Gianfranco Sciscione, l’impero televisivo nato da un solo no

Gianfranco Sciscione, l'impero televisivo nato da un solo no

Dal no alla banca alla tv, 48 anni tra rischi e grandi sfide

📌 FLASH NEWS – Gianfranco Sciscione racconta la storia: dal no al posto in banca alla nascita di Telemontegiove, fino alla crescita del gruppo, agli studi del Tecnopolo Tiburtino e alla scelta di puntare sui giovani e l’informazione locale.


La storia imprenditoriale di Gianfranco Sciscione comincia con una scelta che, alla fine degli anni Settanta, appariva tutt’altro che prudente. Un posto sicuro in banca era pronto ad accoglierlo, mentre sulle sue spalle c’erano già responsabilità familiari importanti. Sciscione scelse invece di seguire un progetto televisivo nato quando il settore delle emittenti private muoveva ancora i primi passi.

Quella decisione avrebbe segnato l’inizio di un percorso lungo quasi mezzo secolo, sviluppato dalle prime frequenze locali fino alla costruzione di una realtà editoriale più ampia e agli studi del Tecnopolo Tiburtino di Roma.

A 76 anni, Gianfranco Sciscione ripercorre le tappe della propria esperienza in un’intervista di Agostino Fraccascia del Corriere del Popolo Paese Roma. Ne emerge un racconto che attraversa investimenti rischiosi, crescita territoriale, trasformazioni tecnologiche, formazione professionale dei giovani e una lunga vicenda giudiziaria legata a Quarta Rete.

Il primo passo e quella lettera di assunzione rifiutata

La data indicata da Sciscione come punto di partenza ufficiale è il 16 marzo 1978, giorno in cui venne costituita la prima società televisiva con il nome Telemontegiove. Il progetto, tuttavia, aveva cominciato a prendere forma circa due anni prima, quando i futuri protagonisti dell’iniziativa svolgevano ancora altre attività professionali.

Fare televisione privata in quegli anni significava muoversi in un settore nuovo e ancora lontano dalla normalità che avrebbe raggiunto successivamente. Sciscione ricorda che chi intraprendeva quella strada poteva essere percepito quasi come un “pirata”.

La scelta provocò forti preoccupazioni in famiglia. Il padre, carabiniere e profondamente legato al rispetto delle regole, cercò infatti di indirizzarlo verso una prospettiva professionale più stabile, procurandogli la possibilità di entrare alla Banca Popolare di Terracina.

Sciscione decise però di rinunciare. Ricorda di aver strappato la lettera di assunzione davanti alla madre, nonostante avesse già due figli e un terzo in arrivo. Fu il passaggio definitivo verso l’attività televisiva.

Dalle frequenze locali alla costruzione del network

Il territorio è rimasto uno degli elementi centrali della strategia imprenditoriale. Secondo Gianfranco Sciscione, la dimensione locale non costituisce un limite rispetto ai grandi operatori nazionali, ma può rappresentare un vantaggio competitivo.

La sua analisi parte dalla presenza di network nazionali come Rai, Mediaset e La7, capaci di garantire un’offerta informativa su scala nazionale. Il modello sviluppato dal gruppo punta invece ad affiancare a questa dimensione una presenza regionale radicata nelle comunità.

Le televisioni regionali diventano così lo strumento attraverso il quale offrire spazio alle notizie e alle realtà dei singoli territori. È proprio questo rapporto con le comunità locali che, nella visione di Sciscione, continua a distinguere le emittenti territoriali anche in un mercato profondamente cambiato.

L’acquisto di Quarta Rete e il rischio più grande

Tra le operazioni considerate decisive nella crescita aziendale figura l’acquisizione del marchio Quarta Rete. Sciscione la descrive come la scelta che richiese maggiore coraggio.

Il problema principale era economico. Al momento dell’operazione non disponeva delle risorse necessarie per affrontare facilmente l’investimento. L’impegno finanziario era consistente e, secondo il suo racconto, venne sostenuto attraverso il lavoro prodotto successivamente.

