PERUGIA – Il settore manifatturiero umbro continua a traballare. Confindustria Umbria ha realizzato insieme all’Università di Perugia, il report congiunturale relativo al II° trimestre del 2013 da cui emerge un quadro complicato con qualche timida speranza. Ecco il quadro che emerge dal report: «Mentre alcuni qualificati osservatori internazionali si sbilanciano nel preannunciare inversioni di tendenza il quadro congiunturale visto dall’Italia e dall’Umbria appare molto meno definito e come sempre traballante. La speranza, tuttavia, è sempre l’ultima a morire e con essa la capacità di resistere».
Secondo l’analisi di Confindustria, il secondo trimestre 2013 si è caratterizzato per tre aspetti di particolare evidenza. Il primo è l’espansione dei mercati emergenti. Il secondo è la tenuta della ripresa Usa, confermata dai segnali rassicuranti che provengono dal mercato del lavoro e dall’edilizia. Il terzo aspetto è il persistere dell’azione oltremodo espansiva delle maggiori banche centrali, tesa ad alleviare i costi dello sgonfiamento delle bolle finanziarie e immobiliari e a sostenere i corsi azionari e obbligazionari, al fine di innalzare la propensione al rischio, generare ricchezza per le famiglie e incentivare le imprese a investire.
«Purtroppo la politica monetaria resta meno efficace proprio là dove il suo aiuto è più urgente: l’Eurozona, i cui dati di aprile (Pmi, fiducia) dicono che la primavera non è iniziata all’insegna della desiderata ripresa, e ciò non solo nei paesi più fragili – scrivono da Confindustria – In Italia è ancora stringente il cappio della mancanza di credito e rimane prioritaria la problematica del pagamento degli arretrati della Pa: non sono poche, infatti, le imprese in difficoltà per il fatto di dover riscuotere somme importanti trovandosi nel contempo senza liquidità per adempiere agli obblighi fiscali. Occorre inoltre procedere a innalzare la competitività, rilanciare gli investimenti e sostenere le famiglie più deprivate, così da elevare sviluppo ed equità».
«In Umbria di recente si è preso atto, ai massimi livelli istituzionali, della gravità della situazione e degli effetti di instabilità che potrebbero derivare dal suo persistere. Le risorse messe in campo non saranno sufficienti a determinare una svolta ma contribuiranno almeno ad impedire, nei limiti del possibile, l’ulteriore aggravarsi delle condizioni di operatività delle imprese».
Nonostante i giudizi ottimistici, nonostante alcuni incoraggianti segnali di ripresa e nonostante i pubblici pronunciamenti sulla necessità di difendere il patrimonio industriale del nostro Paese, le imprese umbre, così come quelle italiane, non vedono ancora il tradursi delle buone parole in ordinativi concreti, tali da dare il via ad un tangibile circuito virtuoso delle produzioni con effetti positivi su redditi e occupazione.
Nel complesso del panorama industriale della regione, infatti, nonostante i numerosi casi che testimoniano una buona tenuta e capacità di controllo dei mercati di riferimento, anche alla fine del secondo trimestre del 2013 predominano incertezza sul futuro e indecisione sulle iniziative da programmare nell’immediato.
Il messaggio che proviene dalle imprese aderenti a Confindustria Umbria è piuttosto chiaro: se c’è una svolta è rispetto ai pessimi risultati denunciati nel precedente primo trimestre. Rispetto a un anno fa, invece, il miglioramento appare marginale. (giornaledellumbria.it)

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