Prostituzione perché a Terni non si fanno multe sulle strade del vizio

 
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Prostituzione perché a Terni non si fanno multe sulle strade del vizio

Prostituzione perché a Terni non si fanno multe sulle strade del vizio

«Purtroppo, a Terni, il problema è sempre quello. In Consiglio comunale c’è chi deve studiare di più e usare il buon senso. Posizioni apparentemente a favore delle donne, come quella espressa ieri dal consigliere Lucia Dominici di Forza Italia, fanno cadere le braccia. Per la Dominici, come riporta la stampa, “la prostituzione non si può combattere circoscrivendola soltanto ad un problema di decoro o di intralcio al traffico”, né lei si sente “in dovere di dire ad una donna di come si debba vestire per evitare una multa. Parlare di multe fa abbastanza ridere, servono campagne per cambiare l’impostazione culturale”, ha dichiarato. Ma in virtù del fatto che anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi di Forza Italia ha già emesso un’ordinanza utilizzando gli stessi criteri che ho utilizzato nel mio atto non credo di essermi sbagliato.

La Dominici chiederà a Romizi di revocare la sua ordinanza?

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Pertanto invece di rinviare in commissione il mio atto di indirizzo la Dominici e il capogruppo della Lega Cristiano Ceccotti avrebbero potuto avanzare proposte per migliorarlo, se l’intento è quello di difendere i cittadini di Terni e le donne: in Italia le stime parlano di oltre 120.000 sfruttate, di cui il 37% è minorenne. Inoltre, poiché chiedo l’impegno del sindaco a fare un’ordinanza contro la prostituzione nei luoghi pubblici, rammento anche che un’ordinanza è un atto proprio del sindaco e non ha senso rinviarlo in commissione. Tale operazione rappresenta pure un costo per i cittadini.

Un Comune deve, in qualche modo, poter individuare alcune caratteristiche che contraddistinguono la prostituzione nei luoghi pubblici. Ad esempio, il Comune di Rimini ha emesso un’ordinanza che fa divieto a chiunque di porre in essere comportamenti diretti, in modo non equivoco, a chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento.

Se a Terni si mettono a ridere quando sentono parlare di multe, è probabile che non sappiano che il cosiddetto modello nordico di contrasto alla prostituzione, quello che da tempo si sta dimostrando efficace per le strade delle periferie europee e italiane, è proprio quello delle “multe”. Tale modello, che prevede la punibilità del cliente che chiede prestazioni sessuali a pagamento, è stato per la prima volta introdotto in Svezia nel 1999 e recentemente anche in Francia e inIrlanda.

Il concetto che ne è alla base è colpire chi va con le prostitute nel tentativo di stroncare un giro di affari sporchi che solo in Italia vede coinvolti 9 milioni di clienti e che costituisce un affare per la malavita da 90 milioni di euro al mese. Pertanto chi, da donna, non vuole dire a un’altra donna che si prostituisce, perché sfruttata, come si deve o non si deve vestire e trova la mia proposta di contrasto alla prostituzione addirittura offensiva per il genere femminile, semplicemente sbaglia.

Al Consiglio dei diritti umani di Ginevra ci sono stati dibattiti di livello internazionale, a cui hanno partecipato delegati della Nigeria, uno dei Paesi africani più colpiti dal fenomeno della tratta delle adolescenti spedite a prostituirsi in Occidente, che hanno ribadito l’importanza di diffondere il modello nordico di lotta alla prostituzione.

Sindacalisti come Paola Taddei della Cisl Romagna ha affermato con decisione: «Dobbiamo togliere queste donne dall’inferno e l’ordinanza del Comune di Rimini è una buona strada da percorrere perché bisogna interrompere la catena che crea ricchezza sporca, intervenendo su chi paga, sul cosiddetto cliente».

Ma accanto a Rimini c’è anche Firenze che ha decretato un simile atto amministrativo. Inoltre va tenuto bene in conto che il denaro sporco dei proventi della prostituzione viene puntualmente riciclato dalle organizzazioni criminali italiane e internazionali in combutta tra loro in attività illecite come droga o nella gestione di attività economiche “di copertura”, quali bar, ristoranti e alberghi, dando pure luogo a una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori e dei commercianti onesti.

Quindi, invece di rimandare in commissione il mio atto di indirizzo, perdendo altro tempo prezioso, il Comune di Terni dovrebbe sbrigarsi a fare subito la sua ordinanza contro la prostituzione nelle nostre strade e nelle nostre piazze e invitare, come amministrazione capofila dell’iniziativa, i sindaci di altri Comuni umbri ad adottare ordinanze simili, allo scopo di creare continuità territoriale nell’azione di contrasto alla prostituzione.

L’ordinanza da parte del Comune di Terni è quanto mai necessaria e urgente, perché non si può nemmeno pensare che chi va con le prostitute stia esercitando una libertà: si tratta, infatti, di una “libertà” nei confronti di una persona che non è libera e non ha scelta, vittima dei suoi aguzzini. Il cliente, pertanto, va considerato complice e “motore” dello sfruttamento della donna. Inoltre nei quartieri dove la prostituzione è di casa, i cittadini sono esasperati come abbiamo più volte visto anche qui a Terni nel caso di Città Giardino e chiedono insistentemente più decoro e sicurezza per loro e le loro famiglie.

Dico infine al consigliere e capogruppo della Lega, Cristiano Ceccotti, che essendo i temi della sicurezza e del decoro materia trattata abbondantemente dalla Lega, sono rimasto stupito quando ho visto la sua richiesta di rinviare il mio atto di indirizzo in commissione. A Ceccotti rammento pure che ogni volta che si rimanda un atto di indirizzo in commissione c’è un costo in più che i cittadini devono sopportare».

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