Tensione Regione-Comune, il Tar incombe sul progetto Ternana
Il progetto congiunto di stadio e clinica privata promosso dalla Ternana si è trasformato in un campo di battaglia istituzionale, con ripercussioni potenzialmente gravi sulla sanità pubblica ternana. A meno di due settimane dalla sentenza del Tar, prevista per il 18 novembre, la tensione tra Palazzo Donini e il Comune di Terni è ormai palpabile. Il vertice tenutosi martedì sera all’ex Cmm, convocato per chiarire i contorni del dossier, ha invece cristallizzato lo scontro.
Presenti la presidente Proietti, i dirigenti regionali, il sindaco Bandecchi e i tecnici comunali, la riunione ha evidenziato divergenze profonde. Proietti ha ammesso di aver analizzato il progetto solo in quella sede, nonostante avesse già autorizzato il ricorso al Tar. La sua dichiarazione ha scatenato reazioni critiche, alimentate anche da esponenti della sua stessa maggioranza.
Bandecchi, dal canto suo, ha rilanciato con una provocazione: se lo stadio non si farà, la clinica potrebbe comunque sorgere autonomamente, dato che il terreno ha destinazione sanitaria. Il piano economico, interamente privato, prevede un canone di locazione versato dalla clinica alla Ternana, senza fondi pubblici.
L’arrivo di Gian Luigi Rizzo, nuovo patron della Ternana e figura di rilievo nella sanità privata, ha riacceso il dibattito. Il suo coinvolgimento apre scenari di mobilità sanitaria interregionale e investimenti strutturali, ma il nodo resta politico: perché separare stadio e clinica?
Fonti vicine alla Regione parlano di una possibile ritirata tattica della sospensiva, per guadagnare tempo e tentare una ricomposizione istituzionale. Il rischio, però, è che il conflitto travolga anche il progetto del nuovo ospedale di Terni, minando la credibilità delle istituzioni coinvolte.
La vicenda, sempre più intricata, non riguarda solo il futuro del Liberati, ma l’intero assetto sanitario del territorio. Con il Tar alle porte, ogni mossa potrebbe innescare un effetto domino difficile da contenere.

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