In Umbria 16.853 lavoratori domestici registrati, ma in tre anni il settore perde quasi duemila unità
Il settore del lavoro domestico in Umbria perde colpi. Secondo i dati diffusi oggi dall’Osservatorio nazionale sul lavoro domestico, nel 2024 i lavoratori regolarmente assunti sono 16.853, con una netta prevalenza di badanti che rappresentano il 54,7% del totale. Nell’ultimo triennio, però, il comparto ha subito una contrazione significativa: le colf sono diminuite del 19%, mentre le badanti hanno registrato un calo del 9,7%. Numeri che accendono i riflettori su un settore sempre più in difficoltà, stretto tra crisi economica e lavoro sommerso.
Il profilo dei lavoratori e dei datori
Il lavoro domestico in Umbria conferma una connotazione prevalentemente femminile, con una presenza che tocca il 91,6%, e una forte incidenza di manodopera straniera, pari al 71,6%. La comunità più numerosa proviene dall’Est Europa con il 47,1%, seguita dalla componente italiana che si attesta al 28,4%. Significativa anche la presenza di lavoratori dall’America Latina, che supera il 10%.
Sul fronte opposto, i datori di lavoro censiti nel 2024 sono 18.108, quasi esclusivamente italiani (96%) e con un’età media elevata, pari a 72 anni. La componente femminile prevale anche tra chi assume, rappresentando il 56,9% del totale. Ogni famiglia spende in media 8.472 euro all’anno per i servizi domestici, uno dei valori più contenuti a livello nazionale. In totale, il settore coinvolge 34.961 persone tra datori e lavoratori, pari al 4,1% della popolazione regionale. Il 28,3% dei lavoratori vive stabilmente con il proprio datore di lavoro.
L’impatto economico e la distribuzione territoriale
Nonostante il calo occupazionale, il peso economico del comparto resta rilevante. Nel 2024 le famiglie umbre hanno speso complessivamente 609 milioni di euro per il lavoro domestico, generando un valore aggiunto stimato in 289 milioni di euro, pari all’1,2% del prodotto interno lordo regionale.
A livello provinciale, Perugia concentra la maggior parte delle risorse, con il 77,1% delle colf e il 79,6% delle badanti. In termini relativi, il capoluogo registra 9,3 colf ogni mille abitanti contro le 8,1 di Terni, e 12,7 badanti ogni cento anziani rispetto all’8,8 della provincia ternana. Un divario che riflette le diverse dinamiche demografiche e socioeconomiche del territorio.
Le misure della Regione e gli scenari futuri
La Regione Umbria interviene sul fronte dell’assistenza con programmi di vita indipendente per disabili e con il servizio “Dopo di Noi”, destinato a sviluppare le potenzialità delle persone con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Iniziative che si intrecciano con le previsioni demografiche future: secondo le proiezioni Istat, al 2050 la popolazione con almeno 80 anni aumenterà del 47,5%, arrivando a rappresentare il 15,2% del totale. Parallelamente, i bambini tra 0 e 14 anni diminuiranno del 19,3%, scendendo al 10,2%. Un’inversione demografica che renderà sempre più cruciale il ruolo delle badanti.
La battaglia contro il sommerso
L’allarme principale, però, riguarda l’irregolarità. Secondo l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, troppe famiglie scelgono ancora il lavoro nero per contenere i costi, esponendosi a rischi legali e privando i lavoratori di tutele fondamentali. Per invertire la rotta, l’organizzazione propone un pacchetto di misure strutturali: un meccanismo di cash back sui contributi Inps versati, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di Naspi come incentivo alle assunzioni stabili, e una detrazione fiscale del 10% sui costi sostenuti dai datori di lavoro. Obiettivo dichiarato è trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta concretamente vantaggiosa per tutte le parti in causa.

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