La battaglia sul Bonus Bebè in Perugia divide il Palazzo Cesaroni
Il confronto politico sul Bonus Bebè esplode nuovamente dentro Perugia, dove il voto dell’Aula ha respinto l’atto di indirizzo che chiedeva di reinserire la misura già nel bilancio regionale 2025. La proposta, illustrata da Donatella Tesei, puntava a ripristinare un sostegno economico che tra il 2021 e il 2024 aveva rappresentato un riferimento per molte famiglie umbre, con criteri chiari e una platea definita da limiti Isee, continuità di residenza e cumulabilità con altri contributi. L’obiettivo era trasformare il Bonus in un intervento stabile, integrato nella legge regionale sulla famiglia e monitorato annualmente attraverso una relazione dettagliata su domande, risorse e impatto reale.
Secondo la presidente, la misura avrebbe dovuto tornare a essere parte di un sistema coordinato, insieme al contributo per la conciliazione delle neo-mamme, così da ricostruire un quadro organico di interventi che la precedente legislatura aveva avviato e che oggi, a suo giudizio, necessita di essere pienamente ricomposto. La bocciatura, arrivata con numeri netti, ha però aperto un fronte politico acceso, alimentato da visioni profondamente diverse sul modo di affrontare il crollo demografico.
Nel dibattito, Fabrizio Ricci (Avs) ha sottolineato come i semplici trasferimenti economici non siano in grado di invertire la tendenza alla denatalità. Ha richiamato esempi internazionali, ricordando che Paesi come il Giappone, pur investendo per decenni in incentivi diretti, non hanno ottenuto risultati significativi. Per Ricci, la risposta deve essere strutturale: congedi parentali più lunghi, servizi educativi diffusi, un sistema scolastico che favorisca la conciliazione e investimenti paragonabili a quelli dei modelli europei più avanzati. Una cultura che sostenga davvero la genitorialità, ha ribadito, non può basarsi su bonus episodici.
Di segno diverso l’intervento della presidente della Giunta regionale, Stefania Proietti, che ha ricordato come nel novembre 2025 siano stati approvati criteri e modalità per un contributo una tantum da 500 euro destinato ai nuovi nati tra il 21 settembre 2024 e il 31 dicembre 2025. Una misura finanziata con fondi europei e risorse regionali, cumulabile con il contributo conciliativo natalità, le cui domande resteranno aperte fino al 20 gennaio 2026. Proietti ha riconosciuto che i bonus non rappresentano la soluzione definitiva, ma ha rivendicato un impegno più ampio, citando l’inaugurazione della mensa scolastica di Baschi finanziata dal Pnrr e il progetto pilota europeo dedicato ai servizi socio-educativi nelle aree interne dell’Umbria.
La presidente ha inoltre annunciato che il Bonus Bebè, sostenuto nel 2025 con 930mila euro, sarà trasformato in un intervento diverso, orientato all’istruzione 0-6 anni e all’erogazione di servizi e prodotti utili ai bambini tramite le farmacie. Una scelta che, nelle intenzioni della Giunta, punta a rendere l’Umbria più attrattiva per le famiglie che valutano un trasferimento, offrendo non solo contributi economici ma un sistema di servizi più solido.
Tesei, intervenendo nuovamente, ha ribadito che nessuno ha mai pensato che il Bonus Bebè potesse risolvere da solo il problema della denatalità. Tuttavia, ha sottolineato come un sostegno immediato di 500 euro per le prime spese legate alla nascita rappresenti comunque un aiuto concreto, da affiancare a misure più ampie e strutturate. La discussione, ha concluso, non riguarda solo un contributo economico, ma la capacità della Regione di costruire un modello di politiche familiari che guardi al futuro con continuità e visione.
Il voto contrario dell’Aula, però, segna un passaggio politico significativo e lascia aperta una frattura che nelle prossime settimane potrebbe tornare al centro del confronto istituzionale. In un contesto in cui la denatalità continua a erodere il tessuto sociale dell’Umbria, il destino del Bonus Bebè resta un tema destinato a riemergere con forza.

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