“Il comunicato dell’assessore Paparelli, che si distingue per l’arrogante ed insultante propaganda sbracata sino alle minacce, fa subito capire quanto agevole il dialogo che si è presentato con quel livello istituzionale. Mi limito a ribadire quanto spiegato ogni volta e quante volte e con quanti incontri, a lui, agli uffici regionali, all’amministratore unico di Centralcom, sino all’assemblea del 24 ottobre scorso, dove ho anche provato a far inserire una clausola statutaria che ci consentisse un tempo ed uno spazio di soluzione condivisa delle legittime questioni poste per tutelare primari interessi della città che rappresento. E mi riferisco, ancora una volta, alle compatibilità tecniche e giuridiche della nostra progettualità su Perugia con la missione di una società in house come Umbria digitale, che necessitano inevitabilmente di precisazioni ed alcune rinnovate previsioni che riguardano sia lo statuto che i patti parasociali della nuova società consortile. Senza quelle, sarebbe impedito (tantopiù con questo socio di maggioranza che si distingue nel comunicato di Paparelli), lo sviluppo di una missione decisiva per le prospettive di Perugia.
Scaduti i 15 giorni che il codice civile consente per esercitare il diritto di recesso nel caso di trasformazione di una società, rimarremmo in definitivo ostaggio di una situazione incompatibile ed alla mercé di un’altrui benevolenza che pare sempre più difficile anche solo immaginare. La Presidente Marini sottragga questa vicenda dal clima da campagna elettorale che la sta condizionando e richiami il suo assessore ad una visione più articolata ed ampia dell’Umbria, che va ben oltre Terni, dove, ad esempio, con Umbria Digitale arriviamo a destinare 12 milioni di risorse pubbliche, lo ripeto, 12 milioni, per realizzare il preteso datacenter unico regionale. Tanto per dirne una. Quel recesso è inevitabile, come inevitabile per Regione e Comune di Perugia dal giorno successivo sedersi intorno ad un tavolo per ritrovare una rinnovata sintesi, anche societaria, non oltre il mese successivo. Magari recuperando, nel frattempo, il dovuto profilo istituzionale”.

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