Teatro Verdi restaurato? Purtroppo no, si tratta del Teatro Zandonai di Rovereto

dal Gruppo Comune I love Terni
Tre foto significative che un’amministrazione di sinistra, quella di Rovereto, pubblica per l’inaugurazione di un lungo restauro dello storico teatro cittadino. Quali sono le parole chiave? “Gioiello artistico …..centro culturale di rilievo internazionale…..una garanzia per un’offerta culturale di alta qualità…..una struttura di pregio grazie alla quale Rovereto era conosciuta in tutta Europa…”

Sono venuto per il Capodanno qui a Rovereto, la città di mia moglie, e constatare che città medie come questa, in termini demografici, ma culturalmente ed identitariamente molto più solide, debbano insegnarci su quali valori una comunità debba mantenere viva la propria storia, i ricordi, le tradizioni importanti per disegnare il proprio futuro è abbastanza triste. Dov’è la differenza con Terni? Nelle persone che ci hanno governato e ci governano i cui valori (quando ne hanno avuti) erano e sono basati essenzialmente sulla “contemporaneità” a tutti i costi, su un materialismo ideologico, sul secolo dell’acciaio e solo su questo. Il risultato è che la Terni odierna è cambiata in peggio, una sorta di quadro astratto in cui ognuno disegna ciò che vuole, la sperimentazione è libera, le performance spesso non valutabili.

Fa riflettere che il Teatro Zandonai di Rovereto si trova di fronte al MART, il Museo dell’Arte di Trento e Rovereto, più che un museo un centro di cultura a livello europeo e mondiale, fondamentalmente di pittura, in gran parte moderna e contemporanea che vede ogni anno decine di migliaia di visitatori paganti. Altrove si costruisce il presente ed il futuro su solide basi di un passato che si intende valorizzare. A Terni questa classe politica quasi si vergogna del nostro passato, che trascura, marginalizza, ma cura i propri interessi nella gestione di un presente incerto e di un futuro molto vago spesso nella sciatteria quando non anche dell’ignoranza.

Il restauro del Verdi non è solo un’operazione di intonaco che cade o di cento posto in più o in meno, costituisce o dovrebbe costituire, come è avvenuto altrove, anche e soprattutto in città amministrate dalla sinistra come Rimini, Venezia, Perugia e, appunto, Rovereto, un simbolo basilare di coesione della intera comunità per consolidare una identità attorno alla quale tutti si riconoscono.

Luca Diotallevi sostiene, nella tradizionale analisi di fine anno, che Terni sta perdendo anche la propria autonoma identità a causa di una dipendenza totale della politica dal PD perugino, che porta alla pervasività ed al consociativismo, cose denunciate da tempo, ma tutto questo, aggiungiamo, porti ad una gestione della cosa pubblica senza memoria, spesso irregolare se non illecita di incarichi professionali, appalti, concorsi, non è materia da sociologi ma da magistrati seri e da politici impegnati. Noi non ci sottrarremo neanche per il 2015 a questo compito ingrato.

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