Fu quindi un azzardo imprenditoriale, ma rappresentò anche una svolta. La disponibilità di un canale su Roma rafforzò il progetto e aumentò la convinzione che fosse possibile costruire un futuro più ampio rispetto alla dimensione originaria.

Sciscione collega quella scelta anche alle difficoltà incontrate da numerose televisioni locali che non riuscirono ad ampliare il proprio bacino di utenza. Richiama, in particolare, le realtà delle aree di Latina e Frosinone, osservando come molte emittenti abbiano progressivamente cessato l’attività.

Gli studi del Tecnopolo Tiburtino e l’apertura al cinema

La crescita ha portato il gruppo anche nel settore degli studi destinati alle produzioni audiovisive. Al Tecnopolo Tiburtino sono state ospitate lavorazioni collegate a produzioni cinematografiche e televisive, comprese quelle citate da Sciscione relative a “Tolo Tolo”, a Lillo e Greg e ad altri protagonisti dello spettacolo.

La motivazione indicata dall’imprenditore è essenzialmente economica e industriale. L’obiettivo è stato realizzare strutture dotate di tecnologia avanzata da mettere a disposizione delle major e delle produzioni interessate.

La strategia, secondo Sciscione, si è fondata sulla combinazione tra qualità tecnologica elevata e prezzi considerati ragionevoli, rendendo gli studi competitivi rispetto ad altre strutture presenti sul mercato.

Non si è trattato quindi soltanto di ampliare l’attività editoriale, ma di creare infrastrutture utilizzabili da soggetti esterni e capaci di generare nuove opportunità economiche.

Giovani e formazione come patrimonio dell’azienda

Tra gli elementi che Gianfranco Sciscione considera non negoziabili c’è la preparazione professionale delle persone che lavorano nelle sue televisioni.

Il modello raccontato dall’imprenditore parte dall’inserimento di giovani interessati al settore, anche appena usciti dalla scuola. Cameraman, registi, fonici e altre figure tecniche vengono valutati sul campo e, quando dimostrano capacità adeguate, accompagnati nella crescita professionale.

Sciscione sottolinea che i giovani confermati sono stati successivamente assunti con il contratto nazionale. È proprio il personale formato all’interno delle televisioni a essere indicato come uno dei principali punti di forza del gruppo.

L’imprenditore racconta anche l’episodio di un giovane conosciuto durante un corso negli studi romani. Dopo averne verificato le capacità professionali, decise di assumerlo. Soltanto al momento della firma del contratto, leggendo il cognome, scoprì che era figlio di un suo amico. Un particolare che, nel suo racconto, conferma come la decisione fosse stata presa esclusivamente sulla base delle qualità dimostrate dal ragazzo.

La televisione locale nell’era degli algoritmi

In quasi cinquant’anni il sistema televisivo è cambiato radicalmente. Alla televisione intesa come appuntamento familiare si sono aggiunti social network, streaming, piattaforme digitali e sistemi di selezione automatica dei contenuti.

Sciscione mantiene una posizione fortemente orientata alla centralità dell’informazione territoriale. A suo giudizio, nonostante l’evoluzione tecnologica, il pubblico continua ad avere bisogno di conoscere ciò che accade vicino a casa.

L’informazione nazionale può essere garantita da numerosi operatori, mentre quella locale richiede strutture presenti direttamente nei territori. È su questo spazio che il gruppo intende continuare a investire.

Nel confronto con i social, Sciscione attribuisce inoltre alla televisione un ruolo legato alla verifica delle notizie. La sua valutazione è che l’informazione diffusa attraverso un’emittente debba arrivare al pubblico dopo un processo di controllo, mentre sui social possa rimanere un margine maggiore di incertezza.

Quindici anni nelle aule giudiziarie

Uno dei passaggi più difficili della vicenda personale e imprenditoriale riguarda la controversia con gli ex soci di Quarta Rete.

Secondo quanto raccontato da Gianfranco Sciscione, erano stati sottoscritti determinati accordi e, alla loro scadenza, le controparti avrebbero voluto modificare le condizioni. L’imprenditore scelse di non accettare e da quella decisione nacque una vicenda giudiziaria durata quindici anni.

