Perugia Calcio, Santopadre, basta diffamazioni, vogliamo la A

 
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di Antonello Ferroni
Perugia Calcio, Santopadre, basta diffamazioni, vogliamo la A Lungo sfogo del presidente del Perugia alla vigilia della sfida alla Salernitana, nel mirino le illazioni dei social. Uno sfogo in piena regola, nel mirino il chiacchiericcio dei social: alla vigilia di Perugia-Salernitana e del rush finale del campionato che potrebbe regalare al Perugia i playoff che vanno conquistati nella migliore posizione possibile, Massimiliano Santopadre ha ritenuto che la misura fosse colma. Sulla volontà del Perugia di andare in serie A, sul derby, su una stagione folle ma ancora positiva e apertissima, il presidente ha parlato a lungo, con fervore, passione e senza peli sulla lingua. Con il chiaro intento di chiarire gli equivoci una volta per tutte (o forse, meglio, per l’ennesima volta) e invitare a fare quadrato l’ambiente per realizzare il sogno più bello e importante. A margine, ma non per questo meno importanti, il numero uno biancorosso ha toccato anche due aspetti fondamentali come il nuovo stadio ‘Curi’ e il rapporto con gli ultras. Al tempo.

L’OBIETTIVO DI INIZIO STAGIONE

‘Vengo tacciato molto spesso di prendere in giro i tifosi, in fase di campagna abbonamenti di parlare a sproposito di qualcosa che poi non avviene per ottenere gli abbonamenti. A inizio anno dissi che avremmo fatto meglio del quarto posto della passata stagione. Ebbene, a quattro gare dalla fine siamo lì, speriamo di raggiungere l’obiettivo tutti insieme. Vorrei sottolineare che siamo la squadra che in quattro anni, con un budget intermedio, ha fatto il maggior numero di punti in serie B, centrando un playoff e sperando ne arrivi un altro. Lungi da me prendere in giro la gente, sono insieme a loro da sette anni, molto più con i perugini che con i romani.

Vengo tacciato di essere romano come fosse un difetto, ormai ci sono abituato ma mi ferisce. Dopo sette anni pensavi di avere conquistato un minimo di fiducia, puntualmente mi rendo conto che invece si torna indietro e mi fa male. A prescindere dal lato sportivo, su quello umano dopo sette anni mi sono affezionato a Perugia e ai perugini. Io non prendo in giro nessuno, ho detto quello che pensavo e luglio e ad oggi è quello che sta accadendo, avevo promesso di fare una squadra forte e di provare a migliorare il quarto posto. Giudicatemi alla fine, questo chiedo. Arrivando sesti, concederò di avere commesso un altro errore, anche se ricordo sempre che vado dietro ad un pallone rotondo…’.

LA STAGIONE PAZZA

‘Fatichiamo ancora oggi a dare spiegazione dell’altalena di prestazioni. Siamo stati bravi a inizio stagione e nella prima parte del ritorno. Abbiamo visto due Perugia diversi, uno votato al gioco e l’altro pragmatico e speculativo. Vengo tacciato di essere isterico, ma con Breda ho dimostrato di essere il più lucido di tutti. La sua attitudine ha portato la squadra a dare il meglio e a crescere in convinzione, poi anche lui ha commesso errori come tutti noi.

Le critiche sono spesso corrette e meritate, abbiamo commesso passi falsi e perso un derby davanti ai nostri tifosi, abbiamo preso 5 gol con l’ultima in classifica, abbiamo fallito tutte le volte l’avvicinamento al secondo posto. Forse perché abbiamo limiti caratteriali e perché gli avversari sono stati più bravi di noi, siamo passati dal battere le prime a perdere 5 punti con le ultime. A volte stacchiamo la spina, questo è il nostro grande limite, la poca bravura a ingaggiare duelli ruvidi e di nervi, sono limiti caratteriali. Serviranno più attenzione e cattiveria nei particolari, ma i limiti li hanno anche gli altri. Andiamo a giocarcela con le nostre armi e vediamo cosa succede. Se volete questa è una ammissione di colpe, qui nessuno ha detto che non sono stati commessi errori.

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Ma meritiamo rispetto. Io e Goretti abbiamo cercato e stiamo cercando in tutti i modi di eliminarli e di correre ai ripari. Quando ci siamo resi conto che l’allenatore era in difficoltà, siamo intervenuti e lo abbiamo sostituito. Pago la colpa di non avere fatto quello che tanti altri pensavano avrei dovuto fare, ma non è così che funziona. A volte ho dato ascolto alla piazza, ma sono il coperchio e conosco la pentola, ho agito per risolvere i problemi della mia pentola. E’ andata bene, altrimenti sarei stato lapidato in piazza. E anche se fosse andata male, non meriterei comunque quello che sto subendo. Quello che faccio lo faccio con il cuore. Se parlo non va bene, se non parlo non va bene. Ma chi parla riflettesse, a volte si contraddice da solo. Tanti di quelli che mi dicono di andare a destra, ieri dicevano che dovevo andare a sinistra’.

