve rivolgersi direttamente a uno degli enti che gestiscono i progetti di rimpatrio volontario assistito, come il CIES, il CIR, il GUS, il CEFA o il CO&SO.
  • L’espulsione con obbligo di lasciare il paese con mezzi propri, che consiste nell’invito a lasciare il territorio italiano entro un termine stabilito dall’autorità competente, che può variare da 7 a 30 giorni. Questa opzione è applicata ai cittadini stranieri che sono entrati in Italia senza permesso di soggiorno o che lo hanno perso per scadenza o revoca, e che non sono destinatari di un provvedimento di espulsione come sanzione penale o per motivi di sicurezza. Se il migrante non rispetta il termine stabilito, può essere sottoposto a un provvedimento di accompagnamento coatto.
  • L’accompagnamento coatto, che consiste nel trasferimento forzato del migrante al confine o all’aeroporto, con l’ausilio delle forze dell’ordine. Questa opzione è applicata ai cittadini stranieri che sono destinatari di un provvedimento di espulsione come sanzione penale o per motivi di sicurezza, o che non hanno rispettato l’invito a lasciare il paese con mezzi propri. In questo caso, il migrante può essere trattenuto in un centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) per un periodo massimo di 18 mesi, in attesa dell’esecuzione del provvedimento.

Per maggiori informazioni sulle modalità e le procedure di rimpatrio degli stranieri in Italia, puoi consultare i seguenti siti web:

  • Integrazionemigranti.gov.it, il portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dedicato all’integrazione dei migranti in Italia.
  • Wired.it, la rivista online che offre approfondimenti su temi di attualità, tecnologia e innovazione.
  • Stranieriinitalia.it, il sito web che offre informazioni e servizi utili agli stranieri che vivono o vogliono venire in Italia.

Le condizioni di vita nei CPR sono molto critiche e spesso disumane. Secondo l’ultimo rapporto del garante dei detenuti, le condizioni di vita nei CPR sono del tutto analoghe a quelli degli istituti di pena con sbarre alle finestre, cancelli e porte. I detenuti sono privati della libertà senza tutte le garanzie previste dall’ordinamento detentivo giudiziale o ordinario. Alcuni dei problemi che si riscontrano nei CPR sono:

  • La mancanza di attività e di assistenza psicologica, che provoca stress, ansia, depressione, autolesionismo e suicidi tra i migranti trattenuti23.
  • La scarsa igiene e la qualità del cibo, che favorisce la diffusione di malattie e parassiti.
  • La violenza e i maltrattamenti da parte del personale di sicurezza e dei gestori dei centri, che spesso agiscono in modo arbitrario e impunito42.
  • La difficoltà di accesso ai servizi legali e sanitari, che impedisce ai migranti di esercitare i loro diritti e di ricevere cure adeguate.
  • La durata eccessiva del trattenimento, che può arrivare fino a 180 giorni, senza una reale possibilità di rimpatrio o di regolarizzazione.

Queste condizioni sono state denunciate da diverse organizzazioni e associazioni che si occupano di difendere i diritti dei migranti, come LasciateCIEntrare, CILD, ASGI, Amnesty International e altre. Tuttavia, il governo italiano ha deciso di aumentare il numero dei CPR e di estendere le modalità di trattenimento anche ad altri luoghi, come gli hotspot, le navi quarantena e i cosiddetti “locali idonei”. Questa politica è stata criticata anche dalle istituzioni europee e internazionali, che hanno sollevato dubbi sulla sua conformità ai principi del diritto umanitario e dei diritti umani.

 

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