Progetto Oltremura avvia le masterclass nel carcere perugino

Progetto Oltremura avvia le masterclass nel carcere perugino

Nuove lezioni per le recluse presenti nella città di Perugia

Le attività culturali all’interno delle strutture detentive umbre si arricchiscono di nuovi e importanti tasselli dedicati alla formazione artistica. Nella sezione femminile della Casa Circondariale di Capanne, a Perugia, si stanno concludendo in questi giorni tre specifiche masterclass teatrali. I percorsi formativi rientrano nella nuova annualità del Progetto Oltremura, una radicata iniziativa coordinata con determinazione dall’associazione Mosaico APS. L’obiettivo primario dell’operazione risiede nel fornire alle donne recluse strumenti espressivi innovativi e profondi, capaci di favorire la riflessione personale e l’acquisizione di concrete competenze artistiche.

Il progetto ha ripreso il via nello scorso autunno dopo il successo ottenuto nella precedente stagione con lo spettacolo intitolato Con il tuo sguardo. Le attività attuali proseguiranno senza sosta fino al prossimo mese di novembre, periodo in cui verrà presentato al pubblico un inedito lavoro scenico ideato e diretto dalla regista Claudia Calcagnile. I tre moduli di alta formazione si sono sviluppati interamente durante la primavera, a partire dal mese di aprile, coinvolgendo attivamente la totalità delle partecipanti in incontri specialistici guidati da professionisti del settore.

La parola e il ritmo della scrittura drammaturgica

Il primo modulo ha esplorato le potenzialità della parola scritta ed è stato affidato all’esperto Alessandro Sesti. Durante gli appuntamenti, le partecipanti si sono confrontate con la complessa struttura del testo teatrale, analizzando elementi cruciali come il ritmo scenico e il conflitto drammatico. Il lavoro si è concentrato sulla necessità intrinseca di dare una forma tangibile alle proprie emozioni e ai vissuti personali. Secondo la visione del conduttore, i testi nati da questo intenso esercizio letterario rappresentano una preziosa testimonianza sociale che meriterebbe di essere condivisa pienamente con l’intera cittadinanza, proprio per la capacità di interpretare le evidenti contraddizioni della realtà quotidiana.

L’espressione vocale e le identità linguistiche

Il secondo percorso si è focalizzato interamente sulle tecniche vocali e fonatorie ed è stato guidato dal professionista Manolo Rivaroli. Le tappe del laboratorio hanno previsto un accurato lavoro sulla respirazione profonda, sull’ascolto di sé e sulla corretta emissione sonora. Successivamente, le lezioni hanno valorizzato l’unione indissolubile tra il corpo e la voce, stimolando le attrici a esprimersi non solo in lingua italiana, ma anche utilizzando le rispettive lingue madri. Questa scelta metodologica ha permesso di valorizzare le differenti origini geografiche delle donne, trasformando la diversità in una risorsa espressiva di assoluto rilievo per la futura messinscena.

La creazione della maschera e il vissuto personale

L’ultimo ciclo formativo ha riguardato l’artigianato teatrale ed è stato condotto dall’artista Mariella Carbone. Il laboratorio ha introdotto le partecipanti all’arte della progettazione e dell’uso della maschera. Attraverso una sapiente unione tra manualità creativa e analisi psicologica del personaggio, le allieve hanno lavorato sui concetti di identità e travestimento. Il percorso è iniziato con un’attenta osservazione dei propri lineamenti per poi giungere alla realizzazione pratica di un frammento del proprio volto. L’oggetto finale è diventato così un manufatto artistico capace di accogliere e custodire memorie, assenze e tracce profonde del vissuto di ogni singola partecipante.

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