LA DIFFIDENZA NEI CONFRONTI DI SQUADRA E SOCIETA’

‘La verità è che tra l’ambiente e questa squadra il ghiaccio non si è mai rotto, perché quando la squadra ha iniziato a perdere si è preferito percorrere la strada del gossip e del complottismo, invece di capire che affrontiamo un campionato durissimo, lungo e logorante, e perché magari gli altri qualche volta sono più bravi. No, il motivo più comune delle sconfitte è che il presidente non vuole andare in A. E qui nasce il thriller, il giallo alla Hitchcock.

A me farebbe schifo misurarmi con le squadre migliori d’Italia con umiltà e ambizione come altre squadre hanno fatto. Ma spiegatemi voi, se anche quelle davanti fanno fatica e perdono punti, in A chi ci vuole andare. Allora rigiro la domanda a chi fa queste illazioni: voi in A ci volete andare? Io comincio ad avere dubbi. Ai fenomeni del ‘non vuole la A’ si aggiungono poi quelli del ‘combinano le partite’.

Premetto che da adesso attiverò i nostri legali, perché un conto è subire critiche e un conto la diffamazione, che è un reato. Questa gente lo sappia. Dire che io o la squadra vendiamo le partite è un reato perseguibile legalmente, anche sui social. Criticatemi, lapidatemi per il campo, magari non lo capirò però lo accetterò sempre, ma basta diffamare me e la società. Basta con questa diffidenza nei confronti di una società che sta facendo sacrifici e ha rifiutato 3 milioni per il suo giocatore simbolo perché vuole andare in A insieme a lui. Basta, perché non ci porta da nessuna parte e ci allontana dall’obiettivo comune.

Questa squadra ha subito di tutto e di più e non voglio che i giocatori passino come delle vittime, il primo sono io quando è necessario ad andare giù duro con loro. Ma i giocatori sono professionisti. Spesso in campo avrebbero dovuto fare di più ma dargli dei mercenari, venduti, traditori è inaccettabile. Sono uomini e non robot né macchine. Di Carmine ha rifiutato il triplo di quello che prende a Perugia e la società 3 milioni per il suo cartellino. Il grande merito è stato di Di Carmine, che mi ha chiamato nell’ultimo giorno di mercato e mi ha chiesto di non venderlo perché saremmo andati in A insieme.

Ci siamo lasciati con un arrivederci a Perugia. Questo è Di Carmine. Del Prete, il nostro capitano, è stato bersaglio di un continuo chiacchiericcio riguardante i suoi fatti personali. Suoi personali. Io devo giudicare un professionista all’interno della società. Nel momento in cui subiva molto infortuni è andato a Barcellona a sue spese, una settimana a fare le cure, non mi era mai capitato, per cercare di mettere fine ai suoi problemi muscolari. E’ stato anche insultato perché in quel momento stava lì chissà a fare che. Si è reso disponibile a cambiare ruolo dopo la grande intuizione di allenatore e ds, pensata e messa in opera con la sua massima disponibilità. E nel ritorno è stato uno dei miglior centrali della B. Diamanti è venuto per un contratto che definirei ridicolo, per la grande voglia di misurarsi in questa piazza ed esultare sotto la Nord ha rifiutato piazze che gli offrivano dieci volte quello che prende a Perugia. E dicono che è uno che si vende il derby… Diamanti manco sa dove sta Terni e ora deve essere uno che ha venduto il derby.

Ma vi rendete conto lui cosa può pensare? Il suo unico, vero grande sogno è finire la carriera in A con il Perugia perché, fortunato lui, non gli importa più niente di guadagnare altri soldi. Per lui andare in A con noi sarebbe il coronamento della carriera, ecco perché è qui. C’è stato persino chi ha parlato in tv di punture fatte ai calciatori, creando mostri e sospetti, insinuando il dubbio anche tra chi segue meno le vicende calcistiche. Questa squadra sta per ora centrando l’obiettivo di inizio stagione di competere per la A, eppure ha subito contestazioni, falsità e pure un furto nell’intervallo nello spogliatoio e tanto ha vinto quella partita. Ha subito di tutto.

