Storie di confine, Tommaso Tastini, dalla Grande Mela all’inferno della provincia
(Storia di un artista, prima parte)
di Stella Carnevali
Si erano seduti ad un tavolino fuori del bar. A Cannara. Subito dopo il ponte che scavalca il Topino che mormora, colonna sonora dell’infanzia. Per parlare l’uno, per ascoltare l’altro. “Sono prigioniero: senza patente, senza moglie, senza figlio, senza soldi, senza lavoro, sono schedato e considerato socialmente pericoloso, mi aggrappo all’unico punto di forza che ancora vive in me: l’arte”. Come un bohémien d’altri tempi o un grillo parlante, subisco questa totale esclusione dalla vita, vivo con mia nonna, questa meravigliosa vecchietta di 91 anni che mi fa mangiare e dormire. Vagabondo dentro Cannara, non posso guidare, alcolizzato e tossico, eppure non è una condizione nella quale mi riconosco, le sostanze che mi distruggono non mi fanno stare meglio, ma mi tengono compagnia. Sono Tommaso Tastini e continuerò a fare l’artista dovessi morire di fame”.
Se anche qualcuno si è accorto del grande valore di questo artista, originale, creativo e contemporaneo nel senso che il suo orizzonte artistico è più alto della montagna più alta.
Non l’ha raccolto, stella lucente nel fango.
Passeggiano fino alla casa della nonna passando tra i vicoli di Cannara. Salgono le scale ripide che si aprono dentrouna cucina d’altri tempi. Una stufa economica che sbuffa vapori dalle pentole per il pranzo. Un tavolo ricoperto da una cerata a fiori stinti ospita due piatti cupi e due cucchiai. “Tommaso la minestra è pronta” dice la nonna, piccola vecchina dalla vestaglia consunta, abbottonata sul davanti. E’ mezzogiorno e quello che c’è in tavola è tutto. L’amico vorrebbe andar via, ma lo trattengono: dove si mangia in due, si mangia anche in tre.
Ma non era sempre stato così
Tommaso ha passato un’infanzia bellissima, a Cannara, con un nonno che lo trattava come un principe. Ancora piccolo, i genitori si trasferiscono a Pescara per lavoro e di questo ha sofferto come se gli avessero strappassero la prima pelle. L’ha raggiunti e fino a che è restato in Abruzzo ha avuto l’Umbria nei pensieri come un mito dove vivere bene. Avrebbe cambiato idea.
Va a Firenze alla facoltà di architettura
Va a Firenze alla facoltà di architettura, ma lascia per venire all’Accademia di belle arti di Perugia ai tempi di Abbozzo. Quando stava per diplomarsi viene segnalato a Beverly Pepper che cercava un assistente. Con lei ha lavorato per quasi sei anni. L’ aiutava a costruire i modelli in polistirolo ricoperti di gesso da fondere poi con vari metalli.
La segue fino a New York per realizzare due grandi progetti: Palingenesis alla Credit Suiss Zurigo e Sentinelle: immigration a Manhattan.
Nel team c’era anche Anne Lamuniere di cui si innamora. Si sposano e restano negli States senza tornare insieme a Beverly, causandole non pochi problemi. Un periodo bellissimo. Vivono prima a Manhattan poi a Brooklin. Hanno due figli.

Entrambi lavorano a tempo pieno come scenografi con Alan Arkin l’attore e regista statunitense, vincitore del premio Oscar 2007 per Little Miss Sunshine, per Quentin Tarantino.
Vi restano 12 anni. Tanta gavetta e pochi soldi, ma anche tanta felicità.
Ed arriva il buco nero, qualcuno cambia canale nella loro vita.
La bimba più piccola, di sei mesi, si ammala di leucemia e viene ricoverata per due anni al Memorial Hospital di New York, fino alla fine.
“Il dolore non ci ha unito: mia moglie è tornata subito dopo la morte della bimba insieme all’altro figlio, a Ginevra dalla sua famiglia. Ma prima ci siamo divorziati perché ci rifiutavamo a vicenda, ognuno scaricava sull’altro il proprio dolore e finiva che ci sentivamo in colpa per la nostra impotenza. Io sono tornato dopo qualche tempo ed è stato uno degli sbagli più grandi che ho fatto”.
Torna a Cannara dai genitori. Con loro tutto bene, ma trova un mondo capovolto dove oltre alla mancanza di tecnologie, non c’era alcuna considerazione, alcun rispetto per l’arte. Conosce delle belle persone tra gli artisti come Massei, Ficola, Fiorucci di Trebisonda, Loredana di Campello sul Clitunno, Graziano Marini.
Poi il deserto di cui si da la colpa.
Dice di avere un carattere nevrotico, istintivo, che non media quando dice quello che pensa.
Lavoro più sulla sofferenza che sulla serenità. Sono sempre in contrasto, come un grillo parlante che sputa ciò che ha dentro”.
La moglie resta a Ginevra, si riprende, lui ancora no.
“Vengo punito ed emarginato, ho fatto delle brutte esperienze anche autolesioniste, ho problemi con la legge per assunzione di stupefacenti, per l’alcool, sono il mito negativo attorno cui creare un’epopea, il capro espiatorio dei delitti segreti. A New York sarebbe stato diverso lì non mi è mai successo niente del genere, qui sono considerato socialmente pericoloso, sono schedato, m’hanno creato attorno una prigione che è più difficile da spezzare delle sbarre di ferro”.
Non sapeva come uscirne: “Sto aggrappato alla mia arte come se fosse una zattera nell’oceano infuriato, è l’unico punto di forza che qualcuno ha apprezzato ed ancora apprezza. Obbligato a questa prigionia a cui reagisco male”.
Se dipendesse da lui userebbe più denaro pubblico per coinvolgere i giovani artisti lasciando a loro le decisioni: “Né ai politici, né ai burocrati, i primi ti riempiono di buone parole e basta, i secondi bloccano tutto. Farei un fondo per quelli che non hanno mai mollato e che non hanno altre entrate e che siano riconosciuti come tali. Vorrei eliminare le graduatorie per l’insegnamento: che me ne frega se sei in graduatoria dalla guerre puniche, fammi vedere cosa sai fare.”.
E’ passato qualche anno, i due amici non si sono ancora rivisti. Molte cose sono cambiate
Tommaso vive a Roseto degli Abruzzi e ogni tanto torna a Cannara. Al prossimo incontro avrà ancora molte cose da raccontare.
Tommaso non ha mai smesso di sognare.

Ciao Tommaso, sono Lucilla ,una tua vecchia compagna di scuola medie e superiori.. Sono molto rattristata super la tue sfortunate vicende.. avevo grande stima di te e avresti meritato molto di più dalla vita! Un abbraccio