Perugia seconda città più cara d’Italia d’Italia, secondo i dati Istat

on aumento trasporto locale + 9% mese di luglio

Perugia seconda città più cara d’Italia d’Italia, secondo i dati Istat

Perugia seconda città più cara d’Italia d’Italia (dati Istat) con aumento trasporto locale + 9% mese di luglio e la Giunta Regionale e il Comune non fanno niente, nemmeno la rateizzazione degli abbonamenti. Aumenti esponenziali degli affitti per studenti e nonostante le promesse di un anno fa TOTALE MANCANZA DI ALLOGGI per aventi diritto,e di queste ora che i cento posti letto della casa dello studente  chiusi per lavori non verranno riaperti. Come per molte città universitarie anche Perugia  ha perso i soldi del PNRR previsti per costruire alloggi.

Un anno fa i giovani si erano mobilitati per denunciare la carenza di alloggi e sfruttamento con incredibile ed incontrollata evasione.  ad oggi niente è stato fatto.

Nella nostra regione per questo motivo molti giovani sono costretti a fare due ore di viaggio al giorno per raggiungere l’università,oltre all’evidente disagio, segnaliamo che la Benzina oltre i due euro ( quando il taglio delle accise ?) rende insostenibile ed irraggiungibile il diritto allo studio.

Di queste ore l’ennesimo annuncio ridicolo dell’assessossore regionale il quale sostiene che si batterà per far sì che l’azienda dei trasporti rateizzi  gli abbonamenti. Ma l’Azienda  non opera su contratto di servizio per conto della Regione?

Di annuncio in annuncio l’Assessosere omette di spiegare agli Umbri perché il  “suo”  Ministro alle infrastrutture togli a questo territorio i finanziamenti per il raddoppio della line ferroviari e li destina al Nord.Ricordate quando in campagna elettorale il Ministro e l’Assesore promettevano ( come sempre) che avrebbero tolto L’umbria dall’isolamento.

Come Federconsumatori stiamo valutando di organizzare una manifestazione per fine settembre  per rivendicare investimenti per il potenziamento dei collegamenti ferroviari che interessano centinaia di lavoratori  e studenti pendolari.

Archiviate le vacanze, al rientro, bruttissime sorprese aspettano le famiglie: come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ha calcolato l’importo della stangata autunnale, con risultati a dir poco allarmanti. Si prospetta un autunno nero per le famiglie, che dovranno far fronte a una stangata di 2.924,70 euro, ben 252,92 euro in più rispetto all’autunno 2022 (in cui già era iniziata l’ondata di rincari).

Si tratta di cifre estremamente onerose, ma il triste calcolo non si ferma qui: non possiamo non calcolare, soprattutto quest’anno, visti i forti incrementi, le spese per due settori fondamentali quali alimentazione e carburanti. Se all’importo della stangata sommiamo queste voci di spesa il totale ammonta a 5.104,90 euro da settembre a novembre, 480,12 euro in più rispetto al 2022.

Le voci di spesa con cui le famiglie dovranno fare i conti non riguardano solo il materiale scolastico, ma anche le bollette (su cui pesa fortemente il rialzo di luce e gas previsto per il IV trimestre dell’anno), la TARI, le spese per il riscaldamento. Per non parlare della spesa per alimentari e benzina, i cui costi sono schizzati alle stelle, non sempre in maniera giustificata, come più volte abbiamo rilevato.

Stangata autunnale 2023 – settembre-novembre
Scuola (libri, dizionari, parte del corredo) 906,59 €
Esami/visite mediche 274,00 €
Bollette (acqua, luce, gas, telefonia) 1.144,11 €
Tari (seconda rata) 171,00 €
Riscaldamento (prima rata) 429,00 €
TOTALE 2.924,70 €
Alimentazione 1.594,00 €
Benzina 586,20 €

Nella situazione di forte difficoltà in cui si trovano le famiglie, per molti, questi costi saranno insostenibili. Specialmente per chi deve fare i conti anche con il rialzo delle rate sui mutui. Questa stangata, inoltre, rischia di dare un duro colpo al nostro sistema economico, abbattendosi sui consumi e sull’intero sistema produttivo. Per questo è urgente che il Governo corra ai ripari, adottando misure in grado di sostenere le famiglie e contenere i rincari, attraverso:

  • la costituzione di Comitati di sorveglianza sui prezzi costituiti territorialmente con la partecipazione delle Associazioni dei consumatori;
  • l’aumento dei poteri di indagine e di sanzione di Mr. Prezzi;
  • la rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo e la riforma delle accise e degli oneri di sistema sui beni energetici e carburanti;
  • l’alleggerimento strutturale del peso del fisco e del cuneo fiscale sui redditi fissi, con la detassazione di stipendi e pensioni, il sostegno ai rinnovi contrattuali e la giusta perequazione delle pensioni al costo della vita.

