Donne afghane, il presidio in solidarietà in Piazza Italia a Perugia

Donne afghane, il presidio in solidarietà in Piazza Italia a Perugia

Un presidio in solidarietà delle donne afghane si è svolto a Perugia e a Terni nel pomeriggio del 25 agosto. E’ stato organizzato da Udi Perugia – Unione delle Donne in Italia alla quale hanno aderito in tanti. Hanno indossato magliette rosse contro la perdita di umanità, per manifestare la vicinanza alle donne e a tutto il popolo afghano. “Il dialogo – è stato detto – è possibile solo tra persone o governi che partono da premesse condivise, che parlano di diritti umani garantiti a tutti e tutte. Quando questo non è possibile la resistenza all’oppressione è l’unica strada percorribile e questa è quella che percorreremo insieme alle donne afghane”.

Alla base c’è anche la raccolta fondi per “aprire le case e accogliere le donne, come il femminismo ci ha insegnato a fare – hanno detto -, ma anche sostenere le reti femministe di donne afghane. Il tutto sarà fatto attraverso una raccolta fondi da tutta l’Umbria attraverso la RU2020 a questo IBAN IT43 H030 6909 6061 0000 0101 048 con la causale “Raccolta fondi donne afghane”.

“Rispetteremo i diritti delle donne nell’ambito della sharia” – hanno detto i Talebani a due giorni dalla presa di Kabul, nel frattempo venivano bruciati i registri delle studentesse, le donne venivano cacciate dai posti di lavoro e le attiviste costrette a nascondersi. La prima fatwa non ha tardato ad arrivare: maschi e femmine non potranno studiare insieme, non ci sono alternative alla segregazione scolastica, le donne non possono insegnare agli uomini, la promiscuità è il male assoluto.  Nelle aree rurali del Paese le donne non hanno mai avuto accesso all’istruzione, il graduale processo di emancipazione ha riguardato solo poche che vivono nei grandi centri abitati, un terzo delle donne afghane ha avuto l’opportunità di accedere a spazi di libertà ed ha conosciuto il processo di emancipazione, ma la maggior parte sono ancora costrette a sposarsi e non possono immaginare un futuro diverso”.

“Siamo contrarie ad interventi militari e alla costruzione di muri che impediscano alle persone di circolare liberamente alla ricerca di un futuro migliore, lontano da violenze e abusi – spiegano -. I Talebani non sono cambiati e in Afghanistan l’oppressione per le donne è già iniziata, o meglio continua, sotto gli occhi di un occidente confuso”.


 
Chiama o scrivi in redazione


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*