Report fondi Ue per l’uguaglianza di genere, Donatella Porzi (Pd): ‘Bisogna fare di più’

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L’uguaglianza tra uomini e donne è un valore fondamentale dell’Unione europea sancito dai trattati. La parità di genere è stata affrontata anche in 15 direttive adottate dall’UE ed è un obiettivo esplicito di alcuni elementi del bilancio dell’UE. Tuttavia, a prescindere dalla misura utilizzata per stabilire la parità di genere, siamo ancora lontani dal conseguimento di tale obiettivo. La presente relazione chiede pertanto che la dotazione di bilancio sia utilizzata in maniera molto più proattiva e mirata per raggiungere l’obiettivo della parità di genere.


Fonte: Parlamento europeo


I finanziamenti dell’UE forniscono già un contributo positivo importante per quanto concerne la promozione della parità di genere.

Alcuni programmi dell’UE (tra cui il Fondo sociale europeo, “Diritti, uguaglianza e cittadinanza” e Orizzonte 2020) contemplano azioni specifiche connesse alla parità di genere, mentre altri contengono solo riferimenti ai principi generali della parità di genere. Tuttavia solo pochi programmi prevedono obiettivi chiari e risorse specifiche anche in merito all’attuazione e al monitoraggio sistematici. In generale, le questioni di genere sono affrontate solitamente in ambiti strategici non vincolanti come lo sviluppo delle risorse umane, anziché nei settori “rigidi” come i trasporti, il clima e le tecnologie informatiche.

La presente relazione valuta in che modo l’integrazione della dimensione di genere è applicata nello stanziamento di fondi dell’UE, con particolare riferimento ai finanziamenti UE destinati all’assistenza all’infanzia nel quadro dei fondi SIE, all’integrazione della dimensione di genere nell’utilizzo dei finanziamenti di Orizzonte 2020 e all’integrazione della dimensione di genere nell’utilizzo del programma “Diritti, uguaglianza e cittadinanza” (con riferimento all’obiettivo della parità di genere e al seguito dato al programma Daphne sulla violenza contro le donne). Essa contiene raccomandazioni strategiche su come internalizzare meglio l’affermato principio dell’UE relativo alla parità di genere e all’integrazione di genere nelle decisioni di spesa concernenti gli ambiti strategici dell’UE.

Nell’ambito dei fondi SIE, secondo i programmi operativi della Commissione convenuti con gli Stati membri, le regioni e la Commissione, nel periodo 2014-2020 saranno spesi circa 5,85 miliardi di EUR per le misure volte a promuovere la parità di genere. I fondi SIE sono pertanto il più importante sostegno finanziario per l’attuazione della strategia in materia di parità di genere nell’UE, in particolare l’FSE, che intende promuovere la piena integrazione delle donne nel mercato del lavoro; 5,85 miliardi di EUR saranno spesi nel periodo 2014-2020 per misure intese a promuovere la parità di genere, di cui l’1,6 % nel quadro dell’FSE per la priorità di investimento specifica “uguaglianza tra uomini e donne in tutti i settori, incluso l’accesso all’occupazione, all’avanzamento di carriera, alla conciliazione tra lavoro e vita privata e alla promozione della parità di retribuzione per lavoro di pari valore”. Oltre a tali misure specifiche potrebbero essere adottati altri interventi, ad esempio i finanziamenti del FESR dovrebbero essere utilizzati per sostenere gli investimenti nelle strutture di assistenza all’infanzia e di altre infrastrutture sociali. Le ricerche hanno dimostrato che l’investimento nei servizi di assistenza creerebbe per gli uomini quasi tanti posti di lavoro quanto l’investimento nel settore delle costruzioni e creerebbe per le donne un numero di posti di lavoro quattro volte superiore.

Il programma “Diritti, uguaglianza e cittadinanza” 2014-2020 (che sostituisce i precedenti programmi Progress, Diritti fondamentali e cittadinanza e Daphne III) dispone di una dotazione finanziaria complessiva di 439,5 milioni di EUR per il periodo 2014-2020, di cui il 35 % è destinato ai due obiettivi in materia di uguaglianza di genere nell’ambito del programma (“promuovere la parità donne e uomini e l’integrazione della dimensione di genere” e “prevenire la violenza contro bambini, giovani, donne e altri gruppi a rischio (Daphne))”. Tuttavia mancano dati disaggregati per genere nella fase di attuazione di tale programma. Inoltre, il relatore deplora la diminuzione dei fondi disponibili per l’obiettivo specifico Daphne e raccomanda un’adeguata ed equa distribuzione del sostegno finanziario tra i vari settori e una maggiore chiarezza sul modo in cui viene esaminato l’obiettivo della lotta contro la violenza nell’ambito del programma “Diritti, uguaglianza e cittadinanza”.

