Toc toc, ci siamo anche noi eh, quelli del cva dei Rimbocchi!

Quella dei senzatetto è di fatto una non-vita: considerata solo nell’eventualità fatale del suo termine anzitempo

 
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Toc toc, ci siamo anche noi eh, quelli del cva dei Rimbocchi!

Toc toc, ci siamo anche noi eh, quelli del cva dei Rimbocchi!

di Un tetto per ki?
Antefatto: domenica 16/05 le/gli ospiti del ricovero notturno per senzatetto del cva di Rimbocchi si sono rifiutat.e.i di lasciare la struttura, della quale era prevista la chiusura.

  • Riassumiamo brevemente che cosa si desume dalle risposte ricevute finora.

Punto primo: la vita de.lle.i senzatetto importa solo nella misura in cui esiste la possibilità che venga stroncata, e a volte nemmeno così. Nonostante le temperature minime si aggirassero intorno ai 6°, si è ritenuto di non prorogare il servizio. Quella de.lle.i senzatetto è di fatto una non-vita: viene considerata solo nell’eventualità fatale del suo termine anzitempo.



Meglio evitare un morto di freddo, sarebbe un fastidioso problema di immagine per la città. Una schiera di vivi e sofferenti al freddo invece non è poi gran cosa.

Condizione paradossale dunque, le.i senzatetto paiono l’inverso di un fantasma: acquisiscono sostanza solo al momento della morte, sorta di spettri aspiranti salme.

Punto secondo: per l’amministrazione comunale, a quanto pare, le persone senzatetto sono una categoria uniforme incapace di autodeterminarsi e qualsiasi risoluzione da loro presa è giocoforza frutto di manipolazioni.

“Non lascio il posto che mi ha offerto riparo fino ad ora per tornare a dormire in strada”. Quella che potrebbe sembrare una decisione dettata dall’istinto di sopravvivenza è il sospetto frutto di strumentalizzazioni.

Dopotutto, a chi verrebbe in mente di restare al coperto quando fuori fa freddo? Non solo: com’è noto le persone senzatetto sono involucri privi di volontà e intelletto. Del tutto improbabile dunque che la decisione di rimanere all’interno della struttura di accoglienza sia stata maturata in autonomia. Il fatto che tutto ad un tratto si comportino come esseri dotati di raziocinio desta scandalo e costernazione.

Punto terzo: un buon compromesso lascia tutti insoddisfatti, e parecchi per strada. Ad alcun.e.i è stata offerta una precaria sistemazione per due settimane. Dopodiché, ognun per sé. Una di queste persone, non vedente, è stata tra le prime cui è stato trovato un posto. Encomiabile. A quanto pare però ne è già uscito: senza qualcun.a.o che lo guidasse la notte non riusciva nemmeno a raggiungere il bagno. È tornato laddove sapeva di trovare un minimo di assistenza da parte de.lle.i su.e.oi pari.

La richiesta de.lle.gli occupanti era il prolungamento del servizio in essere nei mesi precedenti, con tutte le specifiche del caso, tra cui personale formato per venire incontro alle particolari esigenze che caratterizzano un servizio come l’ostello notturno. Inefficaci soluzioni tampone dimostrano come non si possa sostituire un servizio di prossimità semplicemente trattandone l’utenza come un rifiuto speciale da smaltire.

Punto quarto: sembra che le misure igienico-sanitarie valgano solo per alcune fasce di popolazione. A metà della scorsa settimana è stata tolta l’acqua calda alla struttura. La prima risposta dall’amministrazione comunale dopo giorni di latitanza. Ad ora, non risulta che sia tornata.

Inoltre, dall’interno dello stabile fanno notare come, stante il coprifuoco ancora in vigore, per un.a senzatetto è ben difficile rispettare l’ordine di ritirarsi alle 23, in assenza di un ricovero. Esiste un comma 22 che spiega come sia possibile ricacciare in strada gli ormai ex-ospiti quando la notte è fatto obbligo di rientro al proprio luogo di residenza o domicilio?

Infine, una piccola annotazione sui tentativi di spiegare l’impossibilità di concedere proroghe al servizio. Dal Comune sottolineano come non sarebbe giusto operare delle scelte che potrebbero «ripercuotersi negativamente sulle famiglie in difficoltà». Ovvero, le briciole gettate al volgo vanno divise equamente: della vostra ingordigia nel pretendere un riparo faranno le spese famigliole bisognose.

Un capolavoro di retorica per arringare le melmose trincee della guerra tra poveri.

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