Oltre 1500 segnalazioni di violenza sulle donne in Umbria Progetto Mimosa

le donne non hanno bisogno di informazioni, ce ne sono anche troppe. Le donne hanno bisogno di soluzioni. E la strada non è questa

Oltre 1500 segnalazioni di violenza sulle donne in Umbria Progetto Mimosa

da Stella Carnevali
PERUGIA – Oltre 1500 segnalazioni di violenza sulle donne in Umbria nel 2017. Il dato, sconcertante, è stato fornito questa mattina a Palazzo Donini durante la presentazione del Progetto Mimosa. Farmacie come presidi di ascolto in grado, come ha detto la presidente della Regione, Catiuscia Marini, “di accogliere e dare risposte” rispetto a questo problema.

Nel dettaglio, per Perugia – ha spiegato Catia Doriana Bellini, Centro umbro anti violenza -, le donne accolte sono state 346, prese in carico 210, ascolti telefonici 1339 e colloqui 1010. 

A Terni le donne accolte, invece, sono state 207, prese in carico 133, 1008 gli ascolti telefonici e 656 i colloqui. 

Progetto Mimosa, quindi, arriva anche in Umbria con l’impegno delle farmaciste e, di conseguenza, dei presidi farmaceutici presenti in Umbria,  in aiuto alle donne vittime di violenza. La presentazione del progetto il 19 marzo a Perugia nel salone d’onore di palazzo Donini in corso Vannucci.

Stella Carevali

Con la presidente della giunta regionale, Catiuscia Marini, Angela Margiotta presidente dell’associazione Farmaciste In…sieme, di Silvia Pagliacci presidente di Sunifar (sindacato unitario farmacie rurali) e di Federfarma Perugia, di Maria Cristina Bonanni, vicepresidente di Federfarma Terni e responsabile per l’Umbria di Progetto Mimosa.

La Presidente Catiuscia Marini ha detto:  “Ottima l’iniziativa, ritengo le farmacie gli unici presidi ormai presenti numerosi nel territorio. In grado quindi di accogliere e dare risposte. D’altronde “la farmacia” ha sempre avuto una vocazione sociale. Ritengo che sia ora di cominciare a lavorare anche sulla prevenzione, altrimenti si arriva sempre quando è  troppo tardi”.

Il progetto finora sviluppato nel napoletano ha visto la messa a disposizione di brochure informative contenenti anche numeri telefonici garanti di contatti anonimi. A cui le donne dopo pochi mesi hanno cominciato a rivolgersi e a parlare. D’altronde precisa Angela Margiotta: “Le donne rappresentano l’80per cento delle presenze in farmacia”.

Silvia Pagliacci: “Il nostro progetto, nato a Napoli, ha subito coinvolto cento farmacie nel 2012. Periodo in cui i femminicidi, forse, non andavano di moda. Per questo voglio sperare e raccomandare che non se ne faccia mai un parlare perché è di moda”.

Forse vale la pena precisare, in questi vuoti di memoria che, basta andare nel web per trovare, con una data a caso come quella del 24 novembre 2007, 5 anni prima del 2012, la notizia: “Violenza sulle donne, a Roma in centomila “Contro la paura …Non c’è dubbio che sia cominciata sbagliata questa manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. … di migliaia di donne – centomila dicono le organizzatrici; 40 mila la questura – di tutte le razze che sono sfilate pacifiche, sorridenti, motivate, consapevoli per dire basta al femminicidio”.

Conclude Maria Cristina Bonanniquella che, lapsus forse, viene chiamata Conferenza : “Ritengo che la farmacia possa diventare il primo centro di accoglienza della violenza sia fisica che psicologica proprio per la capillarità nel territorio della nostra presenza”.

Poi tutti a casa. Che la stampa scriva i verbalini della conferenza. Neanche una domanda è stata permessa. Il congedo degli organizzatori è arrivato tempestivo e frettoloso.

Mi permetto di dire che le donne non hanno bisogno di informazioni, ce ne sono anche troppe. Le donne hanno bisogno di soluzioni. E la strada non è questa.

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