di Marcello Migliosi e Morena Zingales
PERUGIA – Dopo lo speciale de La7, questa volta a puntare le telecamere su droga, mafia campana e degrado a Perugia, sono state le quelle di SkyTg24 con lo speciale “Perugia Tossica” della rubrica “Vice”, condotta da Lorenzo Mapelli. La trasmissione è cominciata con l’infelice frase uscita dalla bocca dell’ex prefetto di Perugia, Antonio Repucci: “Le madri che scoprono che i loro figli si drogano, si dovrebbero suicidare”. Dopo di che è cominciato il “viaggio” di giornalista e telecamere attraverso il luoghi più oscuri di quella che, da più parti, è definita la città “capitale della droga”.
“A fronte, anche di una notevole pressione mediatica, la polizia – e forte dell’arrivo in città del nuovo questore Carmelo Gugliotta – sembra che le cose stiano in parte cambiando. Lorenzo Mapelli lo chiede al capo della squadra mobile, Marco Chiacchiera. Il dirigente fa notare, facendo un giro in Città con il giornalista, quanto Perugia, con le sue viuzze, si addica agli spacciatori e quanto questo possa, di fatto, favorire lo smercio della droga. “E’ vero – spiega il capo della Squadra mobile della Questura – che Perugia, per qualche anno, ha avuto dei numeri, purtroppo importanti da questo punto di vista. Alcune zone della città che prima erano centri di spaccio di ‘piazza’ o non lo sono più”.
Questo non significa che il problema sia scomparso. Il luoghi di spaccio e di consumo si sono spostati e ora non sono più alla luce del sole come i sotterranei di un noto complesso che si trovano a due passi di appartamenti e uffici, Inps ed altri.
“E’ letteralmente pieno di carta stagnola – dice il giornalista, Lorenzo Mapelli, quando arriva in questo noto sotterraneo – c’è è qualche siringa e un po’ altra ‘merda’ che non so cosa sia”. E a pochi passi da quel sotterraneo comincia la vita normale.
A parlare sono proprio i perugini: Matteo fa uso di droga da circa 10 anni e dice al giornalista che lui come molti altri consumatori preferisce farsi in casa e che questi nuovi posti sono frequentati più che alto dai giovani.
Per cercare di capire meglio le dimensioni del fenomeno Lorenzo Mapelli è andato al Sert di Perugia, il centro per la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti.
Lì, la responsabile la dottoressa Claudia Covino ha detto che solo in un giorno ci sono dai 100 ai 150 utenti. I minorenni prima non c’erano e adesso ci sono una ventina di persone che sono arrivate da un anno a questa parte. Sono proprio piccoli, tra ai 15 e i 18 anni come Federica che ha 15 anni e già fuma eroina.
“Le droghe rispetto al passato costano meno”. Lo dice proprio Covino. La cocaina – aggiunge – si diceva che era la droga dei ricchi perché costava molto, perché perché…e ora la usato tutti”.
“Ed è proprio l’abbassamento dei prezzi che ha reso il consumo così diffuso e trasversale – spiega il giornalista nel servizio – a Perugia come nel resto d’Italia”.
I tempi e i modi sono cambiati, non sono più come gli anni 80. Lo dice un ex tossicodipendente Riccardo. Prima non c’era l’organizzazione di ora.
[infobox color=”eg. light, green, blue, yellow, red”]..A Perugia si è passati da soggetti indipendenti a vere e proprie organizzazioni più strutturate e di conseguenza lo spaccio di massa per strada. Ma il sabato sera in centro sembra però una serata normale. Non c’è traccia né di spaccio, né di consumo..[/infobox]Lorenzo Mapelli, si vede nel servizio, incontra Sergio un tossicodipendente. Lui conferma che lo spaccio in strada è quasi scomparso, ma la droga continua ad esserci per chi la vuole.
Ma gli albanesi sono solo una delle organizzazioni che operano in città. “C’è una fortissima presenza di gruppi nigeriani – spiega ancora il Capo della squadra mobile di Perugia, Marco Chiacchiera -, ci sono magrebini, albanesi per l’appunto, che svolgono attività di spaccio e avari livelli. I nigeriani – annota – soprattutto all’ingrosso, i magrebini al dettaglio, mentre gli albanesi spacciano cocaina sia al dettaglio sia all’ingrosso”. Si tratta di gruppi così forti che riescono ad operare in Italia senza in beneplacito della Camorra, della ‘Ndrangheta o di altre organizzazioni criminali italiane, è la domanda che Lorenzo Mapelli pone al vicequestore. “In Umbria…in Umbria, hanno operato da soli”, è la risposta di Marco Chiacchiera.