Ma ora che siamo in corsa, come è possibile? La A non si ottiene di diritto ma lottando tutti insieme, tra sconfitte e vittorie. Il girone di ritorno di questi ragazzi non era scontato, gli si dovrà pure riconoscere un po’ di fiducia. Dovranno continuare a leggere vergogna, indegni, mercenari? Non sarà più facile riconoscere che il campionato è duro, complicato e stressante? Possibile che non si riesce a fare un confronto sereno con quelle che ci stanno davanti e cui capitano esattamente le stesse cose? Ci sono errori tecnici e di quelli possiamo parlare. L’uscita di Leali ad Ascoli ad esempio non è un errore per me, perché amo il coraggio. Comprendo però chi dice che è stato avventato. Ma questa è la normale dialettica, mica dire che è uscito male di proposito. E badate che queste cose vengono dette dalle persone normali. A forza di lasciar andare, la gente si autoconvince di qualcosa che non esiste. Ecco perché oggi faccio questa conferenza’.

IL DERBY

‘In quattro anni di B ho fatto 8 derby, ne ho vinti 3, pareggiati 4 e perso 1. Mai più accetto che si dica che mi vendo il derby. Primo perché della Ternana non mi frega niente, secondo perché mi sto giocando la A, terzo perché ne ho più vinti che persi. E’ la dimostrazione che questa squadra è imprevedibile nel bene e nel male. Quando è stato il momento di metterla sui nervi ci siamo sfaldati, abbiamo sbagliato tutti, mister compreso. Un film visto anche ad Avellino e a Cesena nonostante stessimo giocando bene. Il derby è un enorme dispiacere, ma ora dobbiamo andare avanti e inseguire il nostro obiettivo. Basta parlare dei singoli, la parola d’ordine ora è ‘obiettivo’ anche nello spogliatoi, vorrei lo diventasse fuori tra i tifosi. Siamo ottavi con una posizione da migliorare e un playoff da preparare. Non abbiamo nulla in meno degli altri, possiamo fare tutto e il contrario di tutto. Voglio solo arrivare a giocarmi i playoff con un ambiente eccitato, unito. Possiamo ancora far scattare la scintilla che fa scattare concentrazione e attenzione. I giocatori hanno commesso un sacco di errori e verrà il tempon dei giudizi ma hanno anche fatto un cammino straordinario nel ritorno, poi si è di nuovo inceppato qualcosa nella loro testa e nelle loro gambe, aiutiamoli ad uscirne. Conta solo prepararci al meglio’.

LA NORD E SOPRATTUTTO I GRUPPI

‘Da sette anni, non da sette giorni, apporto splendido con i gruppi e mi sento ancora di averlo. Sono stati commessi errori, li conosciamo da ambo le parti. Vorrei tanto che si riunisse il tutto, vorrei potermi chiarire con i ragazzi e che la squadra si possa chiarire con i ragazzi. Il passato è passato, vorrei che si tirasse una linea, magari anche tramite un confronto pacifico e intelligente, capire dove si può migliorare e dove si può non ripetere gli errori. Sono la parte importante della società. Quando allo stadio ci gridano ‘il Perugia siano noi’, siamo ben consci di essere presidente e calciatori a termine, e siamo fieri di avere potuto lavorare per loro. Però oggi il presidente sono io ed è importante pagare gli stipendi, i calciatori devono giocare, ognuno deve fare il suo. Riuniamoci. Per fare grandi le società bisogna che tutti gli elementi siano uniti. Sono disponibile a qualsiasi tipo di confronto. So che molti di loro di questa situazione non sono felici, perché come amano il Perugia loro che fanno tutte le trasferte e fanno sacrifici… non posso pensare che non ci sia un punto di ricongiungimento’.

UNA SOCIETA’ SERIA

‘In questa società ci sono persone serie. Una di queste è Roberto Goretti, un perugino mai portato a enfatizzare la sua persona e il suo ruolo. Ma sapeste le volte che lo ho visto stare male, da tifoso vero del Perugia. Credo che se solo un giorno io potessi insinuare di non vincere una partita, lui non solo darebbe le dimissioni, ma mi sputerebbe in faccia davanti a tutti. C’è tanta gente per bene nel Perugia calcio’.

LA SFIDA CON LA SALERNITANA

‘Cosa mi aspetto dalla partita di domani? Che anche da domani i nostri siano più accorti e concentrati, che trovino risorse fisiche buttando la scarpa dove la gamba non arriva. La squadra è da ieri che cerca di colmare gli errori della partita precedente. Mi aspetto che si assottiglino gli errori che stanno riemergendo’.