Le risorse per tali misure sono da ricercare attraverso una seria azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, nell’introduzione di una tassazione strutturale progressiva sugli extraprofitti delle imprese operanti in diversi settori (energetico e farmaceutico, per citarne alcuni), nonché nell’applicazione di una forma di imposta di bollo aggiuntiva che colpisca le transazioni finanziarie e quelle commerciali BtoB quando i valori transati subiscano un aumento superiore a una certa soglia percentuale rispetto al periodo di riferimento precedente.

Archiviate le vacanze, al rientro, bruttissime sorprese aspettano le famiglie: come ogni anno, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ha calcolato l’importo della stangata autunnale, con risultati a dir poco allarmanti. Si prospetta un autunno nero per le famiglie, che dovranno far fronte a una stangata di 2.924,70 euro, ben 252,92 euro in più rispetto all’autunno 2022 (in cui già era iniziata l’ondata di rincari).

Si tratta di cifre estremamente onerose, ma il triste calcolo non si ferma qui: non possiamo non calcolare, soprattutto quest’anno, visti i forti incrementi, le spese per due settori fondamentali quali alimentazione e carburanti. Se all’importo della stangata sommiamo queste voci di spesa il totale ammonta a 5.104,90 euro da settembre a novembre, 480,12 euro in più rispetto al 2022.

Le voci di spesa con cui le famiglie dovranno fare i conti non riguardano solo il materiale scolastico, ma anche le bollette (su cui pesa fortemente il rialzo di luce e gas previsto per il IV trimestre dell’anno), la TARI, le spese per il riscaldamento. Per non parlare della spesa per alimentari e benzina, i cui costi sono schizzati alle stelle, non sempre in maniera giustificata, come più volte abbiamo rilevato.

Stangata autunnale 2023 – settembre-novembre
Scuola (libri, dizionari, parte del corredo) 906,59 €
Esami/visite mediche 274,00 €
Bollette (acqua, luce, gas, telefonia) 1.144,11 €
Tari (seconda rata) 171,00 €
Riscaldamento (prima rata) 429,00 €
TOTALE 2.924,70 €
Alimentazione 1.594,00 €
Benzina 586,20 €

Nella situazione di forte difficoltà in cui si trovano le famiglie, per molti, questi costi saranno insostenibili. Specialmente per chi deve fare i conti anche con il rialzo delle rate sui mutui. Questa stangata, inoltre, rischia di dare un duro colpo al nostro sistema economico, abbattendosi sui consumi e sull’intero sistema produttivo. Per questo è urgente che il Governo corra ai ripari, adottando misure in grado di sostenere le famiglie e contenere i rincari, attraverso:

  • la costituzione di Comitati di sorveglianza sui prezzi costituiti territorialmente con la partecipazione delle Associazioni dei consumatori;
  • l’aumento dei poteri di indagine e di sanzione di Mr. Prezzi;
  • la rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo e la riforma delle accise e degli oneri di sistema sui beni energetici e carburanti;
  • l’alleggerimento strutturale del peso del fisco e del cuneo fiscale sui redditi fissi, con la detassazione di stipendi e pensioni, il sostegno ai rinnovi contrattuali e la giusta perequazione delle pensioni al costo della vita.

Le risorse per tali misure sono da ricercare attraverso una seria azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, nell’introduzione di una tassazione strutturale progressiva sugli extraprofitti delle imprese operanti in diversi settori (energetico e farmaceutico, per citarne alcuni), nonché nell’applicazione di una forma di imposta di bollo aggiuntiva che colpisca le transazioni finanziarie e quelle commerciali BtoB quando i valori transati subiscano un aumento superiore a una certa soglia percentuale rispetto al periodo di riferimento precedente.

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