Sciscione descrive quel periodo come particolarmente pesante per sé e per la propria famiglia. Il procedimento arrivò al rinvio a giudizio e proseguì per molti anni.

Nel suo racconto, la conclusione della vicenda giudiziaria confermò la correttezza del comportamento seguito e il rispetto delle disposizioni vigenti all’epoca dei fatti. È proprio alla luce dell’esito finale che Sciscione considera oggi corretta la scelta di non accettare un compromesso che avrebbe potuto evitargli una lunga battaglia giudiziaria.

La scelta di continuare a investire in Italia

Un altro punto affrontato nell’intervista riguarda il rapporto tra opportunità professionali in Italia e all’estero.

Sciscione racconta di aver compiuto alcuni tentativi fuori dal Paese, arrivando però alla conclusione che quella strada non fosse adatta al proprio progetto. Ha quindi preferito concentrare investimenti e attività sul territorio italiano.

La sua esperienza lo porta a sostenere che sia possibile costruire iniziative imprenditoriali anche in Italia quando esistono convinzione, capacità e volontà di portare avanti un progetto.

Non esprime giudizi negativi nei confronti di chi decide di cercare opportunità all’estero, ma rivendica la scelta compiuta personalmente: continuare a lavorare e investire nel proprio territorio.

Il passaggio generazionale e l'”Autostrada dell’Etere”

A 76 anni Gianfranco Sciscione considera sostanzialmente conclusa la fase più direttamente operativa del proprio percorso, mentre sono i figli a proseguire l’attività.

Per descrivere quasi mezzo secolo di lavoro utilizza l’immagine di una strada costruita progressivamente. Cinquant’anni fa, racconta, venne collocata idealmente la prima bandierina di quella che sarebbe diventata l’“Autostrada dell’Etere”.

Una strada che, nella sua rappresentazione, è stata asfaltata giorno dopo giorno e che non può ancora considerarsi terminata. Il settore continua infatti a cambiare e richiede un adeguamento costante alle nuove condizioni tecnologiche e di mercato.

Il passaggio generazionale assume quindi un ruolo centrale nella prosecuzione del progetto. Il percorso iniziato negli anni Settanta non viene considerato concluso, ma affidato a chi ha scelto di continuare sulla stessa strada.

Il sacrificio dietro il risultato finale

Guardando alla propria esperienza, Sciscione individua nel sacrificio l’aspetto che rischia maggiormente di rimanere nascosto dietro i risultati raggiunti.

Il riferimento principale torna ai quindici anni trascorsi affrontando il procedimento giudiziario. In quel periodo, racconta, arrivò a interrogarsi sul senso di continuare a lavorare, pagare le tasse e creare occupazione mentre era impegnato a difendere nelle aule giudiziarie la correttezza delle proprie scelte.

Il resto del percorso imprenditoriale viene invece ricondotto a una stagione particolarmente favorevole per lo sviluppo della televisione privata, un periodo che Sciscione definisce l'”El Dorado” dell’epoca e del quale considera di aver fatto parte.

Dalla nascita di Telemontegiove all’espansione territoriale, dall’investimento in Quarta Rete agli studi del Tecnopolo Tiburtino, il filo conduttore rimane la scelta di proseguire anche davanti alle difficoltà.

Il messaggio affidato alle nuove generazioni

Alla domanda su quale frase vorrebbe lasciare come eredità a chi continuerà il suo percorso, Gianfranco Sciscione richiama Vittorio Alfieri e il celebre principio del “volli, sempre volli, fortissimamente volli”.

A questa formula aggiunge una convinzione maturata durante la propria esperienza: continuare a credere nel progetto e non arrendersi quando esistono basi sufficienti per portarlo avanti.

È la stessa logica che, nel suo racconto, collega il giovane imprenditore che nel 1978 rifiutò il posto in banca al gruppo costruito nei decenni successivi. Una traiettoria partita da una scelta rischiosa, attraversata da investimenti, trasformazioni tecnologiche e difficoltà giudiziarie e arrivata oggi alla fase del passaggio generazionale.

Fonte dell’intervista: Agostino Fraccascia, Corriere del Popolo Paese Roma

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