Paolo Bellini in carcere a Spoleto, minacce e pericoli ex moglie e giudice strage Bologna
Paolo Bellini in carcere Spoleto – Paolo Bellini, ex terrorista di Avanguardia Nazionale, si trova attualmente in carcere a seguito delle minacce rivolte alla sua ex moglie e al giudice coinvolto nella condanna per la strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980. Le intercettazioni effettuate dalle autorità competenti mettono in luce una situazione allarmante e rappresentano un serio pericolo per le persone coinvolte.
La condanna di Bellini per l’attentato alla stazione di Bologna, in cui persero la vita 85 persone, è stata confermata poco più di un anno fa dalla Corte d’Appello di Bologna. Tuttavia, nonostante fosse già agli arresti domiciliari per reati di mafia commessi nel 1992, l’ex terrorista è stato nuovamente arrestato e trasferito nel carcere di Spoleto a causa del timore che potesse commettere ulteriori reati.
L’arresto di Bellini è avvenuto in seguito a un’ordinanza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, su richiesta della Procura generale del capoluogo emiliano. Le prove decisive contro di lui sono state ottenute grazie alle intercettazioni messe a disposizione dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze.
Attualmente, Bellini è oggetto di indagini da parte della Procura di Caltanissetta per la strage di Capaci, e recentemente ha subito interrogatori da parte dei magistrati delle Direzioni distrettuali antimafia di Caltanissetta e di Firenze per le stragi del 1993.
Già durante il processo di primo grado, Bellini aveva rivolto minacce alla sua ex moglie, Maurizia Bonini, che con la sua testimonianza aveva contribuito alla sua condanna per la . La procuratrice generale reggente di Bologna, Lucia Musti, ha sottolineato, come riporta un articolo di Alessandro Cori dell’Agenzia nazionale di stampa associata, che le recenti parole di Bellini, intercettate dagli investigatori, denotano un “intento omicidiario” molto concreto. Secondo la Procura generale, l’ex terrorista manifesta il suo disappunto nei confronti del giudice della Corte d’Assise, Francesco Maria Caruso, che lo ha condannato, definendo il processo subìto come una “sopportazione“. Le parole di Bellini rivelano un’irritazione per i tempi impiegati da Caruso per redigere le motivazioni della sentenza di primo grado.
Le minacce di Bellini non riguardano soltanto la sua ex moglie, ma anche il giudice Caruso, che diventa uno dei principali bersagli delle sue invettive. Nelle intercettazioni, Bellini lancia insulti e minacce aperte anche nei confronti del figlio del giudice. La Corte d’Assise d’Appello ritiene che tali minacce siano estremamente serie e non da considerare come semplici vanterie.
La situazione di continua ad essere motivo di preoccupazione per le autorità competenti, e la sua detenzione in carcere si è resa necessaria per garantire la sicurezza delle persone coinvolte. Il caso rimane aperto, con ulteriori indagini in corso riguardo ai legami di Bellini con determinate istituzioni e alle sue presunte responsabilità in altri reati di rilevanza nazionale.

su Bologna credo molto di più alle argomentazioni, screvre da comodi condizionamenti ideologici, del Giudice Rosario Priore.