In merito a Orizzonte 2020 il relatore accoglie con favore l’approccio dell’integrazione di genere come questione trasversale in ciascuna delle varie parti del programma di lavoro, conformemente a quanto disposto dall’articolo 16 del suo regolamento; tuttavia è necessario un ulteriore riesame onde valutare i risultati sulla base degli indicatori, inoltre l’integrazione della dimensione di genere dovrebbe essere ulteriormente rafforzata in tutti i pilastri del programma. Il relatore sottolinea che è necessario mantenere linee indipendenti per il finanziamento di progetti concernenti cambiamenti strutturali in materia di genere (tra cui GERI nel periodo 2014-2016), mentre occorre evitare i cambiamenti destinati a includere i finanziamenti relativi alla parità di genere in una rubrica più generale.

Tuttavia il relatore ritiene che l’UE possa utilizzare in maniera più efficiente le sue risorse di bilancio per conseguire tale obiettivo. Uno studio del servizio di ricerca del Parlamento europeo ha concluso che nel QFP 2014-2020 manca una chiara strategia di genere, con obiettivi, traguardi o dotazioni specifici. L’integrazione della prospettiva di genere nel bilancio non è applicata sistematicamente nel bilancio generale dell’UE. Spesso non è possibile determinare quali risorse, se presenti, sono stanziate per conseguire gli obiettivi di genere all’interno dei programmi. Per molti programmi risultano mancanti o incomplete le informazioni sulle dotazioni finanziarie concernenti la prospettiva di genere e quelle relative all’attuazione e ai risultati. Nell’UE e nelle istituzioni nazionali è estremamente rara l’adozione di strumenti importanti per l’integrazione della dimensione di genere, come gli indicatori di genere, la valutazione dell’impatto di genere e il bilancio di genere. Tuttavia vi sono delle eccezioni, come il programma quadro Orizzonte 2020, che contempla l’integrazione della dimensione di genere e indicatori appropriati.

In anni recenti si è assistito inoltre a un deplorevole abbandono dell’attuazione di politiche in materia di parità di genere. Non sono stati immuni da questa tendenza nemmeno i programmi mirati connessi alla questione di genere; a livello UE il programma Daphne è un esempio di come nel corso del tempo siano stati ridotti i finanziamenti a favore di una specifica strategia di genere.

L’integrazione della parità di genere nel bilancio dell’UE offre l’opportunità di contribuire a informare e orientare gli interventi per ripristinare i progressi sul nostro percorso dichiarato verso il conseguimento della parità di genere. Con questa visione ampia del ruolo positivo che il bilancio dell’UE può svolgere nell’affrontare tale obiettivo fondamentale, possiamo invertire la recente tendenza a non intervenire.

Il relatore esprime rammarico per il fatto che il riesame intermedio della Commissione relativo al quadro finanziario pluriennale non avanza alcuna proposta in questo ambito e non fa riferimento all’integrazione della dimensione di genere. Il relatore ritiene che il bilancio di genere accresca, quale intervento autonomo, la sensibilizzazione in merito alla necessità di affrontare le disuguaglianze. Se attuato correttamente con gli indicatori di genere, esso dovrebbe evidenziare anche i punti in cui vi è un impatto positivo quale conseguenza del bilancio dell’UE e mostrare le parti in cui vi possono essere carenze nell’utilizzo del bilancio. Misurando chiaramente il valore aggiunto positivo che viene realizzato tramite l’attuazione dei programmi dell’UE, saremo in grado di dimostrare ai nostri cittadini la differenza significativa in materia di parità di genere che viene conseguita attraverso il bilancio.

La presente relazione chiede pertanto che il bilancio sia utilizzato in maniera molto più proattiva per conseguire l’obiettivo della parità di genere che fin dall’inizio è fondamentale per le attività dell’UE.

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