Ajò, Dimonios, oggi marcia e gioca il Perugia a Sassari
di Gianluca Drusian
Come il famoso inno della gloriosa Brigata Meccanizzata Sassari oggi, alle 14.00, sarà la Brigata allenata da mister Formisano a dover sfilare e “non chinare la testa” come recita il testo della marcia militare in quel di Sassari.
Anzi, come ha affermato il mister biancorosso alla vigilia della partenza per la Sardegna, alla aggressività della forte compagine locale, il Perugia dovrà opporre pari forza e vigore quasi a voler affermare il motto “vince colui che aggredisce di più”.
Una volta però esaurita la parte volitiva e fisica migliore,stando sempre a quanto dichiarato dall’ex tecnico della primavera biancorossa, i giocatori dovranno riuscire a capire e poi ben interpretare ogni altra situazione che la gara dovesse presentare.
Eppure, una volta, ormai tanti anni fa, le partite di calcio le decidevano i piedi buoni dei giocatori ed anche un pizzico necessario di testa.
Oggi, al di là delle belle tesi di laurea da corsi di Coverciano, le parite di calcio si presentano più come una applicazione di schemi teorici e tattici che una competizione che, alla base, ha il saper calciare ed inidirizzare dove si vuole una sfera che ormai non è più di cuoio ma di vari materiali “inquinanti”.
La partita di Sassari, classifica alla mano, dice che il Perugia dovrà mettere da parte il blasone e dovrà vedersela con la seconda squadra più forte del campionato.
E’ vero che, dall’inizio del girone di ritorno, la Torres ha avuto una flessione quanto a rendimento che di risultati ma che, nonostante tutto, sta disputando un campionato di assoluto livello. Ed il rinforzo di gennaio in difesa, in Sardegna è arrivato il fresco ex biancorosso Rosi, sta a dimostrare quanto la società sassarese (del presidente Udassi, ex centravanti rossoblu degli anni 80) abbia voglia di restare ad alti livelli.
Il mister Greco, nella sua rosa mista tra giovani e giocatori di categoria anche superiore quasi a fine carriera (vedi l’attaccante Fischnaller), ha saputo creare la giusta alchimia per far sì che la squadra potesse diventare solida, cinica e, soprattutto, pericolosa e forte.
Il Perugia ed i suoi tifosi (alcuni partiti il sabato per raggiungere in nave l’isola più bella e frequentata in estate dagli italiani), si presenterà a Sassari con il rientro in gruppo di Kouan e Sylla e con almeno 5 tra i giovani che sono riusciti a stendere la Fermana nell’ultima di campionato.
Dei cinque, solo Seghetti sarà in campo dall’inizio accanto a Sylla mentre il rientrante Kouan verrà riproposto a sostegno di un centrocampo che dorà riuscire a far valere il proprio palleggio se è vero che da tutti viene definito come il più forte del girone.
Ma, la maturità e la bravura dei giocaori biancorossi, dai vari torrasi a Iannoni, da Lisi a Paz, riusciranno a farsi largo in un campo dove, anche il calore ravvicinato del pubblico locale, potrebbe diventare un ostacolo?
Un campo glorioso per la città e per i sassaresi orgogliosi di poter essere la società calcistica più antica di Sardegna ma che, tuttavia, non vanta un palmares di titoli particolarmente ricco ma che ha visto comunque lanciare nell’olimpo del calcio nazionale un certo Gianfranco Zola che, negli anni 80, dopo tre stagioni in rossoblu, da Sassari è partito per approdare in quel di Napoli.
Una società, un campo che ha visto anche lanciare un altro “astro” se non proprio del calcio italiano lo è stato per il pubblico biancorosso perugino. Sia come giocatore che, a fine carriera anche come allenatore, nativo di Palau, questo giocatore ha legato il proprio nome a Sassari ma come non ricordarlo anche con quel numero sette biancorosso sfrecciare con serpentine di vario tipo sulla fascia destra del Perugia di D’Attoma e del primo Agroppi (subentrato a Giagnoni ma anche di Pagliari e Morbiducci, di Massimo Mauti, Domenico Caso, Amenta, Frosio, Caneo, Amenta, Ceccarini, De Gradi, Di Leo, Ottoni, Zerbio e del tre a due sul Milan di Castagner) e così “incantatare” la platea raffinata a quei tempi del Curi.
Chi era costui se non Mario Piga, uomo e giocatore che, nonostante avesse avuto sulle spalle il difficile compito di dover portare avanti la tradizione dei grandi della fascia destra dopo Novellino, Bagni, Bertoneri ed altri, è riuscito a farsi apprezzare per quello che era ovvero un umile servitore della causa e per questo degno di assoluto rispetto.
Arbitro della gara Valerio Trezzini di Siena

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