L’APPELLO DI GORETTI

Ad affiancare Santopadre il direttore dell’area tecnica Roberto Goretti. Che a sua volta ha lanciato un appello accorato e sentito alla gente e all’ambiente. ‘Sicuramente dopo gli ultimi due risultati, non dico prestazioni perché nel secondo tempo con l’Ascoli c’è stato un netto miglioramento, sicuramente dicevo le ultime partite devono riuscire a portare punti e consapevolezza. Perché abbiamo bisogno di arrivare ai playoff nella migliore posizione possibile. E poi la squadra deve raggiungere quella consapevolezza nella gestione comportamentale e tecnica, che possa portarla a risolvere i problemi.

Ogni partita dovrebbe insegnare qualcosa. Dopo il Venezia avevamo parlato dai primi 6-7 minuti dominati, poi Inzaghi che si alza, urla, avverte tre giocatori che hanno spezzettato la gara con dei falli e non si è più giocato per otto minuti. Poi è ricominciata un’altra partita, ad altri ritmi. Dobbiamo imparare tutto, in ogni partita bisogna fissare un aspetto, mi aspetto che la squadra sappia cosa fare quando non ha la palla innanzitutto e quando ce l’ha. Fortunatamente siamo in ballo nonostante siamo scivolati su tutte le bucce di banana possibili, siamo ancora lì che ci possiamo giocare l’obiettivo.

Da quando sono tornato, ormai sette anni fa, ho visto una crescita anno dopo anno che mi rende orgoglioso, ma non mi basta. Il presidente è ambizioso come me, noi vogliamo arrivare in A e so che quest’anno abbiamo la possibilità di farlo. Mi rompe perdere occasioni, ma mi dispiace quanto avviene a Perugia. Nei momenti difficili si può scegliere la spiegazione da bar con commenti maligni e faziosi, argomentazioni tragicomiche. Oppure quella che mi interessa, professionale e critica, in cui ognuno deve fare la sua parte, ed è determinante e decisiva. Qui c’è un gruppo che vuole la serie A, giocatori che mi fanno arrabbiare ma sono stati molto bravi in questa stagione e ora devono tirare fuori il meglio e di più. La nostra squadra eccelle solo in una cosa. Siamo tra la quint’ultima e la quattordicesima posizione in tanta aspetti statistici, primi però nei duelli vinti. Un aspetto determinante e da non trascurare. L’anno scorso chiudemmo al terzo posto, quest’anno siamo primi nei duelli individuali.

L’obiettivo ce l’hanno anche gli altri, per questo abbiamo bisogno dell’apporto di tutte le componenti. In D i tifosi vennero a parlarci al Peglia, un confronto aperto e diretto dal quale scaturirono i presupposti per vincere il campionato, idem in Lega Pro quando la gente ci prese per mano. L’ambiente è determinante e l’ambiente lo creiamo noi. I giornalisti potrebbero essere i primi a sbugiardare questa incredibile minchiata che non vogliamo la A. Perché la A è il successo economico assoluto di una società. La fideiussione non serve, entrano subito 5 milioni, la prima mensilità degli stipendi si paga il 15 ottobre. Quanto allo stadio, dovrebbe essere messa a posto l’illuminazione, la Var e i bagni. Per avere un’entrata intorno ai 25 milioni senza contare la biglietteria. Io penso che chi dice che non vogliamo andare in A non guarda la realtà.

Il problema è che la A è il sogno di tutti ed è difficile. Ci proviamo da quattro anni e ci manca sempre un pezzettino, siamo arrivati quarti, sesti, decimi, ma tutti anche quest’anno dovranno fare i conti con noi. Ce la vogliamo mettere tutta e abbiamo bisogno di tutti. Il Perugia è un modello. Siamo la squadra non andata in A che ha fatto più punti, 244 contro i 243 dello Spezia e i 242 del Bari. Siamo una società con zero euro di debiti. Andiamo alle riunioni della Lega e ci prendono a modello. I soldi che investiamo noi hanno peso maggiore, i giocatori vengono in questo stadio, davanti a questo pubblico.

Il 10 maggio il presidente pagherà aprile. Siamo una società che vende giocatori in A e ne compra in Lega Pro rispettando quello che chiedono i vertici federali. Il presidente è stato eletto responsabile della Spending review e del Settore Giovanile nella Lega di B, chiedetevi il perché. Tutti ci vogliamo andare in A. Da perugino dico che la A può portare un altro sogno ancora più grande, quello dello stadio. Mi pare evidente che rifare lo stadio è realmente possibile solo attraverso gli introiti di A, zero club in B lo hanno fatto nuovo, il Frosinone lo ha realizzato dopo essere stato in A. Se lo vogliamo realizzare bisogna prima andare in A, una società di B non può sostenere una spesa di 20 milioni che servono per fare uno stadio fatto bene. Ce la metteremo tutta, speriamo di riuscire’.

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