Alcuni, però, sono convinti che Camorra e ‘Ndrangheta ci siano. Anzi e che siano proprio loro che gestiscono tutto. Non in modo diretto, s’intende, ma sono presenti al principio e alla fine della filiera.
Questo, in realtà, è uno dei punti che emerge dal report “La droga in Umbria”, curato dal giornalista di Libera, Fabrizio Ricci. “E’ difficile pensare che – spiega Ricci – che le organizzazioni mafiose italiane siano, in qualche modo, assenti o escluse da questo ‘mercato’. Il mercato della droga – aggiunge il giornalista – è un po’ un ciclo. C’è l’investimento iniziale e l’importazione della droga che su grande scala viene, sistematicamente, effettuata dalle grandi organizzazioni mafiose. Mentre, in realtà, nelle regioni controllate direttamente dalle organizzazioni mafiose tutto il ciclo è esplicitamente controllato da loro, in realtà come l’Umbria possono subentrare altri soggetti. Sappiamo – fa notare Ricci -, grazie a diverse inchieste, che alcuni spacciatori tunisini vanno a rifornirsi direttamente a Napoli”.
Il giornalista è andato a chiederlo direttamente a Samir, uno spacciatore che ha contattato al telefono proprio come fanno tanti altri.
E lì il telefono di Samir squilla, era un cliente. “Cinque grammi buoni, metti 2 grammi di taglio è quello è il guadagno, questi due grammi sono il guadagno. Prendi a 70 e vendi a 100”. Dice Samir.
Molti degli spacciatori magrebini finiscono per diventare tossicodipendenti a loro volta, questo fa sì che il taglio della droga avvenga in maniera sempre più arbitraria, una delle principali cause delle morti per overdose.
E Samir spiega che la droga la prendono a Napoli. “Napoli è diversa, non è come Perugia. A Napoli sono gli italiani a comandare. Gli italiani danno la roba ai neri o ai tunisini e dopo vengono pagati. A Perugia, invece, tu ti fai i…”
Ma i tunisini, in realtà, sono l’ultima ruota del carro. “I proventi che entrano dai traffici di droga – spiega Fabrizio Ricci – sono immensi per le organizzazioni mafiose, ma naturalmente, si tratta di soldi che devono essere ‘ripuliti’. E in questo caso l’Umbria – aggiunge il giornalista -, come tante altre realtà del Centro Nord, è un luogo, se vogliamo, ideale anche per questo tipo di reinvestimenti. Forse perché non c’è ancora nel tessuto sociale uno stato di allarme che magari ci può essere altrove e quindi l’investimento diventa più facile”.
Mapelli a questo punto chiede a Ricci se c’è stato in passato un evento che scatenante che ha permesso alla mafia di insediarsi in Umbria. “Questo evento – spiega – è considerato, da molti addetti ai lavori, particolarmente significativo che è il terremoto del ’97 che si è trasformato in una porta d’ingresso. Sono arrivato molte ditte campane legate alla mafia. Ditte che si sono aggiudicate appalti e subappalti per la ricostruzione e si sospetta siano collegante alla criminalità organizzata. E che potrebbero aver lasciato dei semi nel tessuto economico regionale”.
Ricci ricorda anche l’operazione “Apogeo” effettuata dai Carabinieri del Ros, dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti ed dai militari del GICO della Guardia di Finanza di Perugia e Firenze. “Un caso emblematico – racconta – è quello di Ponte San Giovanni. Un grosso complesso edilizio in un grosso quartiere alle porte di Perugia affidato all’azienda Palazzetti. Questa ditta non ce la faceva più e stava per fallire ed è entrata in contatto con soggetti che poi, una inchiesta della magistratura e una operazione delle Forze dell’Ordine ha scoperto essere collegati al clan dei Casalesi”.
Questo palazzo che alcuni hanno ribattezzato Hotel Gomorra sarebbe la prova fisica che la mafia in Umbria c’è e ha grandi interessi. Questo non vuol dire che parlare di città pericolose abbia senso, soprattutto ora che il centro è stato ripulito. Aumentare la presenza di Polizia ha portato a dei risultati, ma finché non si farà chiarezza sui grandi interessi che muovono lo spaccio e causano morti, quello di Perugia rimarrà un problema con molte vittime e pochi colpevoli.

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