Riforme, mobilità del personale tutta da chiarire

Associazione Presepe Rasiglia, Mismetti, ha annullato data del 26 dicembre

In queste ore cruciali per il futuro delle Province arriva, con punti tutti da chiarire, il Provvedimento 25 novembre 2014 – Avviso di mobilità ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. 30/03/2001 n. 165 per la copertura di complessivi n. 1031 posti a tempo pieno e indeterminato – vari profili professionali (pubblicato nella G.U. n. 5 del 20 gennaio 2015 (p – IV serie speciali – Concorsi ed esami). Nello specifico riguarda il reclutamento del personale da parte del Ministero della Giustizia dove l’Amministrazione centrale ha individuato 1.031 posti vacanti a tempo pieno e a tempo indeterminato di vari profili professionali.

Posti oggetto, quindi, di mobilità tra gli enti. Il dispositivo, all’articolo 8- Norme di salvaguardia, indica che l’effettivo trasferimento nei ruoli dell’amministrazione della giustizia del personale proveniente da amministrazioni diverse dai ministeri, è condizionato all’autorizzazione all’utilizzo del fondo, previsto dal comma 2, punti 1 e 3, dell’articolo 30 del d.lgs 165/2001, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze – di cui questa amministrazione intende avvalersi – e all’effettivo corrispondente trasferimento, fino a concorrenza delle disponibilità, delle risorse finanziarie necessarie a coprire i relativi oneri retributivi”.

Quel richiamo all’articolo 30 del d.lgs comma 2.3 chiarisce che le amministrazioni non ministeriali, devono contribuire per il “50% del trattamento economico spettante al personale trasferito mediante versamento all’entrata dello Stato da parte dell’amministrazione cedente e corrispondente riassegnazione al fondo ovvero mediante contestuale riduzione dei trasferimenti statali all’amministrazione cedente”. Ma di tutto ciò non vi è traccia nella legge Delrio.

“Ci auguriamo che le incongruenze vengano presto chiarite, così come già chiesto dal presidente dell’Upi Pastacci – dichiara il presidente Nando Mismetti – perché non vorremmo oltre al danno subire la beffa. Dovremmo infatti pagare la metà degli stipendi a dipendenti che non lavorano più per il nostro Ente in un momento in cui davvero le Province si trovano in estrema difficoltà finanziaria e hanno in dovere di tutelare servizi e posti di lavoro”.

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