Convenzione sulla sanità tra Regione e Università, nota del segretario del Pd Tommaso Bori

Convenzione sulla sanità tra Regione e Università, nota del segretario del Pd Tommaso Bori

“Seppur a distanza di due anni dalla sottoscrizione del memorandun e con un grave ritardo accumulato, la firma della convenzione sulla Sanità, sottoscritta oggi tra Regione Umbria e Università degli Studi di Perugia, rappresenta un fatto importante che può essere considerato – almeno sulla carta – un elemento di miglioramento di una situazione critica.” E’ quanto dichiara in una nota il Segretario regionale del PD e Vice Presidente della Commissione regionale sulla Sanità e Sociale, Tommaso Bori.


Ufficio stampa Pd Umbria


“Ora è necessario un punto di svolta: per realizzare davvero un cambiamento sistemico, organizzativo e politico – aggiunge Bori – occorre che la Giunta Tesei dia prova di aver compreso gli errori compiuti fino ad oggi e metta subito in atto un’azione di forte discontinuità rispetto al recente passato”. “Se da una parte si riconosce finalmente il valore del contributo che l’Università è in grado di apportare all’intero sistema sanitario regionale, riconfermato di recente anche dall’azione svolta in piena pandemia in termini di supporto all’attività di screening, tracciamento, cura e ricerca – sottolinea il segretario dem – dall’altra manca ancora un interlocutore realmente all’altezza di portare a compimento un nuovo disegno di sanità pubblica che torni ad essere davvero universalistico e di qualità, oltre che maggiormente in linea con i bisogni di cura e salute di tutti i cittadini”. “

Per fare questo – conclude Bori – non bastano i buoni propositi della Presidente Tesei, ma serve innanzitutto dare una svolta radicale al sistema, attraverso l’adozione di atti concreti, come, ad esempio, il ritiro del Piano Sanitario Regionale preadottato, bocciato a suo tempo dalla stessa Università, e cambiare non solo i Direttori ma anche e soprattutto lo stesso Assessore Regionale alla Sanità, ovvero colui che, più di altri, ha incarnato il verbo della privatizzazione surrettizia della sanità umbra, con le mancate assunzioni e le liste d’attesa, che hanno finito per creare cittadini di serie A, che possono ancora curarsi a pagamento, e quelli di serie B, che invece, ogni giorno, devono continuare a scontare ritardi e mancate prestazioni e cure”.

1 Commento

  1. Dr. Bori, la firma della Convenzione sulla Sanità, sottoscritta dalla Regione Umbria e dall’Università di Perugia, e ancor più la fase successiva della gestione, non sia occasione di attriti tra le due Istituzioni. Glielo dice uno che, quando alla fine del 2007 fu varato il Regolamento costitutivo e di funzionamento dei Dipartimenti ad Attività Integrata (DAI), era membro del Senato Accademico dell’Università di Bologna. Fu un parto lungo e difficile perchè non c’è mai stato un “rapporto positivo tra universitari e ospedalieri”. La costituzione dei DAI, infatti, non fu cosa facile sia per quanto riguarda l’assetto organizzativo-gestionale (in particolare il bilanciamento dei poteri) sia per quanto concerne la gestione per budget. Non conoscendo la Convenzione tra Regione Umbria e Università di Perugia non posso esprimere alcun parere, ma solo auspicare che da tale “Atto amministrativo” la sanità umbra possa migliorare sensibilmente sia dal punto di vista organizzativo sia per quanto concerne la qualità (sotto tutti gli aspetti) del servizio, in modo che ne possano godere tutti gli umbri. La sanità umbra ha veramente bisogno di un salto di qualità che la porti ai livelli di certe Regioni del centro-nord.

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