Ast, a mezzogiorno riprende il negoziato

Oggi al Mise l’incontro decisivo per la vertenza Ast. A mezzogiorno sara la volta decisiva. Cercare di trovare un accordo sul piano industriale per il sito di Terni. è l’obiettivo dichiarato.

Le parti sono ferme nelle rispettive posizioni. Nel vertice di venerdì scorso sono andate più di una volta vicine alla rottura, tanto che è dovuto intervenire il presidente del Consiglio per scongiurare il fallimento del negoziato e l’invito delle lettere di licenziamento.

Da sindacati e istituzioni locali ci si aspetta che oggi al tavolo siedano i rappresentanti della Thyssenkrupp. L’azienda è decisa ad attuazione un piano di risparmi da 100 milioni all’anno, 12 dei quali da realizzare con un taglio al costo del lavoro attraverso un contenimento del contratto integrativo. Una contrazione quindi della retribuzione a fronte di un dimezzamento degli eventuali esuberi (550 quelli annunciati il 17 luglio, 290 quelli a cui l’azienda sarebbe disposta ad arrivare).

Il segretario della Cgil dell’Umbria, Mario Bravi, va giù duro: ““Se il governo continuerà ad essere appiattito sulle posizioni della Tk-Ast e, soprattutto, su quelle dell’ad Morselli, siamo pronti a tutto, anche a occupare la fabbrica. E’ una forma di protesta che il movimento sindacale ha usato solo in casi estremi, ma che potrebbe diventare legittima difesa di fronte a un’offensiva che punta solo a tagliare salari e posti di lavoro”.

La presidente della Regione, Catiuscia Marini, dal canto suo, sulla vicenda ha tirato in ballo la Commissione europea attribuendo precise responsabilità: “Serve – ha detto – una Commissione europea che non ga quello che ha fatto l’uscente, che porta molte delle responsabilità nell’attuale situazione in cui si trova l’Ast di Terni, per le decisioni assunte in termini di astratte regole sulle concorrenza”.

“Ci vorrebbe- ha aggiunto la presidente Marini – una Commissione europea che metta al centro il tema della siderurgia, di quale politiche industriali e pubbliche per la siderurgia in Europa, di come sostenere i player produttori di livello europeo dell’acciaio, anche perché l’acciaio è il presupposto di tutta l’industria manifatturiera che vogliamo sviluppare nel nostro continente. Quindi la Commissione europea deve cambiare rotta in maniera molto chiara”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*