Diritto di essere in Umbria, Anci e formazione operatori reazioni migranti

 
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Diritto di essere in Umbria, Anci e formazione operatori reazioni migranti

Diritto di essere in Umbria, Anci e formazione operatori reazioni migranti

di Gaia Nicchi
Al via, ieri la prima giornata formativa della XIII edizione di “Diritto di essere in Umbria”, sul tema “Le emozioni degli operatori dell’accoglienza nella relazione con i migranti”. L’evento è promosso da Anci Umbria, in collaborazione con la Regione Umbria, Federsanità Umbria e con il patrocinio del Servizio centrale Siproimi.

  • Giornata che si è svolta da remoto e che ha coinvolto oltre 30 operatori dell’accoglienza, sotto la guida della docente e psicologa Rosella De Leonibus.

Se solitamente la formazione era centrata sull’interpretazione del vissuto e del background emotivo, geopolitico, culturale dei migranti, in questa giornata si è capovolto il punto di vista e si è partiti da quello degli operatori dell’accoglienza e delle loro emozioni, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria, in cui tutto è più difficile e amplificato.

“La formazione sui migranti – ha sottolineato il segretario generale di Anci Umbria, Silvio Ranieri – è un’attività storica e consolidata – che ci ha consentito di dare un servizio articolato ai Comuni, alle associazioni, agli operatori che si occupano di migranti, soprattutto a fronte dei cambi repentini nell’impianto legislativo”.

La psicologa De Leonibus ha evidenziato quanto il lavoro di operatore dell’accoglienza sia “complesso, difficile e, a volte, carico di pregiudizi. Un mestiere che richiede un ampio spettro di competenze, ma anche uno psichico incredibile. Inoltre, abbraccia più ambiti del nostro vivere. Esso si svolge all’incrocio fra tante diverse soggettività e tanti interlocutori differenti: dall’assistenza sociale, alle forze dell’ordine, le Prefetture, le scuole, i servizi di accompagnamento al lavoro, i servizi di salute mentale, i servizi per le dipendenze, la sanità, le società sportive, il settore produttivo, i tutori legali, il tribunale per i minori, la comunità ospitante, fino al Ministero dell’Interno”. In questo contesto “è fondamentale – ha concluso – che l’operatore non si percepisca da solo davanti al migrante”.

 

 

 

 

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