Da Dylan a Hancock passando per Bollani: il primo weekend di Umbria Jazz 2023 scivola via sui tasti del pianoforte
E stasera si ricomincia da Mika
di Antonella Valoroso
Riavvolgendo la pellicola di questo primo weekend dell’edizione numero 50 di Umbria Jazz ci si accorge che, almeno sul main stage dell’Arena Santa Giuliana, il protagonista è stato il pianoforte al quale si sono avvicendati Bob Dylan, Stefano Bollani e Herbie Hancock. Tre artisti e tre performance profondamente diverse.
Del concerto del premio Nobel dal carattere “ruvido e brusco” (“rough and rowdy”) di venerdì 7 luglio resta il ricordo dei cellulari sigillati nelle custodie Yondr, dei maxischermi spenti, delle luci basse e di una tenda rossa, con Dylan che canta e suona quasi trincerandosi dietro la mole del pianoforte dal quale si staccherà soltanto alla fine. Restano le note della mitica armonica che intona Every grain of sand. Resta la poesia della storia d’amore tra il ‘menestrello del rock’ e la studentessa Suze Rotolo riemersa dall’archivio storico dell’Università per Stranieri. E l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo perché è proprio vero che il grande Bob Dylan “contiene moltitudini”, come ripete l’enigmatica litania del brano di apertura dell’album Rough and Rowdy Ways, le cui canzoni hanno punteggiato una serata già passata dalla cronaca alla leggenda.
Il mood del sabato sera è di tutt’altro genere. Fatta eccezione per i due momenti in cui si esibisce in coppia con Valentina Cenni, Bollani al piano è “solo”, come recita il titolo del suo progetto, ma proprio per questo sotto le sue dita possono spalancarsi possibilità illimitate. Bollani non si accontenta di improvvisare percorrendo la tastiera come un funambolo, ma chiede e riceve input dal pubblico, coinvolge gli spettatori, li ascolta e li sorprende, diverte, si diverte e nel frattempo smonta e ricostruisce le melodie di un repertorio inesauribile che spazia dai classici del jazz americano alle canzoni popolari italiane, dalle amate sonorità brasiliane ai compositori classici del Novecento e ai brani di sua composizione. Non mancano gli omaggi a Dylan -“casomai ci fosse qualcuno che non ha trovato posto ieri sera”- e ai novant’anni di Carlo Pagnotta che ha portato Umbria Jazz nel mondo e il mondo del Jazz in Umbria.
Il testimone e “le tastiere” (il plurale è d’obbligo), passano infine domenica sera a Herbie Hancock, un artista che con il pubblico di Perugia ha sempre avuto un rapporto privilegiato. Basti pensare che dalla sua “prima volta” nel 1983 si è esibito sul palco di Umbria Jazz ben quindici volte. Perché, come ha ribadito in diverse occasioni, “È il luogo in cui bisogna essere in questo periodo dell’anno”. Ieri come oggi quel palco lo domina come se di anni ne avesse 38 (invece di 83!) e continua a proporre la sua musica, fatta di contaminazione tra i generi, improvvisazione e sperimentazione, muovendosi tra la “sua” tastiera Korg Kronos e il pianoforte Fazioli a coda. “Siamo un’unica famiglia”, sottolinea rivolgendosi al pubblico, e la platea gli risponde con il suo abbraccio. Ad accompagnarlo è una band stellare: Terence Blanchard alla tromba, Lionel Loueke alla chitarra, James Genus al contrabbasso e Jaylen Petinaud alla batteria.
A fine serata, e a fine weekend, è quasi naturale ripensare alle celebre battuta del mitico “pianista sull’oceano” Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento: “Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano? I tasti finiscono! Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita”.
Difatti, tra qualche ora, sul palco dell’Arena salirà Michael Holbrook Penniman Jr., il pianoforte indosserà delle zampe di leone e lo spettacolo ricomincerà tra una testa di tigre (!) e un tripudio di decorazioni floreali. Perché il tema del tour 2023 di Mika è “May your head always bloom” (“Che tu possa fiorire sempre”).

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