La Triptorelina, come spiega Mancini nell’atto che verrà discusso in Assemblea Legislativa, “oltre ad essere un farmaco utilizzato principalmente nel trattamento dei sintomi del tumore alla prostata, può essere impiegato anche per ritardare lo sviluppo puberale dei bambini che soffrono di disforia di genere e che, quindi, non accettano il sesso di nascita”. Secondo alcuni studiosi, “ritardando lo sviluppo, questi bambini possono essere sottoposti all’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso che risulterà meno invasivo anche a livello psicologico.
Su tale farmaco tuttavia – prosegue il capogruppo – il Comitato Nazionale di Bioetica ha espresso un parere orientato ad un uso prudenziale del prodotto in quanto sul piano scientifico, allo stato attuale delle conoscenze, non ci sono evidenze della efficacia e della sicurezza della TRP per il trattamento della disforia di genere nei minori nella fase dell’adolescenza e pure la diagnosi stessa della disforia risulta difficile, dato che è una condizione che fluttua tra patologia, condizione psicosociale e libera scelta.
L’inserimento della Triptorelina nell’elenco dei farmaci rimborsabili nel Servizio Sanitario Nazionale come richiesto da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) – conclude – rischia di favorirne l’utilizzo sconsiderato. La Regione Umbria deve percorrere tutte le strade possibili per vietarne immediatamente la prescrizione fino al completo chiarimento dei dubbi esistenti”.

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