Prima volta in Umbria: tecnologia per pazienti non operabili
📌 FLASH NEWS – Prima volta in Umbria all’Ospedale di Perugia: una nuova tecnologia percutanea è stata utilizzata su un paziente di 71 anni con insufficienza mitralica, ampliando le possibilità di cura senza chirurgia a cuore aperto e tagli.
Una nuova tecnologia per il trattamento dell’insufficienza della valvola mitrale è stata utilizzata per la prima volta in Umbria all’Ospedale di Perugia. La procedura, effettuata nei giorni scorsi, ha interessato un paziente di 71 anni ed è stata eseguita nella sezione di Emodinamica di Cardiologia, diretta dal dottor Maurizio Del Pinto.
La novità consente di intervenire sulla patologia mitralica senza ricorrere alla tradizionale operazione chirurgica a cuore aperto. L’introduzione del dispositivo amplia quindi le possibilità di trattamento disponibili nell’ospedale perugino, in particolare nei confronti dei pazienti che, per le loro condizioni, non possono essere sottoposti alla chirurgia convenzionale.
Un dispositivo impiantato attraverso una procedura percutanea
Il nuovo sistema viene impiantato per via percutanea e agisce direttamente sulla valvola mitrale. Il suo funzionamento è stato illustrato dal dottor Rocco Sclafani, responsabile della sezione Emodinamica dell’Ospedale di Perugia.
Il dispositivo può essere paragonato, per modalità di azione, a una piccola molletta capace di mantenere più vicini i lembi della valvola mitrale nella zona nella quale si manifesta l’insufficienza. In questo modo viene ridotto il reflusso del sangue determinato dal difetto valvolare.
La tecnologia non sostituisce semplicemente quanto già disponibile nella struttura perugina, ma si aggiunge agli strumenti utilizzati da tempo dall’Emodinamica. Le sue caratteristiche permettono infatti di intervenire anche in presenza di differenti conformazioni anatomiche, estendendo così il numero dei pazienti potenzialmente candidabili a una procedura percutanea.
Ampliata la possibilità di trattamento dei pazienti
L’introduzione del nuovo sistema rappresenta quindi un ulteriore sviluppo del percorso seguito dalla Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia nel trattamento delle patologie che interessano la valvola mitrale.
Secondo quanto spiegato dal professor Erberto Carluccio, direttore di Cardiologia e Fisiopatologia cardiovascolare, il dispositivo amplia e completa la dotazione tecnologica disponibile e permette di incrementare la platea delle persone che possono essere sottoposte a questo tipo di trattamento.
Nel primo intervento effettuato con la nuova tecnologia, il successo della procedura è stato completo. Per la struttura ospedaliera si tratta di un risultato inserito in un percorso che punta sull’innovazione e sulla possibilità di individuare soluzioni terapeutiche avanzate e calibrate sulle caratteristiche dei singoli pazienti.
L’équipe impegnata nella prima procedura umbra
L’intervento è stato realizzato da un’équipe multidisciplinare dell’Ospedale di Perugia. La procedura è stata eseguita dal dottor Rocco Sclafani e dal dottor Salvatore Notaristefano.
Accanto agli specialisti impegnati direttamente nell’impianto del dispositivo hanno operato la dottoressa Giuliana Bardelli, che ha assicurato il supporto necessario per l’imaging ecografico, e la dottoressa Marina Properzi, responsabile dell’assistenza anestesiologica durante la procedura.
Il trattamento richiede infatti l’integrazione di diverse competenze specialistiche, necessarie per seguire le varie fasi dell’intervento e consentire il corretto posizionamento del dispositivo sulla valvola interessata dall’insufficienza.
Una soluzione per differenti caratteristiche anatomiche
Uno degli aspetti centrali della nuova tecnologia riguarda la possibilità di estendere il trattamento percutaneo a pazienti con caratteristiche anatomiche differenti rispetto a quelli già candidabili alle procedure utilizzate in precedenza.
La disponibilità di più tecnologie permette alla Cardiologia di valutare una gamma più ampia di situazioni cliniche e anatomiche. L’obiettivo è individuare, quando le condizioni lo consentono, una soluzione che eviti il ricorso alla chirurgia tradizionale a cuore aperto.
Il nuovo dispositivo entra dunque a far parte delle possibilità terapeutiche già presenti nell’Emodinamica dell’Ospedale di Perugia. La sua introduzione consente di diversificare ulteriormente le opzioni di intervento sulla valvola mitrale, soprattutto nei casi nei quali l’operazione chirurgica convenzionale non rappresenta una strada praticabile.
L’Azienda Ospedaliera punta sulle tecnologie innovative
Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio d’Urso, ha sottolineato come l’introduzione della tecnologia rientri nell’impegno della struttura per assicurare ai cittadini un’assistenza altamente specialistica.
Il percorso indicato dall’Azienda passa attraverso l’aggiornamento continuo delle competenze professionali e l’impiego di dispositivi innovativi, con l’obiettivo di innalzare ulteriormente la qualità delle cure disponibili.
L’investimento nelle nuove tecnologie punta inoltre a ridurre, quando le condizioni del paziente e le caratteristiche della patologia lo permettono, la necessità di ricorrere agli interventi chirurgici tradizionali.
Nuove opportunità anche per i pazienti più complessi
L’esperienza realizzata nei giorni scorsi rappresenta la prima applicazione in Umbria di questa specifica tecnologia. Il paziente sottoposto alla procedura ha 71 anni e l’intervento è stato portato a termine con successo completo, secondo quanto comunicato dall’Azienda Ospedaliera.
L’elemento principale della novità riguarda l’ampliamento delle possibilità di cura. La presenza di un’ulteriore tecnologia percutanea permette infatti agli specialisti di prendere in considerazione pazienti che presentano caratteristiche anatomiche diverse e di aumentare il numero delle persone potenzialmente trattabili senza chirurgia a cuore aperto.
L’introduzione del dispositivo rafforza così la dotazione della Cardiologia e dell’Emodinamica dell’Ospedale di Perugia e aggiunge una nuova possibilità nel percorso terapeutico dell’insufficienza della valvola mitrale, con particolare attenzione anche ai pazienti più complessi e non candidabili all’intervento chirurgico tradizionale.

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